L’ammissibilità dell’eccezione di prescrizione sulle rimesse solutorie al vaglio delle Sezioni Unite



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Cass. Civ., Sez. I, n. 27680 del 30.10.2018

di Marco Chironi

 


Premessa

Con l’ordinanza interlocutoria in questione, la Corte di Cassazione, preso (finalmente) atto del contrasto giurisprudenziale circa l’eccezione di prescrizione delle rimesse solutorie, rimette gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite.

 

Fatti di causa

 

Una sas aveva intrapreso un’azione legale al fine di rideterminare il saldo di due conti correnti con apertura di credito, previa declaratoria di nullità della clausola degli interessi anatocistici, con condanna dell’istituto bancario alla ripetizione dell’indebito. La Corte d’appello di Torino, in riforma della sentenza impugnata aveva condannato la Banca, a restituire delle somme, al netto delle rimesse, qualificate solutorie e ritenute prescritte. Avverso questa sentenza l’originario attore proponeva ricorso per cassazione.

Motivi di diritto

 

Con il primo motivo, la ricorrente denunciava la violazione e la falsa applicazione degli artt. 2938, 2697 e 2727 c.c. da parte dei giudici di merito, in quanto avevano accolto un’eccezione di prescrizione formulata dall’Istituto bancario che risultava essere generica, in quanto la Banca non aveva allegato e provato quali fossero le rimesse extra fido e quindi solutorie.

Di contro, l’istituto bancario, sosteneva la validità dell’eccezione di prescrizione. In particolare, la Banca evidenziava come non fosse necessaria un’elencazione delle singole rimesse ritenute prescritte.

Gli ermellini ricordano come la questione della modalità di formulazione dell’eccezione di prescrizione estintiva, abbia avuto origine dalla sentenza delle Sezioni Unite del 2 dicembre 2010, n. 24418. In quella pronuncia, la Suprema Corte, aveva enunciato il principio secondo cui l’azione di ripetizione di indebito, proposta dal cliente di una banca, il quale lamentasse la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo ad un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, fosse soggetta all’ordinaria prescrizione decennale, la quale decorre, nell’ipotesi in cui i versamenti abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, non dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati, ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati. In altri termini, le Sezioni Unite sostengono la necessità di distinguere i versamenti solutori da quelli ripristinatori.

Da tale pronuncia, è subito sorto nella pratica applicativa il problema di come la banca dovesse formulare l’eccezione di prescrizione, ovvero se dovesse contenere non solo l’allegazione dell’inerzia del titolare, ma anche delle singole rimesse operate nel corso del rapporto aventi natura solutoria.

Al riguardo, si sono delineati nella giurisprudenza di legittimità due diversi orientamenti.

Un primo orientamento ritiene che l’eccezione della banca con riferimento a tutte le rimesse affluite sul conto, senza indicazione di quelle aventi natura solutoria, sarebbe inammissibile. In particolare, secondo i giudici di legittimità, nel caso di formulazione generica dell’eccezione, indistintamente riferita a tutti i versamenti intervenuti sul conto, il giudice non possa supplire all’omesso assolvimento di tali oneri, individuando d’ufficio i versamenti solutori (cfr. Cass. sez. I, 26 febbraio n. 4518; Cass. sez. VI-I, 7 settembre 2017, n. 20933[1]; Cass. sez. I, 24 maggio 2018, n. 12977; Cass 18478/2018).

A tale orientamento se ne contrappone un altro, secondo cui “non compete alla banca convenuta fornire specifica indicazione delle rimesse solutorie cui è applicabile la prescrizione”. Secondo tale orientamento, una volta che la parte convenuta abbia formulato la propria eccezione di prescrizione, compete al giudice – tramite un consulente tecnico – verificare quali rimesse siano solutorie o ripristinatorie (Cass. sez. VI-I, 22 febbraio 2018, n. 4372[2]; Cass. n. 18144 del 10.07.2018[3]).

Tale orientamento è il frutto dell’interpretazione secondo cui sarebbe eccessivamente sproporzionato e gravoso – rispetto alla corrispettiva posizione del cliente – riconoscere tale onere in capo all’istituto di credito.

Rebus sic stantibus il Collegio ritiene di rimettere gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, ai fini della composizione del rilevato contrasto.

Considerazioni conclusive

Dottrina e giurisprudenza da tempo si interrogano sulla circostanza che la banca possa o meno limitarsi ad una generica eccezione di prescrizione delle rimesse solutorie.

Pertanto, la scelta di trasmettere gli atti al Primo Presidente è particolarmente apprezzata data l’attualità del contrasto giurisprudenziale, sia di legittimità che di merito. Si auspica una pronuncia di principio di diritto delle Sezioni Unite che consenta di fornire un’interpretazione uniforme sul punto controverso e contemporaneamente sopperisca a quella che appare essere una carenza legislativa.

[1] Cfr. V. PENNETTA, Rimesse solutorie: prescrizione e formulazione dell’eccezione, su questo sito.

[2] V. su tale pronuncia, M. LECCI, Eccezione di prescrizione priva dell’indicazione delle rimesse, su questo sito.

[3] Cfr. M. LECCI, La parte convenuta non ha l’onere di allegare le rimesse solutorie, su questo sito.

 

Qui la pronuncia: Cass. Civ., Sez. I, n. 27680 del 30.10.2018

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