Truffa dei diamanti: La Banca è responsabile



di Piercosimo Errico.

Con la recentissima ordinanza del Tribunale di Verona, pubblicata in data 23.5.2019, la Terza sezione civile del Tribunale di Verona ha condannato la Banca al risarcimento del danno derivante dall’acquisto di diamanti da parte di un cliente dell’Istituto di credito.

La suddetta ordinanza rappresenta un mutamento dell’orientamento in seno alla giurisprudenza di merito, in quanto le conclusioni cui è pervenuto il Tribunale di Verona, sono difformi e contrastanti rispetto ad altre precedenti pronunce avvenute tra gli anni 2018-2019[1].

Nel caso di specie, il cliente della Banca ha agito nei confronti dell’Istituto di credito e della società venditrice di diamanti in quanto lo stesso avrebbe ricevuto “informazioni ingannevoli, fuorvianti e parziali” sul prezzo dei diamanti.

Sul punto, il Tribunale, prendendo in riferimento il valore dei diamanti rinvenibile periodicamente sul Sole24Ore, ha evidenziato come i prezzi d’acquisto fossero in un certo senso ‘’gonfiati’’, e come pertanto il prezzo dei diamanti indicato dalla Banca, non fosse un vero e proprio parametro di mercato bensì un semplice parametro autoreferenziale. La natura del valore autoreferenziale, come così descritto dal Tribunale, comprendeva anche i servizi accessori forniti dalla Società venditrice di diamanti e pertanto solo in parte corrispondente con il reale valore delle pietre preziose. Occorre evidenziare che il cliente non ha avuto possibilità di conoscere la natura autoreferenziale e pubblicitaria giacché la pubblicazione sul Sole24Ore accreditava alla società ancor più valore ufficiale e di garanzia; in tale modo la Banca avrebbe ulteriormente leso i principi di trasparenza e pubblicità.

La banca, nel corso del rapporto, non ha semplicemente segnalato alla società venditrice di diamanti gli eventuali clienti interessati all’offerta, ma ha addirittura accentuato il valor promozionale dei diamanti, contattando, tramite una catena di consulenti, i clienti al fine di convincere gli stessi ad accettare la loro offerta.  Per tali ragioni la Banca ha adoperato come una vera e propria società intermediatrice e non come semplice segnalatrice, in quanto, come emerso dagli atti processuali, percepiva il 18 % a titolo di provvigione da ogni cifra investita dai propri clienti.

Per quanto concerne, quindi, la responsabilità dell’ente bancario, il Tribunale ha escluso l’applicabilità della disciplina del T.U.F. poiché la natura del diamante non è classificabile mai come strumento finanziario e di conseguenza ha rigettato la richiesta di risoluzione o di annullamento del contratto.  

Infine, rilevata la negligenza professionale, la Banca è stata ritenuta in solido responsabile nei confronti della società venditrice di diamanti e condannata, a favore del cliente, al pagamento di € 32.206,66  oltre interessi , pari alla differenza tra le somme investite ( € 46.222,00 ) e il reale valore dei diamanti stabilito da un perito, nominato in corso di causa.

 

* Fonte de ‘’Il Sole24Ore-Plus24’’ n°867 in data 01/06/19

 


[1] Trib. Genoa sent. 11.4.2019; Trib. di Modena 2 aprile 2019; Trib. Parma 21.1.2019; Trib. Milano sent. 66/2019; Trib. di Parma 26.11.2018; Trib. di Modena 11.7.2018

Qui il testo della sentenza

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