Sulla liberazione del fideiussore per un’obbligazione futura.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 26 novembre 2020, n. 26901.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Parte ricorrente, con il primo motivo, deduceva la violazione degli artt. 1956 e 1375 c.c., rilevando, segnatamente, che la Banca resistente, sul presupposto dell’esistenza di una fideiussione avente ad oggetto obbligazioni future, pur avendo pienamente contezza del deterioramento della situazione patrimoniale della debitrice principale, avesse continuato a fare credito a quest’ultima, senza il previo ottenimento della speciale autorizzazione dei fideiussori.

In tal guisa, il summenzionato art. 1956 c.c. costituisce, di fatto, una specificazione della regola di buona fede nell’esecuzione del contratto, di cui all’art. 1375 c.c., in un’ottica tutelare della posizione del soggetto fideiussore. In difetto di una speciale autorizzazione, risultante da un atto che esprima la consapevolezza del garante in relazione all’aumento del rischio, i fideiussori non avrebbero potuto rispondere del maggior debito della debitrice principale – garantita.

Il motivo, sì come articolato, è, per la Sesta Sezione, inammissibile. Invero, la censura non coglie la ratio decidendi sottesa al pronunciamento oggetto di ricorso.

Dal punto di vista fattuale, la Banca era in possesso degli indicatori idonei a renderla consapevole della precaria situazione finanziaria della debitrice principale; pur tuttavia, la Corte d’Appello di Brescia aveva ritenuto inapplicabile l’art. 1956 c.c., in quanto la concessione dell’ulteriore finanziamento, alla debitrice principale, era avvenuta contestualmente al rilascio di un’ulteriore fideiussione: il secondo affidamento era stato, quindi, espressamente avallato dai garanti, proprio attraverso il rilascio di un’ulteriore garanzia.

 

 

Qui la pronuncia.

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