Scostamento marginale tra TAEG contrattuale e quello effettivo.



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Nota a ABF, Collegio di Palermo, 21 novembre 2019, 25181.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la decisione in oggetto, viene sottoposta all’Arbitro la questione concernente la presunta erroneità del TAEG indicato in un contratto di prestito, nel calcolo del quale non sarebbero state considerate le spese di incasso rata e l’imposta di bollo.

Più nello specifico, il ricorrente assumeva che l’esclusione di tali voci di costo avrebbe comportato uno scostamento tra TAEG effettivo del finanziamento (14,79%) e TAEG contrattuale (14,62%) pari a circa lo 0,17%: assai modesto, ma ugualmente rilevante ai sensi della normativa di settore, laddove si richiede che il TAEG debba essere calcolato in modo esatto, con indicazione fino alla seconda cifra decimale, senza margini di errore.

Per consolidato orientamento dei Collegi territoriali, non si può attribuire alcuna rilevanza a scostamenti del tutto marginali (ovverosia, inferiori allo 0,20%), tra il TAEG indicato in contratto e quello ritenuto corretto, giacché simili differenze, presumibilmente dovute a meri errori di approssimazione, non appaiono idonee a influire sulle scelte del soggetto finanziato e, quindi, ad alterarne la capacità di valutare il proprio impegno.

In tali casi non sarebbe giustificabile, alla luce del criterio di necessaria proporzionalità tra gravità della violazione riscontrata e sanzione da comminare, la nullità della clausola di determinazione del TAEG, con la conseguente applicazione di un tasso sostitutivo[1]. La domanda di accertamento della nullità della clausola TAEG, con applicazione del tasso sostitutivo previsto dalla normativa in materia, deve, dunque, essere respinta.

Da ultimo, con riferimento alla richiesta di esibizione della documentazione da cui poter evincere la quota trattenuta dall’Intermediario, a titolo di commissioni e/o compensi, nell’ambito del collocamento delle polizze abbinate al finanziamento, la giurisprudenza arbitrale ha evidenziato a più riprese come tale documentazione afferisca al rapporto, rispetto al quale il ricorrente è soggetto terzo, tra l’Intermediario e la compagnia assicurativa: non può, pertanto, chiedere copia ai sensi dell’art. 119, quarto comma, TUB, essendo tale norma riferita alle sole operazioni bancarie e finanziarie poste in essere tra cliente e Intermediario.

 

 

Qui il testo integrale della decisione.


[1] Cfr. ABF, Collegio di Torino, 13 giugno 2018, n. 13059, in cui si richiama altresì CGUE, 9 novembre 2016, C-42/15; ABF, Collegio di Roma, 14 settembre 2017, n. 10933.

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