La banca deve risarcire la perdita, se l’investimento è stato effettuato da falsus procurator.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 7 giugno 2021, n. 15784.

di Donato Giovenzana

 

La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Lecce, che aveva dichiarato l’inefficacia del contratto di acquisto di obbligazioni Cirio, effettuato da soggetto terzo rispetto all’investitore, in quanto sprovvisto di adeguata procura.

In particolare, la Corte territoriale aveva sostenuto che:

  • la normativa di settore, nella specie il d.lgs. 58/1998 -TUF ed il regolamento Consob n. 11522/1998, impongono agli intermediari abilitati obblighi di diligenza particolarmente intensi, a tutela dell’investitore, contraente debole, ed il fatto dell’operatore finanziario, «che riceve un ordine di acquisto …«importante», sottoscritto da un soggetto diverso da quello cui fanno carico gli effetti dell’operazione, senza l’accertamento degli effettivi poteri di rappresentanza in capo al primo», costituisce violazione evidente della particolare diligenza imposta dalla legge all’operatore professionale;

  • b) non possono valere a giustificazione di tale condotta né la circostanza che il falsus procurator sia persona stimata o conosciuta o che già abbia svolto con la banca un’operazione di tenore analogo a nome altrui, né il disposto dell”art.1393 c.c., che attribuisce al terzo una facoltà, piuttosto che un obbligo, in ordine alla richiesta di giustificazione dei poteri del rappresentante, atteso che tale disposizione non esclude la doverosità di tale richiesta «in circostanze che, come nel caso di specie, impongono l’adozione di particolari cautele ed attenzioni», il tutto «in disparte alla espressa previsione nel contratto di negoziazione 30/3/2000 della necessità di procura in forma scritta»;

  • c) la ricezione da parte del rappresentato dei fissati bollati, inviati dalla banca, o delle cedole, accreditale sul conto, senza contestazioni, non vale ad integrare alcuna ratifica, sia «per difetto del requisito formale contrattualmente necessario», sia in difetto di un’univoca manifestazione di volontà del soggetto cui la ratifica spettava, «in disparte il fatto che l’eccezione da parte della banca della ratifica sia stata o meno tempestivamente e validamente formulata».

Per la Cassazione, si è posta quindi correttamente la questione dell’incidenza, sulla valutazione della diligenza del terzo contraente, del disposto dell’art.1393 c.c., secondo cui il terzo che contratta con il rappresentante «può» esigere la giustificazione dei suoi poteri rappresentativi.

Secondo la Suprema Corte, la Corte d’appello, pur richiamando il principio circa la non sussistenza di un obbligo giuridico, ai sensi dell’art.1393 c.c., in generale, per il terzo contraente di richiedere al rappresentante giustificazione dei poteri rappresentativi, ha ritenuto che le circostanze concrete dell’investimento (quali descritte in precedenza e quindi l’entità del controvalore investito e la tipologia degli strumenti finanziari acquistati) imponessero ad un intermediario finanziario – soggetto, peraltro, per il quale è richiesta una soglia di vigilanza e diligenza, non media, ma specifica della funzione esercitata, con conseguente riduzione del grado di tolleranza della prevalenza dell’apparenza sulla situazione reale – un diligente controllo in merito alla regolarità dell’intera operazione, con verifica, in primis, della sussistenza di un effettivo potere di rappresentanza del padre per operare, per conto della figlia, titolare del rapporto di negoziazione in valori mobiliari con la banca.

Il ricorso è stato pertanto rigettato.

 

 

Qui l’ordinanza.

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