La tutela del terzo creditore in buona fede (ex D.lgs. n. 159/11) si applica anche in caso di confisca per reati tributari.



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Nota a Cass. Pen., Sez. III, 2 novembre 2021, n. 39201.

di Donato Giovenzana

 

La Suprema Corte, con la sentenza de qua, ha stabilito un importante e significativo principio, secondo il quale le disposizioni in materia di tutela dei terzi e di esecuzione del sequestro previste dal codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, si applicano anche alle confische disposte da fonti normative poste al di fuori del codice penale e, dunque, anche a quella disposta ai sensi dell’art. 12-bis d.lgs. n. 74 del 2000. 2.15.

Non è necessario far ricorso ai principi di carattere generale in tema di tutela del terzo in buona fede o alla analogia; la questione è già positivamente risolta dal legislatore.

In relazione alle modalità di detta tutela non possono che venire in rilievo le norme contenute nel Titolo IV, Libro I, d.lgs. n. 159 del 2011, ed in particolare gli artt. 52 e 55.

L’art. 55, comma 1, in particolare, esclude che sui beni sottoposti a sequestro (“scilicet”, anche finalizzato ad una delle confische di cui agli artt. 240- bis cod. pen, e/o 578-bis cod. proc. pen.) possano essere iniziate o proseguite azioni esecutive. Il successivo comma 2 predica l’estinzione delle procedure esecutive in relazione a beni oggetto di provvedimento definitivo di confisca.

La tutela del terzo creditore in buona fede non opera, dunque, mediante la sterilizzazione nei suoi confronti del provvedimento ablativo (come preteso dalla Banca ricorrente che reclama l’inopponibilità della confisca e la possibilità di proseguire l’azione esecutiva sul bene confiscato), bensì nei termini e modi stabiliti dall’art. 52, d.lgs. n. 159, cit., il cui primo comma stabilisce che “la confisca non pregiudica i diritti di credito dei terzi che risultano da atti aventi data certa anteriore al sequestro, nonché i diritti reali di garanzia costituiti in epoca anteriore al sequestro”, se ricorrono le condizioni indicate alle successive lettere a), b), c) e d).

Ciò perché la confisca comporta l’acquisizione del bene allo Stato libero da oneri e pesi (art. 45, comma 1, d.lgs. n. 159 del 2011).

Il terzo, dunque, può far valere le proprie ragioni creditorie in sede esecutiva penale nel contraddittorio con l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata di cui agli artt. 110 e segg., d.lgs. n. 159 del 2011, cui spetta, in via esclusiva, il compito di decidere sulla destinazione del bene confiscato (art. 47, d.lgs. n. 159 del 2011) e che ha facoltà di interloquire sulla sussistenza dei fatti che legittimano la tutela del terzo creditore in buona fede.

Deve però essere escluso, come detto, che la buona fede possa essere tutelata, come ritiene la Banca, mediante l’inopponibilità della confisca trascritta successivamente alla trascrizione del sequestro conservativo e del pignoramento e la prosecuzione dell’azione esecutiva sul bene confiscato.

In buona sostanza, va ribadito, le ragioni creditorie del terzo creditore in buona fede si possono far valere non mediante la sterilizzazione nei suoi confronti del provvedimento di confisca bensì in ambito esecutivo penale nel contraddittorio con l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

 

Qui la sentenza.

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