Le Sezioni Unite sull’eccezione generica di prescrizione delle rimesse solutorie



di Marco Chironi

Cass., Sezioni Unite 15895/2019 del 13.06.2019

 

 


Nella decisione in commento, depositata in cancelleria il 13.6.2019, le Sezioni Unite della Suprema Corte, hanno emanato il seguente principio di diritto: “l’onere di allegazione gravante sull’istituto di credito che, convenuto in giudizio, voglia opporre l’eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l’azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente assistito da un’apertura di credito, è soddisfatto con l’affermazione dell’inerzia del titolare del diritto, e la dichiarazione di volerne profittare, senza che sia anche necessaria l’indicazione di specifiche rimesse solutorie”.

La questione di diritto sottoposta al vaglio delle Sezioni Unite consisteva nel risolvere un notevole contrasto giurisprudenziale, sussistente anche in seno alla Suprema Corte di Cassazione, in tema di validità dell’eccezione, formulata da parte della Banca convenuta, di prescrizione delle rimesse solutorie[1].

Sul tema, la precedente sentenza resa a Sezioni Unite n. 24418 del 2010 ha chiarito che la prescrizione del diritto alla restituzione ha decorrenza diversa a seconda del tipo di versamento effettuato – solutorio o ripristinatorio – ma non ha affrontato il problema se, nel formulare l’eccezione di prescrizione, la banca dovesse necessariamente indicare il termine iniziale del decorso della prescrizione, e quindi dettagliatamente e specificamente indicare quali versamenti avessero carattere solutorio, da cui far decorrere l’inerzia del titolare del diritto[2], o se l’Istituto di credito potesse limitarsi ad opporre la suddetta inerzia, senza un’allegazione specifica delle singole rimesse solutorie, con la conseguenza che la verifica dell’effettività e della durata spettasse al giudice[3].

Nella decisione che si commenta, la Suprema Corte ha innanzitutto evidenziato come nei giudizi di proposizione dell’azione di ripetizione, il correntista-attore sia legittimato ad allegare i versamenti indebiti con la mera richiesta di restituzione di una determinata somma (cfr. Cass. 28819 del 2017). Successivamente, ripercorrendo i passaggi più significativi a supporto di entrambi gli orientamenti innanzi richiamati, le SU hanno precisato quanto segue.

La Suprema Corte ha ricordato che con la nozione di allegazione “in senso proprio” si intende l’affermazione di fatti processuali rilevanti, posti a base dell’azione o dell’eccezione, ovvero fatti costitutivi, impeditivi, modificati o estintivi, definiti quindi come fatti principali.

È stato poi evidenziato come nel novero dell’onere di allegazione, sussista una differenza sul piano giuridico tra eccezioni in senso stretto e in senso lato.

Per ciò che attiene all’eccezione di prescrizione, i giudici di legittimità hanno specificato come essa consista nell’affermazione di fatti estintivi, modificativi e impeditivi che possono assumere una rilevanza processuale solo allorquando vengano introdotti nel giudizio dalla parte; mentre nel caso di eccezioni in senso lato sussiste un potere – dovere di rilievo officioso da parte dell’organo giudicante. Da tali considerazioni discende la necessità di distinguere il concetto di onere di allegazione dalla nozione di onere della prova, per cui solo nel primo caso si fissa il thema decidendum¸ mentre col secondo si intende la verifica della fondatezza della domanda o dell’eccezione.

In particolare, analizzando la struttura nella fattispecie estintiva delineata dall’art. 2394 c.c., secondo cui “ogni diritto si estingue quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge”, la sentenza resa a Sezioni Unite n. 10955 del 2002, è pervenuta alla conclusione secondo cui l’eccezione di prescrizione rientri nel novero delle eccezioni con cui viene fatto valere un “fatto principale”, ovvero l’inerzia del titolare.  

Per tali motivi, in termini generali, l’eccezione di prescrizione è correttamente formulata “anche quando la parte si sia limitata ad invocare l’effetto estintivo dell’inerzia del titolare, senza lacuna indicazione espressa della durata a tal fine sufficiente”.

Le Sezioni Unite, applicando tale principio anche alla questione sottoposta al suo vaglio, hanno affermato la non necessarietà dell’indicazione, da parte della banca, del dies a quo del decorso della prescrizione.

Ulteriore argomento valorizzato dalla SC a supporto del summenzionato principio di diritto, è la considerazione secondo cui occorre rispettare la simmetria tra le parti processuali. Se da un lato, il correntista può limitarsi ad indicare l’esistenza di versamenti indebiti per cui richiede la restituzione, dall’altro lato, la Banca deve poter allegare l’inerzia dell’attore e dichiarare di volerne profittare e non anche specificare la durata dell’inerzia. Se così non fosse, a giudizio della SC, la posizione processuale del convenuto sarebbe aggravata ed una tale conclusione implicherebbe, al tempo stesso, introdurre una nuova forma di prescrizione.

Quanto al problema della specifica indicazione delle rimesse solutorie, ha rilevato la Suprema Corte che si tratta, in realtà, di un problema di prova, diverso dal concetto di allegazione per le ragioni innanzi esplicate, sicché il giudice dovrà valutare la fondatezza delle contrapposte tesi al lume del riparto dell’onere probatorio, anche avvalendosi di una consulenza tecnica.

 Decorrenza degli interessi legali indebiti

Nella decisione che si commenta le Sezioni Unite si sono altresì soffermate sull’individuazione dell’inizio della decorrenza degli interessi legali indebiti ex art. 2033 c.c, ovvero se detti interessi inizino a decorrere solo con la proposizione della domanda in giudizio o già dai precedenti atti di costituzione in mora.

Le Sezioni Unite, mutando il consolidato orientamento dei giudici di legittimità, hanno sostenuto che – riprendendo il ragionamento seguito dalla sentenza n. 7269 del 1994 in tema di valore della domanda amministrativa nelle cause previdenziali – i principi che governano l’indebito sono quelli che regolano le obbligazioni, sicché l’obbligo della corresponsione degli interessi da parte dell’accipiens in buona fede, quale debitore dell’indebito percepito, può decorrere da una data antecedente a quella dell’instaurazione del giudizio, qualora vi sia un preventivo atto di costituzione in mora.

In ossequio a tale interpretazione le Sezioni Unite hanno emanato il seguente principio di diritto: “Ai fini del decorso degli interessi in ipotesi di ripetizione d’indebito oggettivo, il termine “domanda” di cui all’art. 2033 c.c., non va inteso come riferito esclusivamente alla domanda giudiziale ma comprende, anche, gli atti stragiudiziali aventi valore di costituzione in mora, ai sensi dell’art. 1219 c.c.”.


[1] Sul punto v. M. CHIRONI, L’ammissibilità dell’eccezione di prescrizione delle rimesse solutorie al vaglio delle Sezioni Unite, nota a Cass. Civ. n. 27680 del 2018, su questo sito.

[2] Di tale giudizio Cass. n. 4518 del 2014; Cass. n. 20933 del 2017; Cass. n. 28819 del 2017; Cass. n. 17998 del 2018; Cass. n. 18479 del 2018; Cass. n. 33320 del 2018.

[3] In tal senso v. Cass. n. 2308 del 2017; Cass. n. 18581 del 2017; Cass. n. 4372 del 2018; Cass. n. 5571 del 2018; Cass. n. 18144 del 2018; Cass. n. 30885 del 2018; Cass. n. 2660 del 2019.

Qui il testo: Cass., Sezioni Unite 15895/2019 del 13.06.2019

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