Lexitor docet: il diritto al rimborso proporzionale di tutti i costi sostenuti.



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Nota a Trib. Milano, Sez. VI, 11 maggio 2021.

di Antonio Zurlo

 

In via preliminare, il Tribunale milanese rileva come, in base all’art. 16 della direttiva n. 2008/48, «Il consumatore ha il diritto di adempiere in qualsiasi momento, in tutto o in parte, agli obblighi che gli derivano dal contratto di credito. In tal caso, egli ha diritto ad una riduzione del costo totale del credito, che comprende gli interessi e i costi dovuti per la restante durata del contratto.»; di particolare rilievo è, altresì, la definizione di “costo totale del credito”, sì come riportata nell’art. 3; segnatamente: «tutti i costi, compresi gli interessi, le commissioni, le imposte e tutte le altre spese che il consumatore deve pagare in relazione al contratto di credito e di cui il creditore è a conoscenza, escluse le spese notarili.».

Come noto, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), in sede di rinvio pregiudiziale, è stata chiamata a perimetrare l’espressione “costi dovuti per la restante durata del contratto”, proprio ai fini della loro individuazione a fronte di una richiesta di rimborso a seguito di estinzione anticipata di un finanziamento. I giudici unionali hanno riconosciuto che si tratta di una espressione polisenso, dal momento che può riferirsi sia ai costi che maturano solo in relazione alla durata contrattuale, sia al metodo di calcolo da utilizzare per procedere alla riduzione, consistente nel prendere in considerazione la totalità dei costi sopportati dal consumatore e nel ridurne, poi, l’importo in proporzione alla durata residua del contratto. Di talché, la Corte ha opportunamente valorizzato il contesto della disposizione (finalizzato ad assicurare la riduzione del costo totale del credito) e il suo obiettivo, ovverosia garantire in modo effettivo un’elevata protezione del consumatore. Consequenzialmente, ha affermato che il prefato art. 16 debba essere interpretato nel senso che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato del credito sia inclusivo di tutti i costi posti a carico del consumatore[1].

L’interpretazione fornita da CGUE è vincolante e le direttive hanno una efficacia diretta solo verticale; pur tuttavia, un’efficacia orizzontale, in via indiretta, deriva dall’obbligo di operare un’interpretazione conforme ai principi del diritto europeo: «nell’applicare il diritto nazionale, e in particolare la legge nazionale espressamente adottata per l’attuazione della direttiva [..], il giudice nazionale deve interpretare il proprio diritto nazionale alla luce della lettera e dello scopo della direttiva onde conseguire il risultato»[2].

Nel caso di specie, l’art. 125sexies, comma 1, TUB ha dato attuazione alla direttiva in termini pressoché letteralmente sovrapponibili al summenzionato art. 16; difatti, «1. Il consumatore può rimborsare anticipatamente in qualsiasi momento, in tutto o in parte, l’importo dovuto al finanziatore. In tale caso il consumatore ha diritto a una riduzione del costo totale del credito, pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto.». In virtù di quanto osservato, la disposizione de qua deve essere interpretata nel senso che il consumatore abbia diritto, in caso di anticipata estinzione, al rimborso proporzionale di tutti i costi sostenuti, non solo di quelli che matureranno successivamente (e, quindi, nella specie, anche delle commissioni accessorie). La clausola del contratto, invocata da parte appellante, secondo la quale le commissioni accessorie non sarebbero state rimborsabili, è ininfluente, perché inefficace, in quanto i diritti riconosciuti ai consumatori dalla disciplina di settore sono irrinunciabili. A tal proposito, l’art. 143 cod. cons. sancisce l’irrinunciabilità dei diritti attribuiti dalla stessa disciplina codicistica consumeristica e la nullità delle pattuizioni contrarie. Tale previsione si applica alla fattispecie, perché in origine la materia del credito al consumo era inserita in detto codice (cfr. art. 40-42) e tuttora l’art. 43 opera un rinvio alla disciplina poi inserita nel TUB.

Da ultimo, il Tribunale di Milano non condivide l’assunto dell’appellante per cui la sentenza della CGUE fosse da considerarsi ininfluente nel caso di specie, perché resa dopo la conclusione e l’estinzione del finanziamento e in sede di rinvio da parte di un giudice polacco. In primo luogo le sentenze della CGUE hanno natura interpretativa e, quindi, devono essere applicate a tutti i rapporti sorti nella vigenza della norma interpretata (come nella fattispecie), salvi gli effetti della prescrizione; in secondo luogo, la CGUE non interpreta la norma nazionale, ma, per converso, la normativa europea: è, quindi, del tutto ininfluente il fatto che il rinvio pregiudiziale fosse pervenuto da un’Autorità polacca.

 

 

Qui la sentenza.


[1] Il riferimento è a CGUE, 11.09.2019, C-383/18.

[2] Cfr. CGUE, 10.04.1984, C-14/83.

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