Assegno circolare clonato e responsabilità della banca.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 4 luglio 2019, n. 16401.

di Donato Giovenzana

 

Il Collegio milanese ha constatato che:   – non era controverso che il cliente presentava presso l’intermediario negoziatore l’assegno circolare di € 5.200,00 in data 02/10/2018, prima della consegna della merce e che il titolo veniva successivamente stornato poiché risultato contraffatto; – sia il cliente che la banca negoziatrice concordavano sul fatto che quest’ultima contattava telefonicamente, su espressa richiesta del cliente, la banca apparente emittente per ottenere il “bene emissione del titolo”.  

  • Responsabilità banca negoziatrice.

  L’intermediario resistente ha escluso una propria responsabilità in quanto l’assegno in argomento non presentava alterazioni rilevabili ictu oculied ha sottolineato di aver ricevuto dall’emittente, a seguito di contatto telefonico – al numero ricercato sul sito dell’intermediario -, conferma del bene emissione dell’assegno da un soggetto qualificatosi come “dipendente” della banca, con conseguente responsabilità imputabile alla banca emittente per non aver la stessa effettuato “un tempestivo e preciso controllo della propria utenza telefonica” stante gli affermati precedenti analoghi episodi già verificatisi.   Il Collegio Abf, in relazione alla fattispecie in esame, ha richiamato la Circolare ABI – Serie Tecnica n. 12 – 4 luglio 2018, mediante la quale è stato infatti precisato che:   – “La procedura Check Image Truncation (CIT) è operativa dal 29 gennaio 2018 e consente agli intermediari di presentare al pagamento gli assegni in forma elettronica nel rispetto di quanto previsto dalla normativa vigente […]”; – “il termine previsto per il completamento del progressivo piano di adozione della CIT lato negoziazione è fissato al 6 luglio 2018, con la conseguenza che dal 9 luglio 2018 tutti gli intermediari aderenti alla CIT si impegnano a presentare al pagamento gli assegni negoziati esclusivamente tramite la predetta procedura.”   II Collegio ha rilevato che già con la Circolare ABI – Serie Tecnica n. 5 – 22 marzo 2016 era fatto obbligo agli intermediari negoziatori di provvedere alla lettura del codice Data Matrix e di segnalare al trattario/emittente le eventuali anomalie riscontrate “quali ad esempio l’assenza o impossibilità di leggere il codice”, e di trasmettere, in tali casi, “al trattario/emittente l’immagine dell’assegno per consentire lo svolgimento delle verifiche di competenza;orbene a tale riguardo, non era disponibile in atti evidenza di eventuali segnalazioni effettuate dalla banca negoziatrice.   A proposito della presunta conferma di “bene emissione” telefonico, l’Abf ha osservato che sia il cliente, in sede di denuncia, sia l’intermediario negoziatore – in sede di esposto/denuncia avevano affermato che l’intermediario apparente emittente veniva contattato al numero corrispondente a quello rilevabile on line dalle pagine gialle. Sul punto veniva richiamato il Collegio di Coordinamento, che, con decisione n. 7283 del 05.04.2018, ha attribuito rilievo decisivo ai fini della soluzione della controversia al fatto che, da un alto, l’assegno presentato all’incasso fosse privo di un elemento di sicurezza previsto dalle predette Circolari ABI e che, dall’altro, la banca emittente fosse consapevole, da lungo tempo, della violazione delle proprie linee telefoniche da parte di soggetti terzi. Il Collegio di Coordinamento ha altresì ritenuto che, “incorre in responsabilità l’intermediario negoziatore che, davanti a indizi di irregolarità dell’assegno, non ponga in essere almeno le cautele necessarie a ridurre il rischio di frode, e si limiti, invece, alla mera richiesta telefonica all’emittente”.   Con la medesima decisione il Collegio di Coordinamento ha altresì precisato che, in caso di assegno circolare, la certificazione del bene emissione a cura dell’intermediario negoziatore sia sufficiente a ingenerare nel cliente un legittimo affidamento rispetto alla bontà dell’assegno ed ha ritenuto di condannare gli intermediari (emittente e negoziatore) a un rimborso equitativo determinato in base al diverso grado di responsabilità. Ed invero il Collegio di coordinamento, in merito agli oneri di verifica dell’autenticità dell’assegno circolare e all’adeguatezza dell’uso del telefono per operare tali verifiche, così si è espresso:   “Il Collegio di coordinamento ritiene che la questione vada affrontata tenendo conto delle novità in punto di disciplina intervenute in seguito all’emanazione dell’art. 8, comma 7, lettere b), c), d) ed e) del Decreto Legge 13 maggio 2011, n. 70 (convertito con modificazioni dall’art. 1, comma 1, della Legge 12 luglio 2011 n. 106) e dei successivi regolamenti attuativi del MEF e della Banca d’Italia. Tali discipline hanno previsto e regolato la negoziazione in forma elettronica degli assegni bancari e circolari. Ed infatti, in ragione delle novità intervenute, è stato avviato in sede ABI un progetto volto alla revisione delle regole interbancarie per il servizio di incasso degli assegni e allo sviluppo della procedura interbancaria denominata Check Image Truncation (CIT). Tale procedura potrà essere utilizzata per presentare al pagamento gli assegni mediante scambio delle immagini. In vista dell’adozione della nuova procedura interbancaria, sono state inoltre definite specifiche regole che gli intermediari devono rispettare in fase di stampa degli assegni. Tali regole mirano a facilitare il processo di digitalizzazione e di lettura automatica delle informazioni presenti sulla materialità e a contrastare il fenomeno delle frodi. Le stesse sono state comunicate con Circolare ABI Serie Tecnica n. 21 del 12 giugno 2014 e integrate con Circolare ABI Serie Tecnica n. 5 del 22 marzo 2016, a cui ha fatto riferimento l’intermediario B. In particolare, ai fini che qui rilevano, si deve tener conto della circostanza che, tra i vari requisiti tecnici e presidi antifrode previsti dalle citate circolari, è stato previsto l’obbligo di apporre sui titoli di nuova emissione un QR CODE. Il Data Matrix, da inserire, è un codice bi-dimensionale il cui contenuto è leggibile in fase di acquisizione dell’immagine. E’ previsto che, sulla nuova materialità degli assegni, tutte le banche stampino un codice bidimensionale Data Matrix. La procedura interbancaria denominata Check Image Truncation (CIT) è operativa solo dal 29 gennaio 2018 (con possibilità per gli intermediari di adeguarsi fino al 5 marzo – in qualità di emittenti – ed al 4 maggio – in qualità di negoziatori) ma la Circolare del 2016 ha previsto che l’obbligo di consegnare alla clientela assegni rispondenti ai nuovi standard, che – come si è detto – impongono l’apposizione del codice bidimensionale, decorra in via anticipata rispetto alla data di avvio della CIT e ha quindi disposto che “dal 1° luglio 2016 gli intermediari dovranno obbligatoriamente consegnare alla clientela solo materialità di assegni “a nuovo””.   Il Collegio milanese ha evidenziato che l’assegno circolare presentato per il pagamento, recante data 2 ottobre 2018 (data successiva al 1° luglio 2016) non possedeva tale codice. Ciò avrebbe potuto esser riscontrato anche attraverso un mero esame visivo del titolo. L’anomalia avrebbe dovuto indurre l’intermediario negoziatore a mettere in atto tutte le cautele possibili e a non limitarsi ad effettuare una telefonata. L’intermediario avrebbe dovuto quanto meno ottenere una conferma scritta da parte della banca emittente o collocatrice e avrebbe dovuto altresì identificare con modalità più sicure il funzionario che forniva il bene emissione. L’intermediario ha, dunque, agito con grave negligenza.   L’Abf meneghino ha pure richiamato la Cassazione (Cass. 17 gennaio 2019, n. 1049, la quale richiama Cass, S.U. 21 maggio 2018, n. 12477) che sembra essersi orientata, in situazioni analoghe, nel considerare la responsabilità dell’intermediario di natura contrattuale, “avendo la banca un obbligo professionale di protezione … operante nei confronti di tutti i soggetti interessati al buon fine della sottostante operazione, di far sì che il titolo stesso sia introdotto nel circuito dei pagamento bancario in conformità alle regole che ne presidiano la circolazione e l’incasso”; in particolare si tratta di “responsabilità civile contrattuale derivante da contatto qualificato”. Non v’è dubbio, pertanto, che il contatto del cliente, sia nel caso in esame, solo ed esclusivamente con la banca negoziatrice. E’ quindi la banca negoziatrice a dovere provare, per andare esente da responsabilità, di avere assunto una condotta conforme alla diligenza media dell’”accorto banchiere”. La banca negoziatrice è infatti “ l’unicaconcretamente in grado di operare controlli sull’autenticità dell’assegno “ (S.U. cit.); e non sembra che possa ritenersi diligente il rilascio di un “bene emissione” sulla base di una telefonata effettuata ad un numero reperito su internet. Non solo: nella predetta ottica il Giudice della legittimità ha dimostrato ritrosia a “risalire all’infinito nell’individuazione della serie causale” per rintracciare elementi di corresponsabilità; e, tenuto conto dell’obbligo di controllo demandato alla banca negoziatrice, ha preferito fare diretto riferimento “alla causa prossima di cui all’art.1223 cod. civ.”.Il Collegio meneghino ha quindi accertato una responsabilità della banca negoziatrice, essendosi questa limitata ad una telefonata per verificare la regolarità dell’assegno proveniente dalla banca apparente emittente.  

  • Responsabilità banca emittente.

  L’intermediario in questione ha contestato di non aver mai ricevuto alcuna telefonata da parte dell’intermediario negoziatore; nonché la violazione del principio dell’onere della prova sia con riferimento all’avvenuta ricezione della telefonata di richiesta di bene emissione, sia con riferimento alla sussistenza della compravendita del bene.   L’Abf milanese, come già affermato con riguardo alla banca negoziatrice, ha osservato che sia il cliente, in sede di denuncia, sia l’intermediario negoziatore – in sede di esposto/denuncia –, affermano che l’intermediario apparente emittente veniva contattato al numero corrispondente a quello rilevabile on line dalle pagine gialle. Il Collegio ha richiamato a proposito della responsabilità della banca emittente, la decisione del Collegio di coordinamento n. 7283 del 5 aprile 2018, con cui viene attribuito rilievo decisivo ai fini della soluzione della controversia al fatto che, da un lato, l’assegno presentato all’incasso fosse privo di un elemento di sicurezza previsto dalla predette Circolari ABI e che, dall’altro, la banca fosse consapevole, da lungo tempo, della violazione delle proprie linee telefoniche da parte di soggetti terzi. Con la medesima decisione il Collegio di Coordinamento ha altresì precisato che, in caso di assegno circolare, la certificazione del bene emissione a cura dell’intermediario negoziatore sia sufficiente a ingenerare nel cliente un legittimo affidamento rispetto alla bontà dell’assegno ed ha ritenuto di condannare gli intermediari (emittente e negoziatore) a un rimborso equitativo determinato in base al diverso grado di responsabilità: “[…] 2.In vero, è più corretto chiedersi quali siano i comportamenti che devono tenere le Banche autorizzate ad emettere assegni circolari al fine di non incorrere in responsabilità. Si è detto che tali Banche hanno l’obbligo di garantire assetti organizzativi e controlli interni in grado di assicurare la regolare gestione dello strumento di pagamento. È alla luce di tali obblighi che vanno valutati i comportamenti dell’intermediario B. Quest’ultimo – dopo aver dichiarato di esser stato informato, già nel giugno 2016, della circostanza che erano stati negoziati assegni circolari, asseritamente emessi dalla stesso, e con il bene emissione confermato da un soggetto che si presentava come suo dipendente – si è difeso affermando di aver: (i) inserito nella rete interbancaria in data 25/7/2016 e in data 13/3/2017 due messaggi di allarme in cui si invitava a richiedere il bene emissione esclusivamente a mezzo di uno specifico indirizzo di posta elettronica; (ii) inviato delle note alla Questura e alla Guardia di Finanza per rappresentare le intrusioni nella propria linea telefonica; (iii) presentato una denuncia ai Carabinieri; (iv) inviato in data 8/6/2017 una diffida alla rete telefonica, alla polizia postale e al Garante per le comunicazioni “affinché fossero poste in essere tutte le iniziative dirette a far cessare le fraudolente intromissioni di terzi nelle linee telefoniche”.   Il Collegio di coordinamento ha ritenuto che non rispetta l’obbligo di garantire assetti organizzativi e controlli interni in grado di assicurare la regolare gestione dello strumento di pagamento chi, in un arco temporale così lungo, non riesca a risolvere il problema delle interferenze nella propria linea telefonica. Nel caso di specie, la banca emittente non pare aver risolto il problema delle proprie utenze telefoniche, probabilmente da tempo oggetto di intrusioni da parte di terzi; la responsabilità della banca in questione pare potersi affermare, a maggior ragione stante gli affermati precedenti analoghi episodi già verificatisi.  

  • Il concorso di colpa del cliente.

  Nel caso di specie, secondo l’Abf,  non pare potersi escludere la grave imprudenza e negligenza del venditore-parte ricorrente in relazione alla mancata preliminare identificazione dell’ignoto compratore. Il ricorrente, difatti, era stato contattato su internet da un soggetto “sconosciuto” (presunto truffatore) interessato ad acquistare (mediante assegno circolare) i beni (gli orologi) messi in vendita precedentemente. Egli non ha effettuato alcuna verifica sull’identità dello sconosciuto acquirente. La sua condotta non è quindi pienamente esente da responsabilità.     Il Collegio  ha quindi disposto che gli intermediari in solido corrispondessero alla parte ricorrente la somma di € 3.500,00.

 

 

Qui il testo integrale della decisione.

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