Sul nesso di occasionalità necessaria tra il danno e l’esecuzione delle incombenze affidate al promotore.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 8 luglio 2020, n. 14263.

di Donato Giovenzana

 

Il ricorrente ha censurato la sentenza impugnata per aver fatto applicazione dell’art. 31 TUF senza considerare che il legislatore ha riservato l’esercizio professionale dei servizi e dell’attività di investimento ad imprese autorizzate, creando un sistema di pubblicità attraverso il quale l’investitore può agevolmente verificare la sussistenza dei requisiti soggettivi della Sim e l’affidamento di un mandato formale al promotore, iscritto presso l’Albo Unico dei Promotori istituito presso la Consob.

Ad avviso del ricorrente la sentenza impugnata avrebbe errato nel configurare l’affidamento incolpevole degli investitori in quanto il contesto delle attività finanziarie, di cui al citato art. 31 del TUF, è connotato da rigidi meccanismi di pubblicità tali da escludere qualunque forma di affidamento incolpevole in chi non si premuri di controllare, attraverso tali mezzi di pubblicità, la qualifica della società quale Sim e l’iscrizione del sedicente mandatario nel Registro pubblico dei promotori finanziari.

Per il ricorrente la sentenza dovrebbe essere cassata in continuità con la giurisprudenza di legittimità secondo la quale il principio dell’apparenza del diritto non è suscettibile di incauti impieghi in relazione a quelle fattispecie che trovano nella legge una compiuta disciplina, e non è invocabile nei casi nei quali la legge prescriva speciali mezzi di pubblicità mediante i quali sia possibile controllare con l’ordinaria diligenza la consistenza effettiva dell’altrui potere.

Secondo la Suprema Corte, che ha rigettato il ricorso, l’impugnata sentenza si è conformata al consolidato orientamento di legittimità, secondo il quale la società preponente risponde del danno causato al risparmiatore dai promotori finanziari in tutti i casi in cui sussista un nesso di occasionalità necessaria tra il danno e l’esecuzione delle incombenze affidate al promotore.

La condotta del terzo investitore può fare venire meno questa responsabilità solo qualora sia per lui chiaramente percepibile che il preposto, abusando dei suoi poteri, agisca per finalità estranee a quelle del preponente, ovvero quando il medesimo danneggiato sia consapevolmente coinvolto nell’elusione della disciplina legale da parte dell’intermediario od abbia prestato acquiescenza all’irregolare agire dello stesso, palesata da elementi presuntivi, quali il numero o la ripetizione delle operazioni poste in essere con modalità irregolari, il loro valore complessivo, l’esperienza acquisita nell’investimento di prodotti finanziari, la conoscenza del complesso “iter” funzionale alla sottoscrizione di programmi di investimento e le sue complessive condizioni culturali e socioeconomiche (Cass., 3, n. 857 del 17/1/2020; Cass., 3, n. 30161 del 22/11/2018; Cass. 3, n. 25374 del 12/10/2018).

 

 

Qui la pronuncia.

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