Acquisto di azioni e informazioni insufficienti: la Banca ne risponde



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Decisione ACF n.  2144 del 15 gennaio 2020

di Piercosimo Errico

Con la recente decisione in commento, il Collegio ACF ha affrontato il tema del non corretto adempimento, da parte dell’intermediario, degli obblighi informativi inerenti alla prestazione dei servizi d’investimento, consistente nell’omessa informazione sulle caratteristiche dello strumento finanziario, nonché nella mancata rilevazione dei caratteri della non adeguatezza e della non appropriatezza degli ordini di acquisto.

                                                        FATTO

Nel caso di specie il Ricorrente ha adito l’ACF, esponendo di aver acquistato, con tre distinte operazioni, negli anni 2008, 2010 e 2012, 2.200 azioni per un valore complessivo di € 43.858,00. L’investitore, che come desunto dal questionario MiFid da lui sottoscritto nel 2007, è un classico cliente “Retail”, ha diritto al massimo livello di tutela, anche informativa.

Per tali motivi, il ricorrente ha eccepito l’inadempimento degli obblighi informativi imposti in capo all’intermediario, il quale avrebbe omesso, altresì, di svolgere le valutazioni in tema di adeguatezza e di appropriatezza. Inoltre, il Ricorrente ha contestato che l’intermediario non avrebbe rispettato la Comunicazione CONSOB n. 9019104/2009, in materia di distribuzione di prodotti finanziari illiquidi, con riferimento alle operazioni degli anni 2010 e 2012.

L’intermediario, costituitosi in giudizio, ha precisato di aver eseguito qualsiasi valutazione di appropriatezza: in particolare, con riguardo ai primi due investimenti tale valutazione avrebbe avuto esito negativo, per assenza di conoscenza ed esperienza, mentre con riferimento all’ultima operazione, l’esito fosse stato positivo. Per quanto concerne la doglianza riferita alla comunicazione CONSOB summenzionata, l’intermediario ha replicato che il Ricorrente non avrebbe fornito alcuna prova sul carattere “illiquido” dei prodotti.

                                          MOTIVI DI DIRITTO

Il Collegio ha accolto il ricorso, ritenendo, in particolare, non corretto l’assolvimento degli obblighi d’informazione, da parte dell’intermediario, circa le caratteristiche dello strumento finanziario e il grado di rischio ad esso sotteso.

Il Collegio ha evidenziato come l’intermediario, in occasione delle prime due operazioni (2008-2010), si fosse limitato ad informare il cliente del fatto che le azioni non fossero quotate, senza fornire alcuna informazione più specifica sulle caratteristiche del prodotto [1]. Quanto alla terza operazione, ad avviso del Collegio, l’Intermediario ha assolto, in maniera insufficiente, agli obblighi informativi, presentando un semplice Prospetto Informativo, in cui l’investitore dichiarava di conoscere ed accettare le condizioni. Come più volte evidenziato dal Collegio[2], la semplice consegna del prospetto d’offerta è insufficiente a colmare quella asimmetria informativa genetica tra i due soggetti, per via del mancato effettivo assolvimento del best interest del cliente.

Del resto, per servire al meglio l’interesse del cliente, l’accordo deve fondarsi sulla reale comprensione delle clausole o , come nel caso di specie , dei prodotti finanziari, valutando in maniera Bidirezionale l’esperienza, la conoscenza, gli obiettivi d’investimento e la relativa situazione patrimoniale come sottoscritto dal Regolamento CONSOB 16190/2007.

Appare, altresì, opportuno evidenziare come sia insufficiente la semplice allegazione “indiretta” della scheda prodotto (relativa alle azioni del 2012) “messe a disposizione dei clienti e quindi del Ricorrente”.

Si evince pertanto che, la semplice allegazione generica, non sia sufficiente ad assolvere gli obblighi nei confronti di un cliente retail, il quale ha bisogno di una diretta o, in altri termini, bidirezionale, tutela da parte dell’Intermediario.

Relativamente, poi, all’ulteriore profilo di doglianza concernente la Comunicazione CONSOB del 2009, in tema di prodotti finanziari illiquidi, il Collegio ha ribadito, come già fatto in data 25 settembre 2019 con la decisione n.1860, che la liquidità/illiquidità pur essendo una situazione di fatto, è pur sempre modificabile nel tempo. Con tali premesse, l’onere della prova – sia in quanto un prodotto liquido con il tempo può divenire illiquido, o viceversa , sia  in ragione del principio della cd. Vicinanza della prova -incombe sull’Intermediario.

Quanto alla doglianza del Ricorrente relativa all’omessa esecuzione del giudizio di appropriatezza degli investimenti, il Collegio ha osservato che le risultanze in atti abbiano comprovato lo svolgimento della valutazione di appropriatezza da parte della Banca. Nella specie, nel maggio 2008 e nel luglio 2010, la Banca non ha valutato positivamente l’esperienza del Ricorrente ma nonostante ciò, quest’ultimo, ha dato espresso incarico alla Banca di eseguire l’operazione. Inoltre, la Banca ha fornito la prova documentale di aver valutato positivamente l’appropriatezza, circa la terza operazione posta in essere nel 2012.

Quanto al concorso di colpa ex art.1227 c.c., invocato dall’Intermediario, il Collegio ha ritenuto non sussistenti i presupposti per un suo riconoscimento, stante l’illiquidità degli strumenti finanziari in esame alla data del reclamo. Tale dato ha trovato conferma anche nelle statistiche pubblicate dall’Esma, da cui è emersa la non liquidità delle azioni, che pertanto, non avrebbe permesso al Ricorrente un’agevole vendita delle stesse.

Il Collegio ha, pertanto, riconosciuto il diritto ad essere risarcito, dall’intermediario, dei danni subiti per gli inadempimenti summenzionati. Venendo alla relativa quantificazione , il Collegio ha ritenuto di dover fare applicazione del criterio utilizzato nella Decisione n.1857 del 2019 concernente una liquidazione in misura pari alla differenza tra : “: i) il capitale investito (…), detratti i dividendi netti percepiti negli anni (…) e ii) il valore delle azioni che il Ricorrente potrebbe ancora ritrarre attraverso la vendita delle azioni, attualmente quotate sul mercato Hi-Mtf.”[3] .

Inoltre, ai fini della disamina e sulla scorta della già citata Decisione n. 1857/2019, il Collegio ha avuto modo di rilevare come le azioni scambiate sulla piattaforma Hi-Mtf, non siano altamente attendibili per poter fondare una valutazione in termini di liquidabilità,  data la scarsa movimentazione degli stessi. Il Collegio ha ritenuto, pertanto, di determinare il danno avendo riguardo al prezzo ridotto nella misura del 50% .

In definitiva, il Collegio, in accoglimento parziale del ricorso, ha condannato l’intermediario al risarcimento della somma complessiva rivalutata di 30.315,11€ calcolata sulla base del passaggio sopracitato.

[1] Cfr.  A. Zurlo, L’idoneità dei questionari e l’adempimento degli oneri informativi.,03 dicembre 2019, www.dirittodelrisparmio.it .

[2] In tal senso, ACF Decisione n.147 del 14 dicembre 2017, Dec. n. 111 del 16 novembre 2017, Dec. n. 34 del 03 agosto 2017, consultabili su www.acf.consob.it.

[3] In merito, per maggiori chiarimenti, P. Verri, Compensatio lucri cum damno: non sussiste una doppia liquidazione a fronte del medesimo pregiudizio, 19 gennaio 2019, www.dirittodelrisparmio.it .

Qui la decisione

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