Comportamento negligente della banca nella gestione delle pratiche di successione.



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Nota a ABF, Collegio di Roma, 16 settembre 2021, n. 20123.

di Donato Giovenzana

 

La controversia verte sull’accertamento della condotta negligente della banca nella gestione di due pratiche di successione, quelle relative ai due genitori delle ricorrenti, deceduti a breve distanza di tempo l’uno dall’altra, e sull’accertamento del conseguente diritto al risarcimento del danno.

Dall’esame delle allegazioni e della documentazione in atti, quanto alla successione del padre si evince che il decesso del de cuius risale al 29 gennaio 2020 e che il 9 marzo 2020 la banca forniva agli eredi la lettera di consistenza. Il 14 maggio 2020 le ricorrenti producevano la dichiarazione di successione paterna, riconosciuta come idonea dall’intermediario nella medesima giornata. Nella ricostruzione dell’intermediario, le lungaggini nello svincolo delle somme non sarebbero dipese da un’eventuale incompletezza della dichiarazione di successione, ma dall’incompletezza di una quietanza liberatoria sottoscritta dagli eredi in vista della liquidazione dei rapporti relitti per la mancata indicazione della ripartizione delle disponibilità liquide tra gli eredi e delle coordinate bancarie di un erede; inoltre nella dichiarazione FATCA relativa alla residenza fiscale degli eredi mancava l’indicazione della residenza (come sembra confermare il documento del 23 giugno 2020 in atti).

Vi è però da osservare che la compilazione della quietanza e la sua sottoscrizione sono avvenute presso la filiale dell’intermediario. Oltre a ciò, l’allungamento dei tempi per la liquidazione dei rapporti intestati al de cuius sarebbe dipeso anche dalla tipologia di alcuni di essi, che richiedono tempi più lunghi per la vendita (tra i titoli, infatti, figurerebbero Fondi e Sicav esteri), come peraltro indicato nella lettera di consistenza.

In ogni caso è incontestato che tutti i rapporti del de cuius siano stati liquidati e che l’intermediario abbia anche restituito i costi addebitati dall’1 luglio 2020.

Quanto invece alla successione della madre risulta che Il decesso risale al 13 agosto 2020 e già il 14 agosto 2020 il decesso era comunicato alla resistente, la quale adduce, a giustificazione delle lungaggini nella gestione della pratica, che la dichiarazione di successione sarebbe stata priva di riferimenti ai conti correnti e ai titoli caduti in successione, menzionando soltanto il valore dei beni immobili relitti dalla de cuius. Vi è da rilevare che la dichiarazione di successione è stata presentata in data 23 ottobre 2020 e l’intermediario ha fornito riscontro solo il 3 febbraio 2021.

Diversamente dalla successione del padre, poi, alla data di presentazione delle controdeduzioni la pratica risultava ancora in lavorazione, essendosi la resistente limitata a riconoscere anche in questo caso l’importo dei costi di gestione del conto corrente.

Secondo il Collegio deve allora senz’altro accertarsi la negligenza della banca nella gestione della pratica ed il suo obbligo di procedere alla liquidazione del saldo attivo dei rapporti facenti capo alla de cuius in favore delle due ricorrenti.

Con riferimento poi alle domande risarcitorie formulate dalle ricorrenti, va senz’altro rammentata la decisione del Collegio di coordinamento n. 24360 del 06.11.2019 che ha statuito che “una volta acquisita conoscenza del decesso del correntista, si apre, per la banca, una fase dove si intensifica la necessità di rispettare i canoni della correttezza e della buona fede. Tali canoni si traducono e si specificano, per un verso, in comportamenti ispirati a prudenza e a buona amministrazione, volti a conservare integre le ragioni dell’eredità; una volta identificati gli eredi, per un altro verso, in obblighi di trasparenza e di Decisione N. 20123 del 16 settembre 2021 Pag. 5/5 tempestiva, puntuale ed esauriente informazione” enunciando il seguente principio di diritto:

Il contratto di conto corrente bancario non si estingue automaticamente per effetto della morte del correntista, ma in conseguenza di una espressa manifestazione di volontà da parte degli eredi. Resta fermo che il comportamento della banca debba essere improntato a correttezza e buona fede anche nei confronti degli eredi”.

Se la condotta della banca non appare del tutto conforme a tali canoni, tuttavia deve rilevarsi, anche in conformità a precedenti arbitrali (decisione n. 23252 del 2019), che in merito alla richiesta di risarcimento danni, non è stato soddisfatto l’onere della prova di cui all’articolo 2697 cod. civ. ove si prevede che “chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento”.

In proposito, si ricorda che, in base a un orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità, “in tema di azione di danni, il diritto al risarcimento nasce con il verificarsi di un pregiudizio effettivo e reale che incida nella sfera patrimoniale del contraente danneggiato, il quale deve provare la perdita economica subita” (ex multis, Cass. n. 12382/2006, richiamata pure dal Collegio di Roma, decisione n. 17605/2017 e decisione n. 2269/2019). Nel caso di specie, nessuna prova viene data della perdita economica subita. La domanda di risarcimento del danno non può quindi trovare accoglimento.

 

Qui la decisione.

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