Sulla sorte delle cedole già riscosse dal cliente nel caso in cui la banca opponga l’eccezione di buona fede.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 22 ottobre 2020, n. 23168.

di Donato Giovenzana

 

Secondo la Suprema Corte, posto il diritto dell’investitore a trattenere, alla stregua di frutti civili percepiti in buona fede (condizione specificamente accertata per entrambe le parti, con riguardo al contratto quadro), le cedole riscosse ai sensi dell’art.820 c.c. o 1148 c.c., resta peraltro ferma l’indagine, che spetta al giudice di merito, sulla portata dell’eccezione di buona fede siccome eventualmente ricompresa nell’azione riconvenzionale di nullità promossa dalla banca, dando corso al principio per cui nel caso in cui l’intermediario opponga l’eccezione di buona fede per evitare un uso oggettivamente distorsivo delle regole di legittimazione in tema di nullità protettive, al solo fine di paralizzare, in tutto o in parte, gli effetti restitutori conseguenti all’esperimento selettivo dell’azione di nullità da parte del cliente investitore, nei limiti della complessiva utilitas economica ritratta da quest’ultimo grazie all’esecuzione del contratto quadro affetto dalla nullità dal medesimo fatta valere, le cedole medio tempore riscosse dall’investitore non vengono in considerazione né come oggetto dell’indebito, né quali frutti civili ex art.820 e 2033 c.c., ma rilevano solo come limite quantitativo all’efficace esperimento della domanda di indebito esperita dall’investitore.

 

 

Qui la pronuncia.

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