Della diligenza dell’accorto banchiere, ex art. 1176 c.c.



5 min read

Nota a Cass. Civ., Sez. III, 23 giugno 2021, n. 17951.

di Donato Giovenzana

 

La correntista ebbe a convenire in giudizio la Banca per sentir accertare la responsabilità della stessa per violazione dell’ordinaria diligenza richiesta nell’esercizio dell’attività bancaria ex art. 1176 c.c.; l’attrice dedusse che la convenuta aveva pagato assegni apparentemente tratti dalla cliente sul proprio c/c, mentre la firma di traenza apposta sugli stessi risultava del tutto difforme dallo specimen depositato presso la predetta banca.

La banca convenuta si costituì dando atto che gli assegni in parola erano stati per la maggior parte presentati all’incasso dalla figlia dell’attrice, e concluse per il rigetto della domanda, sostenendo la conformità allo specimen della firma di traenza, e, qualora fosse stata ritenuta sussistente una sua qualsiasi responsabilità, chiese di considerare concorrente ex art. 1227 c.c., nella causazione del danno, il comportamento dell’attrice, per non aver la medesima tempestivamente segnalato alla banca i problemi di tossicodipendenza della figlia.

I Giudici di prime e seconde cure non hanno accolto le istanze attoree.

Per il che la cliente/correntista ha proposto ricorso per Cassazione, nel cui contesto ha ribadito che la firma di traenza apposta sugli assegni in contestazione, sebbene molto ben imitata, sarebbe assolutamente difforme dallo specimen depositato presso la banca, nel quale il nome e il cognome della ricorrente erano invertiti rispetto alla normale firma della ricorrente, ciò proprio al fine di evitare che anche una contraffazione ben eseguita potesse passare indenne al vaglio della banca.

La Suprema Corte, nel rigettare il ricorso, ha avuto modo di affermare che, nel caso di pagamento da parte di una banca di un assegno con sottoscrizione apocrifa, l’ente creditizio può essere ritenuto responsabile non a fronte della mera alterazione del titolo, ma solo nei casi in cui tale alterazione sia rilevabile “ictu oculi”, in base alle conoscenze del bancario medio, il quale non è tenuto a disporre di particolari attrezzature strumentali o chimiche per rilevare la falsificazione, né è tenuto a mostrare le qualità di un esperto grafologo.

Ha altresì precisato che, nel caso di falsificazione di assegno bancario nella firma di traenza – la quale presenti, nella specie, “un tracciato assolutamente piatto” – la misura della diligenza richiesta alla banca nel rilevamento di detta falsificazione è quella dell’accorto banchiere, avuto riguardo alla natura dell’attività esercitata, alla stregua del paradigma di cui al secondo comma dell’art. 1176 c.c., con la conseguenza che spetta al giudice del merito valutare la congruità della condotta richiesta alla banca in quel dato contesto storico e rispetto a quella determinata falsificazione, attivando cosi un accertamento di fatto volto a saggiare, in concreto, il grado di esigibilità della diligenza stessa, verificando, in particolare, se la falsificazione sia, o meno, riscontrabile attraverso un attento esame diretto, visivo o tattile, dell’assegno da parte dell’impiegato addetto, in possesso di comuni cognizioni teorico/tecniche, ovvero pure in forza di mezzi e strumenti presenti sui normali canali del mercato di consumo e di agevole utilizzo, o, piuttosto, se la falsificazione stessa sia, invece, riscontrabile soltanto tramite attrezzature tecnologiche sofisticate e di difficile e dispendioso reperimento e/o utilizzo o tramite particolari cognizioni teoriche e/o tecniche.

Tali principi sono stati sostanzialmente ribaditi con la sentenza n. 34107 del 19/12/2019 che, tra l’altro, ha affermato che, in materia di pagamento di un assegno di traenza non trasferibile in favore di soggetto non legittimato, al fine di valutare la sussistenza della responsabilità colposa della banca negoziatrice nell’identificazione del presentatore del titolo, la diligenza professionale richiesta deve essere individuata ai sensi dell’art. 1176, secondo comma, c.c., che è norma “elastica”, da riempire di contenuto in considerazione dei principi dell’ordinamento, come espressi dalla giurisprudenza di legittimità, e dagli “standards” valutativi esistenti nella realtà sociale che, concorrendo con detti principi, compongono il diritto vivente.

Secondo la Cassazione, nel caso all’esame, la Corte di appello, con valutazione delle risultanze istruttorie, riservata al giudice di merito e non censurabile in sede di legittimità, aderendo alle conclusioni del C.T.U., ha accertato che le “firme apposte sugli assegni e su due moduli di richiesta rilascio blocchetto assegni non erano state falsificate in modo rozzo e grossolano, bensì risultavano imitate con grande abilità e grande precisione e “lo stile rapido, fluido e la loro morfologia complessa le rendeva sostanzialmente credibili all’occhio di un impiegato di banca”, pure perché non presentavano ritocchi, aggiustamenti e cancellature. Pure dal confronto con lo specimen si rilevava una impressione di genuinità delle stesse. Né la falsificazione è risultata provata da altri elementi”.

Ha, inoltre, evidenziato che – come pure rimarcato dal P.G. nelle sue conclusioni scritte – la mera inversione del nome e del cognome sul titolo rispetto allo specimen non è di per sé sufficiente ad evidenziare il carattere macroscopico dell’alterazione né può indurre a ritenere viziata la decisione impugnata in questa sede; ha al riguardo osservato che non è prescritto uno specifico ordine tra nome e cognome e, limitandosi l’art. 11 del r.d. 21 dicembre 1933, n. 1736, a prevedere, come requisito di validità dell’assegno, che la sottoscrizione contenga “il nome e il cognome o la ditta di colui che si obbliga” e che, anzi, il secondo periodo di tale norma, ammettendo la sottoscrizione in cui il nome sia abbreviato o indicato con la sola iniziale (v. anche Cass. 28/06/1988, n. 4367 e Cass. 15/10/1999, n. 11621), conferma che la corrispondenza tra la firma depositata al momento dell’apertura del conto corrente e quella apposta dal traente sull’assegno non debba essere intesa come perfetta identità tra le due firme, potendo il nome essere scritto per intero nello specimen e non nel titolo di credito.

 

 

Qui l’ordinanza.

Iscriviti al nostro canale Telegram 👇

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap