Sulla buona fede e correttezza in tema di rinegoziazione del credito.



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Nota a ABF, Collegio di Bari, 15 giugno 2021, n. 14710.

di Antonio Zurlo

 

Il Collegio barese richiama il consolidato orientamento arbitrale, nel solco dell’indirizzo della giurisprudenza di legittimità, per cui, ferma restando la discrezionalità della Banca nelle proprie valutazioni imprenditoriali (insindacabili dall’ABF), la condotta di un Intermediario in tema di concessione, revoca o rinegoziazione del credito, sia vincolata al rispetto dei canoni generali di buona fede e correttezza nelle relazioni con la clientela. Tali principi si declinano, tra l’altro, in un riscontro tempestivo e idoneo a far comprendere le ragioni del diniego[1].

Nella specie, parte ricorrente critica il comportamento asseritamente “fuorviante” tenuto dall’Intermediario, che, a fronte delle reiterate richieste, eccepiva che per chiedere una rinegoziazione del mutuo, avrebbe dovuto attendere la scadenza della promozione sulla riduzione della rata, cui lo stesso aveva aderito. Non avendo più concesso sconti e rifiutando la rinegoziazione del tasso di interesse, a meno di otto anni dalla scadenza del mutuo, l’Intermediario avrebbe di fatto reso impossibile la surroga; secondo il ricorrente, questa sarebbe non conveniente per un altro Istituto di credito.

Dall’esame della documentazione in atti risulta che parte resistente non accoglieva la richiesta di rinegoziazione, precisando che non fosse sussistente un diritto alla stessa e tenuto conto delle riduzioni già concesse; peraltro, in riscontro al secondo reclamo, l’intermediario, limitandosi a ribadire il diniego in precedenza comunicato, invitava parte ricorrente a visitare il proprio sito web, per informazioni circa la sospensione delle rate del mutuo, in applicazione della normativa emergenziale.

Ciò premesso, ad avviso del Collegio, il comportamento dell’intermediario non si presta a particolari censure, né sotto il profilo della tempestività del riscontro, né tantomeno, dal punto di vista della motivazione; la reiterata concessione di sconti e l’invito a esplorare le soluzioni alternative offerte dalla più recente normativa emergenziale denotano un atteggiamento sufficientemente collaborativo nei confronti del cliente da parte dell’intermediario, il cui comportamento non integra gli estremi di una condotta illecita o contraria a buona fede. Di conseguenza, la domanda non può trovare accoglimento.

 

Qui la decisione.


[1] Cfr. ABF, Collegio di Bari, n. 20857/2020.

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