La valenza probatoria della “quietanza di pagamento per successione”.



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Nota a ABF, Collegio di Bologna, 3 maggio 2019, n. 11315.

di Donato Giovenzana

 

Le circostanze fattuali.

La ricorrente ha esposto che:  

  • a seguito del decesso della propria madre, si è recato presso gli uffici dell’intermediario insieme alla sorella ed a tre nipoti (figli di ulteriori due figli del de cuius, premorti) per riscuotere le somme cadute in successione, relative al rapporto intestato al de cuius;
  • la divisione di dette somme veniva effettuata in maniera errata dall’intermediario, in quanto “l’operatore di sportello decide[va] di sua iniziativa, consultando anche la direttrice di dividere la quota spettante in cinque parti, in quanto […] i presenti erano cinque”;
  • sostiene, inoltre, di non “aver firmato alcun documento che autorizzasse questa divisione e neppure il modulo di attribuzione quote come previsto dalla legge”.

Pertanto contesta la divisione dell’attivo ereditario in oggetto così come effettuata dall’intermediario, sostenendo che “la quota era da suddividere in quattro parti”, essendo quattro i figli del de cuius; secondo detta prospettazione, i nipoti avrebbero beneficiato soltanto di quanto spettante ai propri genitori premorti (dovendo ricevere, dunque, un quarto dell’attivo ereditario l’unico figlio di uno dei fratelli premorti e un ottavo ciascuno gli altri due nipoti, figli dell’altro fratello).   – L’intermediario, per parte sua, confermati i fatti, ha precisato che:  

  • le procedure operative osservate … stabiliscono che i beni caduti in successione possono essere suddivisi tra i coeredi sulla base di quanto stabilito da un provvedimento giudiziale o tramite un semplice atto di accordo tra gli interessati;
  • “in ogni caso il rimborso dei crediti [in oggetto] deve avvenire con quietanza di tutti gli aventi diritto, i quali devono intervenire simultaneamente in proprio o a mezzo di procuratori e di legali rappresentanti debitamente autorizzati e senza alcuna ingerenza da parte [dell’intermediario]”;
  • nel caso di specie, “le somme attribuite a ciascun erede sono state oggetto di autonoma concorde determinazione da parte degli aventi titolo in fase di liquidazione presso l’ufficio”, come confermato dalla “quietanza di pagamento per successione” sottoscritta da tutti gli interessati, tra cui anche la ricorrente, allegata alle controdeduzioni.

 

La decisione del Collegio.

Secondo il Collegio felsineo occorre soffermarsi su quanto dichiarato dall’intermediario in merito alle procedure operative dallo stesso seguite in materia di liquidazione di crediti ereditari, le quali affermerebbero che “i beni caduti in successione possono essere suddivisi tra i coeredi sulla base di quanto stabilito da un provvedimento giudiziale o tramite un semplice atto di accordo tra gli interessati”.   Nel caso di specie, risulta formalizzato l’atto di accordo ivi richiesto, con conseguente correttezza del comportamento tenuto dall’intermediario, il quale ha ottenuto anche quietanza liberatoria da parte dei coeredi (tra cui la ricorrente).    Sul punto, pare opportuno richiamare i seguenti precedenti ABF, i quali hanno ad oggetto casi in cui è stato raggiunto un accordo congiunto dei coeredi in materia di liquidazione di crediti ereditari ed è stata altresì rilasciata quietanza liberatoria all’intermediario, analogamente a quanto è accaduto nel caso di specie.   Secondo il Collegio di Bari, decisione n. 3743/2017: “Costituisce giurisprudenza costante di questo Arbitro che la liquidazione del saldo del c/c può avvenire solo sulla base di una disposizione congiunta di tutti gli eredi (ex multis, Collegio Napoli, dec. n. 6910/15; n. 5804/15; Collegio Milano, n. 3626/13). L’assunto trova conferma, peraltro, in una pronuncia delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione (24657/2007) che ha chiarito che «i crediti del “de cuius” non si dividono automaticamente tra i coeredi in ragione delle rispettive quote, ma entrano a far parte della comunione ereditaria, in conformità con la previsione di cui all’art. 727 c.c. che stabilisce che, in sede divisionale, le proporzioni devono essere formate comprendendo, altre ai beni immobili e mobili, anche i crediti. La regola della ripartizione automatica di cui all’art. 752 c.c. va applicata, infatti, solo per i debiti, come pure si ricava dagli artt. 757 e 760 c.c.». Nel caso di specie l’intermediario ha eseguito i pagamenti in forza di una disposizione congiunta da parte di tutti gli eredi che ne hanno rilasciato contestuale “ampia, definitiva e liberatoria quietanza”, riconoscendo di “non avere, con riferimento a tali attività, altro a pretendere nei confronti della Banca per l’indicato titolo e causale”. Occorre inoltre ricordare che «all’Arbitro Bancario Finanziario possono essere sottoposte controversie relative a operazioni e servizi bancari e finanziari» (Disposizioni ABF, Sez. I, §4). Non rientra nella competenza di questo Arbitro la valutazione circa la legittimità dell’accordo. La domanda del ricorrente, pertanto, non merita accoglimento, avendo l’intermediario agito sulla base di un accordo delle parti.”.   Secondo il Collegio di Napoli, decisione n. 3004/2016: “Come evidenziato in più occasioni da questo Arbitro, “Secondo il consolidato orientamento del Collegio (ex multis decisioni nn. 7202/14, 5133/14 e 5517/13. Cfr. altresì Cass., sez. un., 28 novembre 2007, n. 24657), i crediti ereditari non si dividono automaticamente tra i coeredi, ma entrano a far parte della comunione ereditaria. I crediti in discorso, quindi, possono essere assegnati individualmente al singolo coerede solo a seguito di apposita divisione, secondo le forme che gli stessi coeredi adotteranno (volontaria o giudiziale). Ne consegue che la liquidazione delle somme depositate sul conto corrente può essere effettuata dall’intermediario solo sulla base di disposizioni che siano state congiuntamente impartite da tutti i coeredi.”.   In conclusione, per l’Abf bolognese, la condotta tenuta dall’intermediario non è censurabile, essendosi quest’ultimo limitato a dare seguito alla volontà dei coeredi e ad evadere la loro richiesta di distribuzione dell’attivo ereditario. Ciò, anche preso atto della quietanza liberatoria in atti, rilasciata e sottoscritta personalmente anche dalla ricorrente (la quale non ha disconosciuto la relativa sottoscrizione).

 

Qui la decisione.

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