L’irrevocabilità di un ordine di pagamento.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 5 settembre 2019, n. 20832.

di Antonio Zurlo 

 

 

 

 

Con la recente decisione in oggetto, l’Arbitro Bancario Finanziario ha statuito che, ove non sia stato contrattualmente previsto, non sussiste l’obbligo dell’Intermediario di rimborsare l’utilizzatore dello strumento di pagamento, a meno che non sia riscontrabile un eventuale inadempimento o un inesatto adempimento degli obblighi riguardanti l’esecuzione dell’ordine di pagamento (come, a titolo esemplificativo, avviene nel caso di esecuzione di pagamenti non autorizzati, di errori nell’individuazione del beneficiario ovvero di indicazione dell’esatto importo da addebitare).

Senza soluzione di continuità con quanto stabilito dal Collegio di Coordinamento, non costituisce deroga a tale principio quanto disposto dall’art. 17, settimo comma, D. lgs. n. 11/2010, per cui “l’irrevocabilità di un ordine di pagamento non pregiudica il rimborso al pagatore dell’operazione di pagamento eseguita in caso di controversia tra il pagatore e il beneficiario”. Difatti, dall’esame della Direttiva 2007/64/CE, emerge con chiarezza che il diritto al rimborso non derivi dal fatto che sia insorta una disputa tra il pagatore e il beneficiario, ma può (in deroga al principio di irrevocabilità) essere attribuito al pagatore nei confronti del prestatore di servizi di pagamento da clausole del contratto quadro, da norme di legge nazionali o da fonti sublegali nazionali, nel caso di disputa tra il pagatore ed il beneficiario del pagamento.

Nello specifico caso oggetto del ricorso, non risultava provata la ricorrenza di nessuno di questi presupposti, dovendosi, conseguentemente, escludere che il ricorrente potesse far valere nei confronti del prestatore dei servizi di pagamento vicende a cui quest’ultimo fosse estraneo. La disputa riguarda, infatti, il ricorrente e l’esercente, dovendo essere risolta in una sede appropriata, con l’instaurazione di un procedimento giudiziario tra le due parti, avente a oggetto la risoluzione del contratto per inadempimento.

Da ultimo, si può rilevare che l’utilizzatore della carta di credito sia posto in una situazione analoga a quella in cui si trova qualunque soggetto che, avendo acquistato e pagato in anticipo una prestazione poi rivelatasi non conforme a quanto pattuito e ritenendo di avere diritto alla restituzione della somma stessa (e agli eventuali danni), non abbia altra rimedialità possibile se non  quella di adire l’Autorità giudiziaria competente.

 

 

Qui il testo integrale della decisione.

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