Nessuna concorsualità colposa in capo all’investitore retail che non abbia dismesso l’investimento, nonostante la graduale perdita di valore.



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Nota a ACF, 16 luglio 2020, n. 2775.

di Donato Giovenzana

 

In relazione alla domanda dell’Intermediario volta a riconoscere in capo al ricorrente un concorso di colpa per non aver dismesso l’investimento malgrado nelle rendicontazioni periodiche ricevute fosse evidente la graduale perdita di valore delle obbligazioni in argomento, il Collegio richiama quanto ha avuto modo di rilevare in precedenti decisioni assunte nei confronti dello stesso Intermediario  resistente e riguardanti investimenti aventi ad oggetto le obbligazioni emesse dalla vecchia Banca, i.e. che:   “nulla può essere rimproverato al ricorrente per non avere egli mitigato il danno, ponendo in essere concrete iniziative funzionali alla cessione delle azioni in suo possesso non appena emersa la reale situazione economica e finanziaria dell’emittente, non potendosi esigere da investitori retail con un profilo di esperienza e di competenza del tipo di quello dell’odierno ricorrente al tempo dei fatti l’onere di cogliere eventuali segnali di allarme e da ciò farne conseguire coerenti decisioni” (Decisioni nn. 1336, 1340 dell’11 gennaio 2019).   Diverso è, invece, l’approccio dell’ACF con riferimento ad investitori con un profilo più elevato, ovvero dotati di particolare esperienza, attestata da un’elevata operatività in strumenti finanziari o in considerazione, anche, del titolo di studio conseguito o della professione esercitata, riguardo ai quali l’orientamento generale del Collegio è nel senso che il danno vada liquidato al netto di quanto l’investitore avrebbe potuto ricavare dall’alienazione tempestiva dell’investimento al tempo in cui si è reso conto, o avrebbe potuto rendersi conto con l’ordinaria diligenza, dell’effettiva rischiosità del prodotto finanziario acquisito o dell’inadeguatezza dello stesso.   Nel caso in esame, l’Intermediario non ha prodotto elementi idonei ad avvalorare la tesi che parte ricorrente fosse dotata, in concreto, di una particolare esperienza e competenza in ambito finanziario; anzi, dagli estratti di dossier titoli esibiti relativi al periodo 30-6-2013/30-6-2015 emergono solo due investimenti, non movimentati dopo l’acquisto. L’assenza in capo a parte ricorrente di particolari cognizioni o esperienze in materia finanziaria è ulteriormente comprovata dalla professione svolta (coltivatori diretti, con titolo di studio di “scuola secondaria”).   Risulta, quindi, coerente con le caratteristiche di parte ricorrente l’orientamento del Collegio secondo cui “nulla può essere rimproverato al ricorrente per non avere egli mitigato il danno, ponendo in essere concrete iniziative funzionali alla cessione delle azioni in suo possesso non appena emersa la reale situazione economica e finanziaria dell’emittente, non potendosi esigere da investitori retail con un profilo di esperienza e di competenza del tipo di quello dell’odierno ricorrente al tempo dei fatti l’onere di cogliere eventuali segnali di allarme e da ciò farne conseguire coerenti decisioni” (Decisioni nn. 1336, 1340 dell’11 gennaio 2019).  

L’ACF ha accolto il ricorso.

 

 

Qui la decisione.

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