Sulla diligenza “media” richiesta al cliente.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 16 luglio 2020, n. 12686.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recente decisione in oggetto, l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) si è pronunciato sul livello di diligenza richiedibile al cliente.  

Nel caso di specie, il ricorrente deduceva di aver aggiornato il sistema di sicurezza, come proposto dall’Intermediario, nonché di aver comunicato, il giorno successivo, la password ricevuta, via sms, al sedicente operatore telefonico, non avendo motivo di dubitare dell’autenticità della telefonata (in quanto tale soggetto era a conoscenza dell’abilitazione al servizio di sicurezza disposto il giorno prima).

Il Collegio milanese osserva come quello descritto sia uno degli schemi tipici e ricorrenti di frodi informatiche, consistenti nell’indurre il titolare di una carta di pagamento, a seconda dei casi tramite telefono, email, sms (sms nella specie chiaramente fraudolenti, stante la loro formulazione), a comunicare e/o a inserire su dispositivi o piattaforme informatiche le proprie credenziali personalizzate, solitamente adducendo falsamente l’esistenza di tentativi di accesso abusivo o più genericamente l’opportunità di verificare o implementare caratteristiche di sicurezza (sì come avvenuto nel caso di specie).

Trattandosi di fenomeni ormai noti e la cui pericolosità risulta ben evidenziata dagli stessi Intermediari, l’impiego di una media diligenza da parte dei clienti sarebbe sufficiente a scongiurare il pericolo e, consequenzialmente, a impedire le truffe.

Alla luce di quanto esposto, si ritiene che l’operazione fraudolenta sia stata resa possibile dal comportamento gravemente colpevole posto in essere da parte ricorrente, caduto vittima di un fenomeno di phishing. Ne consegue che la richiesta di rimborso debba essere respinta.

 

 

Qui la decisione.

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