Responsabilità dell’intermediario e nesso di occasionalità necessaria.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 31 agosto 2020, n. 18154.

di Donato Giovenzana

 

La mancanza del nesso di occasionalità necessaria impedisce la sussistenza della responsabilità dell’intermediario, che non può discendere sic et simpliciter dall’accertamento della responsabilità penale del promotore finanziario.  

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Secondo la Suprema Corte per la sussistenza della responsabilità dell’intermediario occorre che il fatto illecito del promotore sia legato da un nesso di occasionalità necessaria con l’esercizio delle mansioni cui sia adibito. Tale disciplina si fonda sul fatto che l’agire del promotore è uno degli strumenti dei quali l’intermediario si avvale nell’organizzazione della propria impresa, traendone benefici ai quali è ragionevole far corrispondere i rischi e sull’esigenza di offrire una adeguata garanzia all’investitore, secondo il noto principio cuius commoda, eius et incommoda

Peraltro, se di regola il comportamento doloso del preposto, anche costituente illecito penale, non interrompe il nesso causale fra l’esercizio delle incombenze e il danno, ciò tuttavia non esclude che date circostanze, che spetta al giudice del merito insindacabilmente accertare, possono integrare la prova della assoluta estraneità della banca al fatto del promotore, tale da interrompere quel nesso di causalità e da mandare la banca indenne da responsabilità: ciò accade, in particolare, quando la condotta del risparmiatore presenti connotati di “anomalia”, vale a dire, se non di collusione, quanto meno di consapevole e fattiva acquiescenza alla violazione delle regole gravanti sul promotore. 

Nella specie, la sentenza impugnata non si è discostata da tali principi, avendo escluso la responsabilità dell’intermediario (la banca), considerata, da un lato, la prova dell’assenza della buona fede dell’investitore in ordine all’esistenza di un mandato della banca a riscuotere le somme oggetto di versamento nelle mani del promotore finanziario (prova estraibile dalle modalità anomali ed abnormi di gestione del denaro da parte del cliente, che aveva consegnato un’enorme quantità di denaro in contanti, anziché utilizzate i normali canali di versamento, quali bonifici ed assegni) e, dall’altro, l’assoluta estraneità della banca al fatto del promotore finanziario, come arguibile dall’assenza di una rendicontazione trimestrale ovvero periodica degli ingenti investimenti, rendicontazione richiesta, poi, dall’investitore, con colpevole ed inspiegabile ritardo, alla banca. 

Ed invero, ad avviso della Cassazione, non si può pretendere, come vorrebbe il ricorrente, che dall’accertamento della responsabilità del promotore finanziario (peraltro, nel caso di specie postulata sulla base della sentenza di patteggiamento della pena ex art. 444 c.p.p.) discenda sic et simpliciter l’affermazione della responsabilità del preponente, sulla base della mera predicazione dei principi che governano le obbligazioni solidali, posto che, in tema di intermediazione finanziaria, l’intermediario preponente risponde in solido del danno causato al risparmiatore dai promotori finanziari, solo nei casi in cui sussista un nesso di occasionalità necessaria tra il fatto del promotore e le incombenze affidategli, potendo affermarsi tale responsabilità solo quando detto promotore sia venuto meno ai propri doveri nell’offerta dei prodotti finanziari ordinariamente negoziati dalla società preponente ed il suo comportamento, fonte di danno per il risparmiatore, rientri comunque nel quadro delle attività funzionali all’esercizio delle incombenze affidategli. 

E’ pur vero che la giurisprudenza di legittimità ha affermato che – in tema di contratti di intermediazione finanziaria – al fine di escludere la responsabilità solidale dell’intermediario per gli eventuali danni arrecati ai terzi nello svolgimento delle incombenze affidate ai promotori finanziari, non è sufficiente la mera consapevolezza da parte dell’investitore della violazione da parte del promotore delle regole di comportamento poste a tutela dei risparmiatori, ma occorre che i rapporti tra promotore ed investitore presentino connotati di anomalia, se non addirittura di connivenza o di collusione in funzione elusiva della disciplina legale.

E che  incombe sull’investitore l’onere di provare l’illiceità della condotta del promotore, mentre spetta all’intermediario quello di provare che l’illecito sia stato consapevolmente agevolato in qualche misura dall’investitore; tuttavia, va evidenziato come, nel caso in esame, non si faccia neanche questione della corretta applicazione del principio di ripartizione degli oneri probatori delle parti e delle eventuali conseguenze in punto di condivisione delle responsabilità tra investitore e promotore finanziario nella determinazione delle conseguenze pregiudizievoli derivanti dalla commissione dei fatti illeciti incontrovertibilmente riconducibili al promotore (secondo le regole richiamate nell’art. 1227 c. c.), posto che la Corte territoriale ha, in radice, escluso la responsabilità della banca invocando proprio il mancato accertamento del nesso di occasionalità necessaria, e ciò sulla base delle stesse allegazioni dedotte dal ricorrente e del corredo probatorio versato in atti da quest’ultimo. 

Per il che, in assenza dell’accertamento del nesso di “occasionalità necessaria”, non è possibile far discendere la responsabilità solidale del terzo intermediario dal mero accertamento di responsabilità, anche penale, del promotore finanziario. Il ricorso è stato quindi rigettato.

 

 

Qui la pronuncia.

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