Sulla nullità del mutuo fondiario per superamento del limite di finanziabilità.



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Nota a Trib. Treviso, 24 maggio 2021.

Redazione

 

L’opponente deduceva la violazione, da parte dell’Istituto bancario opposto, del limite di finanziabilità, previsto dall’art. 38, comma 2, TUB e dall’art. 1 della delibera CICR del 22.04.1995, per i mutui fondiari.

Il giudice trevigiano, dopo aver rilevato preliminarmente come, con riferimento all’asserito superamento del limite de quo, il valore dell’immobile non debba necessariamente identificarsi con la somma corrisposta per l’acquisto (bensì con il valore del bene, secondo le stime del mercato immobiliare), ha evidenziato come, secondo l’orientamento della giurisprudenza di legittimità, il prezzo al quale il bene sia stato effettivamente venduto si atteggi, di per sé, come importante indice del valore commerciale del medesimo[1].

Ciò premesso, ritenendo nella specie, sussistenti, prima facie, elementi sufficienti per sospendere la procedura esecutiva (costituenti il necessario fumus di fondatezza), poiché l’Istituto di credito avrebbe potuto erogare un importo massimo (pari all’80% del bene compravenduto) di ammontare inferiore a quello effettivamente concesso, potendone conseguire la nullità del contratto di mutuo, in ossequio all’orientamento ormai consolidatosi in seno alla giurisprudenza di legittimità, ha accolto l’istanza di sospensione del procedimento esecutivo.

 

Qui l’ordinanza.


[1] Cfr. Cass. n. 9078/2018.

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