Sui rapporti bancari cointestati.



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Nota a ABF, Collegio di Napoli, 30 settembre 2021, n. 20675.

di Donato Giovenzana

 

La questione sottoposta al Collegio partenopeo concerne l’accertamento del diritto di parte ricorrente – quali coeredi dell’intestatario di due libretti di deposito e di un conto corrente – ad ottenere la liquidazione delle somme di competenza in proporzione alla propria quota di eredità.

Per quanto riguarda la legittimazione attiva di parte ricorrente, l’Abf osserva, in via generale, che secondo l’orientamento consolidato dei Collegi territoriali “il ricorrente che affermi di agire in qualità di erede deve produrre copia della denuncia di successione; al riguardo i Collegi territoriali hanno ritenuto insufficiente l’utilizzo di una semplice dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (cfr. ex multis Collegio di Bari, decisione n. 14196/19; Collegio di Napoli, decisione n. 16565/18; Collegio di Palermo, decisione n.4991/18; Collegio di Bologna, decisione n. 15658/18 e n. 6787/18). Alla luce inoltre di quanto affermato dal Collegio di coordinamento, decisione n. 5305/2013, secondo cui “la presentazione della denuncia di successione da parte degli eredi, ovvero della c.d. “dichiarazione negativa” di cui all’art. 28 del medesimo t.u., costituisce una condizione senza la quale il debitore può legittimamente opporre il mancato pagamento nei confronti del creditore” (cfr. Collegio di Napoli 2572/2021; Collegio di Bari n. 23802/2019).

I ricorrenti hanno depositato la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (artt. 21 e 47 del D.P.R. 28.12.2000) attestante l’avvenuto decesso del de cuius, da cui risultano le generalità di tutti gli eredi, compresi quelli non facenti parte del procedimento (due ulteriori figli del de cuius), nonché, a seguito della richiesta di integrazione probatoria, la dichiarazione di esonero dall’obbligo della presentazione della denuncia di successione ai sensi di quanto disposto dall’art. 28, comma 7 del D.lgs. n. 346/1990. Per tali ragioni, è sussistente la legittimazione attiva in capo a parte ricorrente.

Nel merito, fermo restando la mancanza di contestazioni in ordine alla quantificazione degli importi presenti nei rapporti bancari intestati al de cuius, l’intermediario adduce, a sostegno della dedotta impossibilità di liquidare l’importo portato dai libretti di deposito e dal conto corrente, l’assenza del consenso di tutti gli eredi, riferendosi, seppur indirettamente, a quanto disposto dall’art. 187, D.P.R. 256/89, secondo cui “Il rimborso a saldo del credito del libretto intestato a persona defunta oppure cointestato anche con la clausola della pari facoltà a due o più persone, una delle quali sia deceduta, viene eseguito con quietanza di tutti gli aventi diritto.” La citata disposizione normativa non è peraltro in vigore in conseguenza della sua abrogazione operata dal D.M. 6.6.2002, il cui art. 13 prevede che: “1. Il presente decreto viene pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana ed entra in vigore il giorno successivo alla data di pubblicazione.2. Salvo quanto disposto al precedente art. 12, comma 6, dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogati, ai sensi dell’art. 7, comma 3 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 284, il capo V del titolo I del libro III del decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156 e le relative norme di esecuzione contenute nel titolo V del decreto del Presidente della Repubblica 1 giugno 1989, n. 256”. D’altro canto, va rilevato anche che l’abrogato art. 187, ai commi 2 e 3, non considerava la mancanza di tale quietanza quale condizione ostativa al rimborso, ma solo quale presupposto di un rimborso parziale, con accantonamento del dovuto a favore degli altri cointestatari. Non a caso, l’Abf ha recentemente ritenuto (cfr. Collegio di Roma, n. 10681/2019) che, “per i libretti di risparmio non solo viene previsto che la mancanza di quietanza, anche in caso di morte di uno dei cointestatari, non preclude affatto il rimborso, almeno pro quota, di chi si presenti al rimborso (ciò che nella vicenda di cui al ricorso ora esaminato legittimerebbe allora la ricorrente, in ipotesi, ad ottenere quanto meno un rimborso parziale e non già il diniego d’ogni rimborso); ma soprattutto prevede, in tale ipotesi, la creazione di un titolo aggiuntivo destinato agli altri aventi diritto, per conservare loro la quota di spettanza””. Sull’avvenuta abrogazione del citato art. 187, il Collegio di Coordinamento con la recente decisione n. 19782/2020 ha anche osservato “che il 19.12.2000 è stato emanato il decreto del Ministro del Tesoro, che ha introdotto la nuova disciplina dei buoni postali fruttiferi, e il 6.6.2002 è stato emanato il decreto del Ministro dell’Economia, che ha introdotto la nuova disciplina dei libretti postali di risparmio; la nuova disciplina, introdotta dai due decreti ministeriali in questione, non ha previsto né per i libretti postali di risparmio né per i buoni postali fruttiferi alcuna regola specifica per il caso di decesso di uno dei cointestatari del libretto o del buono, confermando quindi, con l’abrogazione della norma eccezionale di cui all’art. 187 D.P.R. n. 256 del 1989, l’applicabilità per il futuro della disciplina generale prevista dall’art. 1292 c.c.”

Per tali ragioni, il Collegio campano, alla luce dell’orientamento sopra riportato, ritiene l’intermediario tenuto ad eseguire la richiesta di rimborso pro quota avanzata da parte ricorrente, non essendo a tal fine necessaria la produzione della documentazione di successione e della quietanza sottoscritta dagli altri eredi del de cuius.

A tal proposito, l’Abf ricorda che la questione relativa all’ammissibilità dell’azione individuale del coerede volta a far valere un credito caduto in successione è stata anche affrontata dal Collegio di Coordinamento con la decisione n. 27252/2018, il quale, seppur relativamente ad una fattispecie diversa da quella in esame, valorizzando il più recente orientamento della Suprema Corte (Cass., SS.UU., 28 novembre 2007, n. 24657), ha espresso il seguente principio di diritto:

Il singolo coerede è legittimato a far valere davanti all’ABF il credito del de cuius caduto in successione sia limitatamente alla propria quota, sia per l’intero, senza che l’intermediario resistente possa eccepire l’inammissibilità del ricorso deducendo la necessità del litisconsorzio né richiedere la chiamata in causa degli altri coeredi. Il pagamento compiuto dall’intermediario resistente a mani del coerede ricorrente Decisione N. 20675 del 30 settembre 2021 Pag. 5/5 avrà efficacia liberatoria anche nei confronti dei coeredi che non hanno agito, i quali potranno far valere le proprie ragioni solo nei confronti del medesimo ricorrente”.

Tenuto conto di quanto visto, sussiste il diritto di parte ricorrente ad ottenere la liquidazione delle quote ereditarie di spettanza delle somme portate dai due libretti di deposito e dal conto corrente.

 

Qui la decisione.

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