Risarcimento danni da inadempimento “informativo”: una conoscenza consolidata degli strumenti negoziati potrebbe essere causa di esclusione.



Nota a ACF, 23 dicembre 2019, n. 2102.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

La recentissima decisione in oggetto dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie (d’ora innanzi, ACF) propone un interessante profilo, nella delineazione del rapporto, problematico, tra inadempimento degli oneri informativi da parte dell’intermediario e risarcibilità del danno, nel caso in cui il cliente – investitore fosse comunque edotto motu proprio sulla natura e sulle caratteristiche del prodotto negoziato.

 

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In via preliminare, l’ACF, reputando fondata l’eccezione sollevata dal resistente a proposito dell’intervenuta prescrizione della pretesa risarcitoria, azionata in relazione a tutte le operazioni di investimento eseguite dal ricorrente oltre il decennio dal primo atto interruttivo della prescrizione (rappresentato, nel caso di specie, dallo stesso reclamo), senza soluzione di continuità con l’orientamento precedentemente espresso, ribadisce come il dies a quo della decorrenza del termine prescrizionale della pretesa risarcitoria, fondata sull’inadempimento degli obblighi di corretta informazione, debba essere necessariamente indentificato con il momento in cui si consuma l’inadempimento e in cui si realizza, conseguentemente, la lesione del bene protetto, ossia la lesione del diritto del cliente di poter orientare consapevolmente le proprie scelte di investimento.

A giudizio del Collegio non può, per converso, essere accreditata la tesi che vuole identificare il dies a quo nel giorno in cui si manifesta la perdita sull’investimento compiuto, giacché tale esito non solo rappresenta la normale alea implicita in ogni investimento ma […] costituisce anche un evento che non necessariamente può dirsi una conseguenza immediata e diretta, in termini causali, dell’inadempimento agli obblighi che devono essere assolti nella fase precontrattuale da parte dell’intermediario.

Nel merito, la domanda di risarcimento dei danni conseguente all’inadempimento degli obblighi di informazione è da respingere. A tal riguardo, il ricorrente sembra dolersi non di una carenza informativa inerente alle caratteristiche e al grado di rischio degli strumenti finanziari al momento della sottoscrizione, quanto, piuttosto, della condotta successivamente posta in essere da parte resistente, che non avrebbe comunicato il successivo “aggravamento”, ovverosia avrebbe «omesso di informar[lo] che il prodotto finanziario sarebbe, in seguito, divenuto un prodotto illiquido».

La censura non è meritevole di accoglimento. È premura del Collegio, difatti, rilevare la circostanza per cui nel portafoglio del ricorrente vi fosse la presenza di un più che significativo quantitativo di azioni già in un periodo precedente a quello oggetto di contestazione, e, al contempo, che le stesse rinvenissero, a loro volta, da una serie di operazioni eseguite in arco di tempo estremamente prolungato: entrambi elementi evidentemente sintomatici della piena conoscenza, acquisita nel tempo, dal ricorrente, degli strumenti finanziari per cui è controversia, sì come dedotto dal resistente.

In definitiva, l’ACF respinge la domanda risarcitoria, non perché, nel caso di specie, non fosse configurabile un inadempimento informativo a carico dell’intermediario (invero sussistente, dal momento che il resistente non aveva neppure fornito adeguata prova di aver assolto i propri obblighi informativi, in occasione delle operazioni contestate), quanto perché la conoscenza degli strumenti finanziari e dell’emittente, già acquisita aliunde in ragione delle pregresse operazioni, consent[iva] di affermare che la scelta del ricorrente di continuare ad investire sul titolo [fosse] maturata in maniera, per così dire, indipendente da quelli che [erano] stati i comportamenti dell’intermediario: di tal guisa, anche una più dettagliata informazione, in occasione delle operazioni, non sarebbe ragionevolmente stata in grado di modificare quella “abitudine inveterata di investimento” propria del ricorrente.

 

Qui il testo integrale della decisione.

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