Legittimazione al pagamento del credito ereditario.



Nota a ABF, 16 gennaio 2020, n. 5689.

di Donato Giovenzana

 

Per il Collegio ABF capitolino che ciascun erede sia legittimato ad esercitare il credito ereditario nonostante esso – contrariamente al principio romanistico per cui nomina ed debita ipso iure dividuntur – entri a far parte pro indiviso della comunione ereditaria (come può arguirsi ad esempio dall’art. 727, comma 1, c.c.) è principio che deve riconoscersi sostanzialmente incontrastato, ad oggi, secondo quanto affermato dalla Corte di Cassazione con sentenza a Sezioni Unite n. 24657 del 28.11.2007.    Pronuncia con la quale, tuttavia, la Corte aveva specificato, sotto il profilo processuale, che se da un lato una siffatta legittimazione attiva dovesse riconoscersi in quanto l’esercizio individuale del diritto si risolvesse a vantaggio della cosa comune, estranei restando, invece, i profili inerenti ai rapporti patrimoniali interni fra coeredi; d’altro lato avrebbe dovuto riconoscersi il potere processuale del debitore di chiedere l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri coeredi, in quanto avente interesse a che l’adesione raggiunta facesse stato anche nei loro confronti.   Rispetto all’affermazione di un siffatto potere processuale del debitore (capace quindi di paralizzare l’iniziativa dell’erede che agisse in giudizio in procedimenti che non prevedono la possibilità di integrare il contraddittorio) si è però, più di recente, espressa la medesima Corte di Cassazione (con ordinanza n. 27417 del 20.11.2017), osservando criticamente come l’affermata connotazione finalistica (l’agire nell’interesse della cosa comune) che dovrebbe caratterizzare e così legittimare l’azione individuale del singolo coerede, condurrebbe alla conseguenza di dover comunque, di fatto, provocare un litisconsorzio, quanto meno allorché – in caso di mancata adesione, alla richiesta, da parte di altro coerede – sorgesse l’esigenza di stabilire se la richiesta di pagamento possa giudicarsi realmente strumentale, o meno, al soddisfacimento della comunione. Pertanto – si conclude nell’ordinanza in discorso – l’affermazione della legittimazione di ciascun singolo coerede non può, per coerenza, che condurre alla negazione di un potere processuale del debitore di paralizzarla opponendo la necessità dell’integrazione del contraddittorio in assenza del consenso degli altri coeredi; i rapporti con i quali, invece, dovranno trovare soluzione in altra sede, e cioè nell’eventuale giudizio di divisione.   Ferma quindi l’adesione al già più risalente indirizzo del 2007 della Corte di Cassazione, che già riconosceva come il singolo coerede sia legittimato a pretendere, anche in giudizio, il pagamento del credito ereditario, nonostante questo resti indiviso all’interno della comunione, il Collegio di Coordinamento del 17.10.2018  ha ritenuto di discostarsi da quella stessa pronuncia per quanto concerne il potere del debitore di invocare un’integrazione del contraddittorio, per accostarsi invece al più liberale indirizzo della successiva ordinanza della medesima Corte di Cassazione sopra richiamata (n. 27417/2017): la quale, come appena visto, ammette piuttosto l’azione individuale del coerede anche in assenza della dimostrazione che l’azione stessa sia stata promossa anche nell’interesse comune agli altri coeredi. E ciò tanto più, osserva il Coll. Coord., considerato come l’esigenza di tutelare l’intermediario resistente da eventuali condotte abusive del coerede che promuova il ricorso senza coinvolgere gli altri coeredi, troverebbe comunque adeguata protezione nella circostanza che il pagamento che l’intermediario fa nelle mani del coerede ricorrente ha efficacia liberatoria anche nei confronti degli altri, essendo tale liberazione corollario necessario della legittimazione attiva spettante al singolo coerede (arg. ex art. 1105, comma 1, c.c.).    Tanto considerato, allora, la richiamata pronuncia del Collegio di Coordinamento è pervenuta alla formulazione del seguente principio di diritto: “Il singolo coerede è legittimato a far valere davanti all’ABF il credito del de cuius caduto in successione sia limitatamente alla propria quota, sia per l’intero, senza che l’intermediario resistente possa eccepire l’inammissibilità del ricorso deducendo la necessità del litisconsorzio né richiedere la chiamata in causa degli altri coeredi. Il pagamento compiuto dall’intermediario resistente a mani del coerede ricorrente avrà efficacia liberatoria anche nei confronti dei coeredi che non hanno agito, i quali potranno far valere le proprie ragioni solo nei confronti del medesimo ricorrente”.

 

Qui il testo integrale della decisione.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap