Del profilo probatorio afferente il nesso causale tra la condotta ed il danno.



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Nota a ACF, 27 maggio 2020, n. 2631.

di Donato Giovenzana

 

Il ricorrente lamenta che il consulente gli aveva rappresentato una situazione dei propri investimenti difforme rispetto a quella reale, con riferimento alla circostanza che “da un messaggio telefonico del 23 febbraio 2017 risultava che una polizza unit-linked di cui era titolare aveva un valore complessivo di € 86.523,00, mentre in realtà essa aveva un valore minore, pari a € 77.855,46”. Dopo avere precisato che, se correttamente informato, avrebbe adottato scelte di investimento differenti, il ricorrente chiede il risarcimento di un danno di € 8.667,54, pari alla differenza tra il valore della polizza così come rappresentato dal consulente e il suo valore reale.   L’intermediario resistente contesta che il ricorrente abbia dimostrato la sussistenza di un nesso di causalità tra la scorrettezza che egli imputa al consulente e il danno di cui chiede il risarcimento.   Secondo il Collegio il ricorrente chiede di essere messo, per effetto del risarcimento, nella posizione in cui si sarebbe trovato se il valore della polizza unit-linked da lui sottoscritta fosse stato pari al valore rappresentato dal consulente.   Tuttavia, l’Acf precisa che “ferma restando la gravissima scorrettezza del consulente, che ha contribuito a causare la sua radiazione dall’albo dei consulenti finanziari, nel caso di specie non sussiste un nesso di causalità tra l’illecito che il ricorrente imputa al consulente e il danno di cui chiede il risarcimento. In particolare, anche qualora il consulente avesse agito in modo corretto, rappresentando al ricorrente il valore reale della polizza da lui sottoscritta, questi non avrebbe comunque conseguito il guadagno di cui chiede il risarcimento in questa sede. Invero, nel caso di specie, il ricorrente ha avuto cura di precisare che a causa di questa falsa rappresentazione della realtà egli ha trascurato di effettuare scelte di investimento alternative, dalle quali avrebbe potuto realizzare un guadagno superiore a quello effettivamente conseguito. Tuttavia, al fine di ottenere il risarcimento di questo danno, il ricorrente aveva l’onere, non solo di allegare, ma anche di dimostrare l’effettiva sussistenza di questa circostanza, che invece non ha dimostrato, essendosi limitato ad affermarla”.   Per il che il Collegio ha respinto il ricorso.

 

 

Qui la decisione.

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