Sul legittimo recesso dell’Intermediario.



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Nota a ABF, Collegio di Bologna, 9 marzo 2020, n. 4089.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Senza soluzione di continuità con l’orientamento già manifestatosi in seno alla giurisprudenza arbitrale, con la decisione in oggetto, l’Arbitro Bancario Finanziario (d’ora innanzi, ABF) ha riaffermato il principio per cui il rispetto della buona fede, nell’esercizio del legittimo diritto di recesso da parte dell’Intermediario, debba declinarsi nell’onere gravante sulla stessa Banca «di indicare le ragioni che hanno condotto all’interruzione dei rapporti, indipendentemente dalla loro sindacabilità, tenuto conto dei doveri di protezione nei confronti del cliente»[1].

Nel caso di specie, dalla documentazione versata in atti, si riscontra il rifiuto dell’Intermediario convenuto di fornire alla cliente – attrice tali informazioni, sia in sede di risposta al reclamo, che in sede di nuova comunicazione di recesso e tali ragioni non erano state fornite neppure nel contesto del procedimento dinnanzi all’ABF.

Tanto premesso, in linea con la pregressa giurisprudenza arbitrale[2], il Collegio ritiene che il rifiuto reiterato dell’Intermediario, nel fornire al cliente informazioni inerenti alle ragioni della propria decisione di recedere dal rapporto, pur se in sé legittima, si ponga in evidente contrasto con il generale dovere di buona fede contrattuale; di tal guisa, conformemente alla facoltà attribuita all’Organismo arbitrale, ex art. 3, primo comma, Sez. VI, delle Disposizioni sui sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari, si rivolge un monito all’Intermediario, affinché questi, per il futuro, possa conformare il proprio comportamento in modo più puntuale e completo alle regole di trasparenza e correttezza, che devono essere ispiratrici nelle relazioni con la propria clientela. Non può essere accolta la domanda risarcitoria, per mancanza di prova circa l’an e il quantum del danno lamentato; difatti, parte ricorrente non ha fornito alcuna prova dei danni asseritamente patiti in conseguenza del recesso e del comportamento contrario a buona fede dell’Intermediario, consistente, come evidenziato, nel reiterato rifiuto di comunicarle le ragioni della sua decisione contrattuale (quand’anche legittima). Invero, la cliente si è genericamente lamentata del “forte stress” dovuto all’impossibilità di usare gli strumenti di pagamento e dei “disagi” connessi alla necessità di comunicare ai propri clienti la modifica delle proprie coordinate bancarie (cfr. p. 8 del ricorso). Del pari inammissibile è la ricostruzione per cui l’omessa comunicazione delle motivazioni configurerebbe un danno in re ipsa, dovendo, per converso, essere il cliente medesimo a dimostrare il danno subito, in conseguenza della condotta posta in essere dall’Intermediario.

 

 

Qui la decisione.


[1] Cfr. ABF, Collegio di Roma, decisione n. 8711/2019.

[2] Cfr. ABF, Collegio di Bologna, decisione n. 6342/2018; ABF, Collegio di Roma, decisione n. 8711/2019.

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