Obbligazioni Cirio: sul profilo probatorio relativo all’obbligo informativo gravante sulla Banca di segnalare all’investitore l’inadeguatezza dell’investimento.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 28 gennaio 2021, n. 1820.

di Donato Giovenzana

 

La Suprema Corte, considerato

  • che l’art. 29 regolamento Consob n 11522/98 non ha imposto di indicare nell’ordine scritto il contenuto delle avvertenze ricevute dall’investitore da parte dell’intermediario – inequivocabile è il tenore letterale della norma, che richiama lo “esplicito riferimento alle avvertenze ricevute” e non già la “esplicita riproposizione” delle medesime avvertenze – fermo restando che la semplice sottoscrizione dell’ordine scritto contenente l’avvertimento generico sopra analizzato non può far presumere l’assolvimento dell’obbligo informativo previsto dall’art. 29 comma 3° prima parte reg. Consob, ove l’investitore abbia allegato l’inadempimento di tale obbligo, ovvero che le informazioni specifiche riguardanti le ragioni dell’inadeguatezza dell’operazione furono omesse, gravando, a questo punto, sulla banca l’onere di provare, con qualsiasi mezzo, che quelle informazioni la stessa aveva specificamente reso (vedi anche Cass. n. 11578/2016; conf. Cass. n. 10111/2018);

  • che, pertanto, è giuridicamente errata l’affermazione della Corte d’Appello territoriale secondo cui il contenuto dell’informativa fornita dalla Banca in ordine alla inadeguatezza dell’operazione avrebbe dovuto necessariamente risultare in modo espresso dal modulo d’ordine, con la conseguenza che, proprio alla stregua “dell’esplicitato contenuto obbligo informativo“, la banca non avrebbe potuto nemmeno allegare e provare che le puntuali informazioni erano comunque state fornite al cliente dal proprio dipendente;

  • che, in particolare, come emerge dai precedenti di legittimità, la dichiarazione dell’investitore di non aver ricevuto alcuna informazione in ordine alla tipologia ed ai rischi della specifica operazione, nonostante avesse apposto il segno di spunta sul modulo d’ordine in ordine alla inadeguatezza dell’operazione ha come unica conseguenza l’impedire di formarsi la presunzione dell’assolvimento dell’obbligo informativo previsto dall’art. 29 regolamento Consob e il far gravare sull’istituto di credito l’onere di provare il contenuto delle informazioni eventualmente fornite al cliente, con la conseguenza che il giudice non può esimersi dal valutare la rilevanza e l’ammissibilità delle prove costituente articolate dalla banca a tal fine e, ove tale valutazione sia positiva, consentire all’istituto di credito di fornire la prova contraria;

  • che, nel caso di specie, come emerge dalle conclusioni in via istruttoria della Banca nel grado d’appello, evincibili dalla stessa sentenza impugnata, l’istituto di credito aveva richiesto di provare che il proprio dipendente, in occasione degli acquisti in contestazione, aveva fornito all’investitore tutte le informazioni sulle caratteristiche dei titoli obbligazionari dedotti in lite;

  • che, pertanto, il giudice di merito avrebbe dovuto valutare la ammissibilità e rilevanza della prova contraria dedotta dall’intermediario, adempimento non compiuto, essendo stato, come sopra evidenziato, erroneamente affermato che il contenuto delle avvertenze in ordine all’inadeguatezza dell’operazione avrebbe dovuto risultare necessariamente dal modulo d’ordine sottoscritto dal cliente,

ha conclusivamente cassato con rinvio l’impugnata sentenza.

 

 

Qui la pronuncia. 

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