La revocatoria fallimentare delle rimesse su conto corrente.



Nota a Cass. Civ., Sez. I, 10 febbraio 2020, n. 3025.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recentissima ordinanza in oggetto, la Prima Sezione Civile della Suprema Corte di Cassazione ha ribadito il principio per cui, in tema di revocatoria fallimentare, le rimesse sul conto corrente dell’imprenditore successivamente fallito siano legittimamente revocabili, ai sensi dell’art. 67 l. fall., laddove il conto stesso, all’atto della rimessa, risultasse “scoperto”.

In tal guisa, al fine di accertare se una rimessa sia destinata al pagamento di un proprio debito nei confronti della Banca e, quindi, abbia, in quanto tale, natura solutoria, oppure, al contrario, valga solo a ripristinare la provvista sul conto corrente, occorre fare riferimento al c.d. criterio del “saldo disponibile” del conto, da determinarsi in ragione delle epoche di effettiva esecuzione degli incassi e delle erogazioni da parte dell’Istituto. Non è idoneo, per converso, il c.d. “saldo contabile” (che riflette la registrazione delle operazioni in ordine puramente cronologico), né, tantomeno, quello del “saldo per valuta” (che deriva, invece, dal posizionamento delle partite unicamente in virtù della data di maturazione degli interessi)[1].

 

 

Qui il testo integrale dell’ordinanza. 


[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 15 luglio 2010, n. 16608, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. I, 3 luglio 2013, n. 16610, in dejure.it.

 

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