Violazione degli obblighi informativi e risoluzione dei singoli ordini di investimento.



di Antonio Zurlo

Nota a ACF, 27 settembre 2019, n. 1880.

Con la decisione in oggetto, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie, senza soluzione di continuità rispetto al precedente orientamento assunto sulla questione, ha nuovamente rilevato come, in presenza soltanto di violazioni degli obblighi di informazione, poste in essere nell’ambito della prestazione di un servizio di consulenza, non si possano ragionevolmente ritenere sussistenti i presupposti per accertamento, anche in via incidentale, della risoluzione dell’operazione di investimento contestata e, consequenzialmente, non si possa accordare la restituzione integrale delle somme percepite.

A tal riguardo, l’inadempimento degli obblighi concernenti la prestazione del servizio di investimento, anche laddove dovesse essere effettivamente comprovato, non potrebbe costituire, di per sé, una causa di risoluzione dei singoli contratti di acquisto degli strumenti finanziari; siffatte condotte omissive (tra cui l’inosservanza dell’obbligo di valutazione della coerenza delle operazioni eseguite rispetto al profilo del cliente), poste in essere dall’Intermediario, sebbene, difatti, possano condizionare la scelta dell’investitore, si collocano, comunque, in un momento temporalmente antecedente alle singole operazioni di acquisto e, dunque, non possono operare come causa di risoluzione di queste ultime, ai sensi dell’art. 1453 c.c.[1]: tale rimedio, difatti, presuppone che l’inadempimento inerisca direttamente al rapporto contrattuale che si vorrebbe risolvere e non, viceversa, a un rapporto diverso, ancorché da esso presupposto[2].

 

Qui il testo della decisione.


[1] Cfr. ACF, 5 dicembre 2017, n. 138; ACF, 13 dicembre 2017, n. 150.

[2] V. ACF, 5 luglio 2019, n. 1712.

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