L’indisponibilità delle somme del de cuius fino all’accettazione (o alla rinuncia) dell’esecutore testamentario.



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Nota a ABF, Collegio di Roma, 30 maggio 2019, n. 13695.

di Donato Giovenzana

 

A seguito del decesso di un suo cliente, intestatario e cointestatario di rapporti in essere presso una sua dipendenza, pur risultando pacifico che la ricorrente (coniuge del de cujus) fosse sua unica erede, atteso che nel testamento era stato nominato un esecutore testamentario, l’intermediario riteneva di non potere svincolare i fondi del de cuius fino a quando non gli fosse pervenuta un’accettazione o una rinuncia espressa di questo; di diverso avviso la coniuge/ricorrente secondo la quale si poteva prescindere da tali adempimenti.  

Secondo il Collegio Abf capitolino, dall’analisi delle disposizioni in materia, può ricavarsi che:  

  • laddove l’esecutore testamentario nominato accettasse l’incarico, lo svincolo delle somme dei conti correnti dovrebbe essere fatto in suo favore, in quanto ai sensi dell’art. 703, comma 2, c.c., “egli deve amministrare la massa ereditaria, prendendo possesso dei beni che ne fanno parte”;
  • non è previsto un termine per l’accettazione dell’esecutore testamentario, e, pertanto, il suo diritto di accettare o meno l’incarico è sottoposto all’ordinario termine di prescrizione decennale;
  • al fine di impedire il protrarsi di situazioni di incertezza, come quella per cui è sorta la controversia in argomento, l’art. 702, comma 3, c.c., stabilisce che “l’autorità giudiziaria, su istanza di qualsiasi interessato, può assegnare all’esecutore un termine per l’accettazione, decorso il quale l’esecutore si considera rinunziante”;
  • nella fattispecie in esame, non è maturato il termine decennale di prescrizione del diritto dell’esecutore testamentario di accettare l’incarico, e non risulta che la ricorrente si sia rivolta alla autorità giudiziaria per fare assegnare all’esecutore testamentario, ai sensi dell’art. 702, comma 3, c.c., un termine per accettare l’incarico, decorso il quale egli possa essere considerato a tutti gli effetti rinunziante.

Per il che, accertato che l’esecutore testamentario potrebbe ancora accettare l’incarico in oggetto, l’Abf romano ha ritenuto legittima la condotta della banca, in quanto, nell’ipotesi in cui l’esecutore testamentario nominato dovesse accettare l’incarico, lo svincolo delle somme dei conti correnti dovrebbe essere effettuato in suo favore.   Ne consegue che il permanere di una incertezza in merito alla accettazione o meno dell’incarico da parte dell’esecutore testamentario non consente all’intermediario di procedere allo sblocco delle somme in questione, né a favore della moglie/ricorrente (unica erede), nè a favore dello stesso esecutore nominato.   Conclusivamente, ad avviso dell’Abf di Roma, la condotta della banca appare del tutto legittima.

 

 

Qui il testo integrale della decisione.

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