L’abito non fa il monaco, ma il fideiussore.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 19 luglio 2021, n. 20633.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

 

Con il primo motivo di ricorso, si deduceva l’erroneità, alla stregua delle disposizioni recate dal Codice del consumo e dal TUB, del convincimento esternato dalla Corte d’Appello, in ordine all’eccepita incompetenza per territorio del giudice in monitorio, rendendosi applicabile il foro del consumatore e dovendo affermarsi la competenza per territorio del Tribunale di Catanzaro (nel cui circondario parte ricorrente aveva il proprio domicilio).

A giudizio della Prima Sezione il motivo è fondato. Invero, è principio già espresso dalla giurisprudenza di legittimità quello per cui, con riferimento alla fattispecie dell’obbligazione fideiussoria accedente a un contratto d’impresa, «i requisiti soggettivi di applicabilità della disciplina legislativa consumeristica in relazione ad un contratto di fideiussione stipulato in favore di un professionista devono essere valutati con riferimento alle parti dello stesso (e non già del distinto contratto principale)», con la conseguenza, lumeggiata anche dalle decisioni della Corte di Giustizia dell’Unione Europea[1], che, ove la prestazione di garanzia non si possa configurare come esercizio di un’attività professionale, anche se resa da un professionista, non venga meno la qualità di consumatore del fideiussore e la fattispecie non si sottragga all’applicazione della disciplina consumeristica e, in particolare, all’applicazione del foro del consumatore[2].

Poiché nella specie è indiscusso che la ricorrente abbia assunto l’obbligazione di garanzia non per soddisfare finalità riconducibili all’esercizio di un’attività professionale, ciò è bastevole per ritenere applicabili alla specie in discorso le disposizioni risultanti dalla disciplina consumeristica, di cui al d.lgs. 209/2005. Ne consegue che, dovendo la competenza per territorio regolarsi in base al foro del consumatore, ex art. 33, comma 2, lett. u), domicilando parte ricorrente fuori dal circondario del Tribunale di Torino, il giudice adito in opposizione avrebbe dovuto dichiarare la propria incompetenza territoriale e revocare il decreto ingiuntivo opposto.

 

 

Qui l’ordinanza.


[1] Il riferimento è a CGUE, C-74/15, Tarcau e C-534/15, Dumitras.

[2] Cfr. Cass. Civ., Sez. III, 03.12.2020, n. 27618; Cass. Civ., Sez. VI, 24.01.2020, n. 1666; Cass. Civ., Sez. VI, 16.01.2020, n. 742.

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