Liceità degli interessi corrispettivi e sospensione della procedura esecutiva per inesigibilità del credito.



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Nota a Trib. Bari, Sez. II, 4 dicembre 2020.

di Laura Albanese

 

 

 

 

Resta perennemente solcato dagli orientamenti giurisprudenziali che si succedono nel tempo il tema della debenza degli interessi pattuiti, laddove venga in rilievo la loro usurarietà.

Facendo proprio l’orientamento espresso dalla Suprema Corte[1], il Tribunale di Bari si è espresso sull’opposizione – ex art. 615, co. 2 c.p.c – con cui la parte esecutata domandava la sospensione dell’esecuzione immobiliare, sostenendo l’inesistenza del diritto di agire in executivis del creditore, portatore di un titolo fondato sul un mutuo fondiario ritenuto affetto da usurarietà.

In particolare, il Collegio adito ha ritenuto che, una volta che sia stata accertata l’usurarietà degli interessi praticati al rapporto, deve procedersi all’applicazione dell’art. 1815, co. 2, c.c., interpretando la norma in modo da preservare “il prezzo del denaro”, affinché la sanzione per la pattuizione di interessi superiori al tasso stabilito si riverberi solo su quel tipo di interesse che abbia superato la soglia imposta. Dunque, “ove l’interesse corrispettivo sia lecito, e solo il calcolo degli interessi moratori applicati comporti il superamento della predetta soglia usuraria, ne deriva che solo questi ultimi sono illeciti e preclusi; ma resta l’applicazione dell’art. 1224 c.c., comma 1, con la conseguente applicazione degli interessi nella misura dei corrispettivi lecitamente pattuiti”.

Rispetto alla debenza degli interessi corrispettivi pattuiti, il Tribunale adito ha ritenuto di compiere un distinguo tra i ratei scaduti e ratei a scadere. In particolare, con riferimento alla prima ipotesi, il Collegio ha ritenuto che “le rate scadute al momento della caducazione del prestito restano dovute nella loro integralità, comprensive degli interessi corrispettivi in esse già conglobati, oltre agli interessi moratori sull’intero nella misura dei corrispettivi pattuiti”; diversamente per le rate a scadere, rispetto alle quali impatta l’obbligo di immediata restituzione dell’intero capitale ricevuto, sul quale saranno dovuti gli interessi corrispettivi, sebbene attualizzati al momento della risoluzione, giacché “fino al momento in cui il contratto ha avuto effetto, il debitore ha beneficiato della rateizzazione, della quale deve sostenere il costo, pur ricalcolato attualizzandolo, rispetto all’originario piano di ammortamento non più eseguito”.

Trasponendo i principi giurisprudenziali richiamati all’opposizione sottoposta al suo vaglio il Tribunale ha ritenuto che, laddove il tasso corrispettivo si accerti inferiore al tasso soglia, il mutuatario, al fine di ottenere la sospensione della procedura esecutiva per inesigibilità del credito, “non può (più) limitarsi alla voce della sola sorte capitale, ma deve dimostrare delle somme versate a coprire la debitoria maturata, alla data di notifica del precetto, non solo, per l’appunto, per capitale scaduto”, ma anche a titolo di interessi corrispettivi dovuti, in quanto lecitamente pattuiti.

 

 

Qui l’ordinanza.


[1] In particolare, il riferimento del Tribunale di Bari è a Cass. civ., sez. un., 18 settembre 2020, n. 19597.

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