L’uso indebito di carte di credito contraffatte e clonate e la configurabilità del reato di riciclaggio.



2 min read

Nota a Cass. Pen., Sez. II, 17 settembre 2020, n. 27885.

di Donato Giovenzana

 

La difesa, in sede di ricorso, deduce la violazione di legge in ordine alla ritenuta configurabilità del reato di riciclaggio in quanto la circostanza che al ricorrente sia contestato anche il reato di uso indebito di carte di credito contraffatte e clonate, in virtù della clausola di riserva di cui al primo comma, escluderebbe la punibilità per il reato di cui all’art. 648 bis cod. pen. Diversamente da quanto evidenziato nella motivazione della sentenza, infatti, la condotta posta in essere dall’imputato non sarebbe strumentale alla commissione del reato di riciclaggio ma, piuttosto, ne sarebbe il reato presupposto.

La Suprema Corte ritiene fondata la censura de qua. In astratto la commissione del reato di cui all’art. 55, comma 9, d.Lgs. 231/2007, ora art. 493 ter c. p., non esclude la punibilità per il reato di riciclaggio. La norma, infatti, prevede diverse condotte tra di loro autonome, così come le ipotesi di reato che ne derivano, che possono concorrere tra di loro, costituire reato presupposto del reato di ricettazione o di riciclaggio.

In concreto, d’altro canto, considerata la condotta complessivamente ed effettivamente tenuta, il reato di cui all’art. 493 ter c.p. può anche essere il reato presupposto del riciclaggio ed escluderne quindi la punibilità. Sotto altro profilo, poi, in alcune situazioni, l’indebito utilizzo della carta non è strumentale alla sostituzione, al trasferimento o al reimpiego del profitto del reato presupposto quanto, piuttosto, è la modalità di commissione del reato presupposto stesso, l’azione con la quale l’autore consegue il profitto della condotta criminosa posta in essere. In tali ipotesi, nelle quali il soggetto utilizzando indebitamente la carta di credito o di pagamento non “ripulisce” la somma ma la consegue, senza porre in essere ulteriori e distinte operazioni, la commissione del reato di cui all’art. 493 ter c. p. esclude la sussistenza del riciclaggio.

Nel caso di specie la condotta contestata all’imputato a titolo di riciclaggio, così come descritta nel capo di imputazione e compiutamente indicata nella sentenza di primo grado, è consistita nel ricevere e utilizzare nel proprio supermercato le carte di credito clonate al fine di prelevare gli importi di denaro. In tal modo l’imputato, condannato anche per il reato associativo, proprio attraverso le transazioni fittizie, cioè con l’indebito uso delle carte clonate, ha beneficiato dei proventi illeciti dallo stesso prodotti, per sé e per l’associazione.

Condotta questa nella sostanza coincidente con quella oggetto della contestazione di cui all’art. 493 ter c. p. per la quale il ricorrente è stato condannato e che, pertanto, non può in concreto costituire l’elemento materiale del diverso reato di riciclaggio.

 

 

Qui la sentenza.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap