La nullità della clausola contrattuale che prevede il meccanismo c.d. di doppia conversione.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 12 marzo 2020, n. 4543.

di Marzia Luceri

 

 

 

 

Il ricorso, oggetto della presente decisione, concerne una richiesta di accertamento della nullità della clausola contrattuale di un contratto di mutuo fondiario ipotecario (indicizzato al franco svizzero) che, ai fini dell’anticipata estinzione, prevedeva il ricorso al meccanismo c.d. di doppia conversione.

Il ricorrente-mutuatario, dopo aver preso visione del conteggio informativo richiesto per procedere all’anticipata estinzione del contratto, ne contestava la modalità di calcolo, lamentando la mancata o insufficiente informativa in fase precontrattuale e contrattuale relativa al sopracitato meccanismo.

In particolare, la disposizione contrattuale prevedeva che «ai fini del rimborso anticipato il capitale restituito nonché gli eventuali arretrati che fossero dovuti, verranno calcolati in Franchi Svizzeri in base al tasso di cambio convenzionale e successivamente verranno convertiti in Euro in base alla quotazione del tasso di cambio franco svizzero/euro (…) nel giorno dell’operazione di rimborso».

Ad avviso del presente Collegio, tale clausola doveva essere letta in combinato disposto con un’altra disposizione del medesimo contratto che, regolando la «conversione del tasso riferito al Franco in uno riferito all’Euro» su opzione della parte mutuataria, precisava come l’operazione descritta venisse eseguita «dopo avere decurtato il saldo eventualmente esistente sul rapporto di deposito fruttifero» collegato al mutuo e il cui regime alimentazione e di remunerazione di un rapporto di deposito fruttifero collegato al mutuo.

In particolare, è stato evidenziato come, nel contratto, mancasse l’indicazione delle operazioni aritmetiche necessarie per realizzare la doppia conversione da una valuta all’altra, e viceversa.

Tale operazione implicava un elevato tecnicismo[1] e, pertanto, richiedeva che venisse esplicitato “in maniera trasparente il funzionamento concreto del meccanismo di conversione della valuta estera”, nonché “il rapporto tra tale meccanismo e quello prescritto da altre clausole relative all’erogazione del mutuo”.

Sul punto, il Collegio di Milano ha richiamato il consolidato orientamento arbitrale che asserisce la nullità della clausola contrattuale che prevede il meccanismo c.d. di doppia conversione in modo equivoco e fuorviante: tale previsione contravverrebbe “alle regole di trasparenza, correttezza ed equità che presiedono allo svolgimento del rapporto tra professionisti e consumatori, in evidente contrasto con la disciplina prevista dalla Direttiva 93/13/CEE, recepita nell’ordinamento nazionale con il Codice del Consumo”[2].

Inoltre, a giudizio del Collegio di Coordinamento[3], la presente nullità, atteggiandosi come nullità necessariamente parziale, impone l’applicazione “della norma di diritto dispositivo alla quale il predisponente aveva inteso derogare a proprio vantaggio”.

Quindi, alla luce di quanto esposto, il Collegio di Milano ha accolto il ricorso, dichiarando la nullità della clausola contestata: l’intermediario sarà tenuto a calcolare il capitale residuo da restituire in sede di estinzione anticipata come differenza tra la somma mutuata e l’ammontare complessivo delle quote già restituite, senza praticare la doppia conversione.

 

 

Qui la decisione.


[1] Cfr. Cass. 29 maggio 2012, n. 8548

[2] La Corte di Giustizia dell’Unione Europea afferma che, dalla violazione del principio di trasparenza di cui all’art. 4, paragrafo 2 della Direttiva 93/13/CEE, discenderebbe la valutazione in termini di abusività della clausola che, pertanto, sarebbe suscettibile di essere dichiarata ex officio nulla, ai sensi dell’art. 36 Cod. Cons.

V. sul punto CGUE 30 aprile 2014, C-26/13; Cass. 8 agosto 2011, n. 17351.

[3] V. ABF, Collegio di Coordinamento, decisione n. 5866/2015

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