Dell’onere probatorio in tema di ripetizione dell’indebito.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 22 giugno 2020, n. 12178.

di Donato Giovenzana

 

I FATTI DI CAUSA  

Il Tribunale adito, pronunciando sulla domanda proposta dal cliente di una Banca, ha dichiarato la nullità delle clausole del contratto di conto corrente già in essere tra i contendenti, relative agli interessi ultralegali, alla capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori e alla commissione di massimo scoperto. Anche la Corte territoriale confermava la sentenza di primo grado. La Banca proponeva ricorso per Cassazione.  

 

LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE  

Secondo la Suprema Corte va fatta applicazione del principio per cui ove sia il correntista ad agire giudizialmente per l’accertamento giudiziale del saldo e la ripetizione delle somme indebitamente riscosse dall’istituto di credito, è tale soggetto, attore in giudizio, a doversi far carico della produzione dell’intera serie degli estratti conto (Cass. 7 maggio 2015, n. 9201; Cass. 13 ottobre 2016, n. 20693; Cass. 23 ottobre 2017, n. 24948; Cass. 3 dicembre 2018, n. 31187). In particolare, nel caso di domanda proposta dal correntista, la mancata produzione della parte iniziale degli estratti conto, in assenza di ulteriori elementi che forniscano indicazioni circa il pregresso andamento del rapporto, impone di elaborare i conteggi partendo dal primo saldo debitore documentato (Cass. 2 maggio 2019, n. 11543).   Per la medesima ragione, posta l’esistenza di un contratto scritto di conto corrente, l’attore in ripetizione che alleghi la nullità o l’assenza di pattuizioni atte a giustificare alcuni degli addebiti attuati nel corso del rapporto è onerato della produzione in giudizio del documento contrattuale (cfr. Cass. 13 dicembre 2019, n. 33009): è infatti attraverso di esso che egli dimostra l’assenza della causa debendi delle contestate appostazioni.   Per la Cassazione la Corte di merito ha ritenuto che detto onere probatorio fosse rovesciato per effetto della parziale inottemperanza della banca alla richiesta di consegna della documentazione inerente al rapporto: richiesta che era stata formulata dal correntista a norma dell’art. 119, comma 4, t.u.b.. Ma l’assunto non poggia su alcun dato normativo ed è errato nella parte in cui ascrive alla banca una inadempienza che è, in realtà, insussistente.   Per il che la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio. 

 

 

Qui la pronuncia.

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