Unit Linked: promotore e intermediario solidalmente responsabili



Cass. Civ. sez. III n. 3712, 8 febbraio 2019

di Pierpaolo Verri

 


La recentissima sentenza n. 3712/2019 della Terza Sezione civile della Suprema Corte di Cassazione si è espressa sul tema della responsabilità solidale dell’intermediario e del promotore finanziario per la stipula di contratti finanziari aventi ad oggetto polizze assicurative Unit Linked.

FATTO

Nel processo di primo grado, avviato nel 2006, parte attorea citava in giudizio il promotore finanziario, l’istituto emittente le polizze assicurative e la società intermediaria affinché venisse dichiarata la nullità di tre contratti, nello specifico tre polizze Unit Linked. Il giudizio di primo grado si concludeva nel 2009 con una sentenza che, riconoscendo il vizio del consenso nella stipula del contratto, annullava una delle tre polizze sottoscritte e condannava sia la società emittente delle polizze alla restituzione del premio versato per la sottoscrizione delle stesse, sia il promotore finanziario, che concretamente le aveva negoziate, a risarcire il danno patito dal sottoscrittore.

Il successivo giudizio d’appello riformava la sentenza impugnata, riconoscendo il diritto all’emittente delle polizze di vedersi restituite le somme ricevute dal sottoscrittore della polizza in base a quanto statuito in primo grado.

Gli attori rimasti soccombenti hanno proposto un ricorso per cassazione articolato su cinque motivi, mentre parte resistente ha avanzato un ricorso incidentale sulla base di due motivi.

DIRITTO

Preliminarmente è opportuno puntualizzare come la sentenza in commento coinvolga due differenti temi, ovvero la ripartizione della responsabilità per fatto illecito tra il promotore e l’intermediario finanziario e il regime regolamentare al quale sono sottoposte le polizze Unit Linked. Quest’ultime, in particolare sono delle polizze vita rientranti nell’ambito delle polizze di ramo III, il cui rendimento è collegato al valore di quote di organismi di investimento collettivo del risparmio o di fondi interni. Nel caso specifico delle polizze Unit Linked, il denaro che viene consegnato dal cliente all’istituto di credito, alla Sim o alla compagnia assicurativa, a titolo di credito, viene investito in quote di fondi di investimento, con il rendimento della polizza che diviene così legato (da qui la dicitura “linked”) al rendimento del fondo. Si tratta pertanto di polizze le cui prestazioni sono suscettibili di variazioni a seconda dell’andamento dei mercati finanziari, che in virtù di ciò non garantiscono la restituzione del capitale a scadenza, né sono in grado di assicurare un rendimento minimo al sottoscrittore.

Nella sentenza in esame, la Suprema Corte di Cassazione ritiene fondata la censura con la quale il ricorrente denuncia la nullità della sentenza d’appello per omessa pronuncia in relazione all’impugnazione del capo della sentenza di primo grado sulla responsabilità solidale della società emittente e del promotore finanziario. Sul punto, la Cassazione rileva come possa ritenersi sussistente una presunzione di corresponsabilità dell’intermediario così come indicato dalla legge di settore, non potendosi pertanto sostenere che la responsabilità del promotore finanziario per violazione degli obblighi di protezione e di informazione non riverberi effetti, quanto meno presumibilmente, sulla posizione dell’intermediario, chiamato a rispondere direttamente del suo operato. Più specificatamente, la sentenza individua come l’intermediario risponda del fatto illecito del promotore incaricato alla vendita del prodotto sulla base del rapporto di preposizione e in ragione dell’affidamento delle relative incombenze al promotore stesso di cui si avvale necessariamente per la conduzione dell’attività di negoziazione dell’investimento, purché sussista il nesso di occasionalità necessaria tra queste ultime e le condotte del promotore.

La normativa di settore, sul punto, prevede all’art. 31, comma 3, T.U.F. che “il soggetto abilitato che conferisce l’incarico è responsabile in solido dei danni arrecati a terzi dal consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede, anche se tali danni siano conseguenti a responsabilità accertata in sede penale”. Si riconosce, pertanto, in capo all’intermediario finanziario una responsabilità per fatto illecito altrui, ed alla luce del dettato normativo dell’art. 31 T.U.F., è legittimo ritenere che in capo all’intermediario gravino degli obblighi di sorveglianza circa la concreta osservanza da parte del promotore delle norme comportamentali poste a suo carico dalla normativa di settore. Di tal modo, dall’inadempimento di tali obblighi discende la responsabilità dell’intermediario, sempreché quest’ultimo non sia in grado in dimostrare che la condotta del promotore non rientri in un rapporto di occasionalità necessaria con l’attività tipica dell’intermediario.

 

ONERE PROBATORIO

 

La Cassazione è poi puntuale nello specificare i principi che disciplinano il riparto dell’onere della prova in materia. In particolare, l’investitore deve ad allegare l’inadempimento delle obbligazioni poste a carico della controparte e dimostrare l’esistenza del nesso di causalità tra l’inadempimento ed il danno subito. Di contro, l’intermediario è tenuto a dimostrare sotto il profilo soggettivo di avere agito con la specifica diligenza richiesta e, sotto il profilo oggettivo, di avere adempiuto alle specifiche obbligazioni poste dalla normativa a suo carico ed allegate come inadempiute dalla controparte. Rientra fra gli oneri di comportamento trasparente e leale nei confronti dell’investitore anche l’obbligo di rilasciare una specifica informazione circa il contenuto del contratto d’investimento che non si limiti agli aspetti meramente formali ma coinvolga il piano della comunicazione e dell’affidamento tra il promotore e il cliente, al quale devono essere fornite delle informazioni relative ai vantaggi prospettici, nel tempo, dell’investimento proposto, ai rischi connessi in rapporto all’andamento economico prevedibile e alla specifica propensione al rischio dichiarata dall’investitore, cui si aggiunge il dovere di valutare l’adeguatezza dell’investimento in relazione alla situazione personale e patrimoniale dell’investitore. Viene tuttavia fatta salva la prova contraria, ovvero che il profilo di rischio del cliente è stato rispettato e che le perdite si sarebbero ugualmente verificate, in pari o diversa misura, anche se i suddetti obblighi fossero stati rispettati.

 

NATURA DELLE POLIZZA UNIT LINKED

 

Nella sentenza in esame, la Corte si sofferma, inoltre, sulla natura delle polizze Unit Linked, esaminando la censura con la quale parte ricorrente lamenta la violazione dell’art. 1, secondo comma, TUF, per avere la Corte d’Appello ritenuto il contratto di polizza Unit Linked uno strumento finanziario. La Cassazione, esprimendosi sul tema, conferma la qualifica dei contratti come strumenti finanziari andando oltre la mera veste formale di contratto di assicurazione con cui il prodotto è stato offerto alla parte ricorrente. In particolare la sentenza enuncia il seguente principio di diritto: “Costituisce un giudizio di atto, incensurabile in sede di legittimità, in quanto di natura strettamente interpretativa, la riconduzione nella categoria contrattuale dell’intermediazione finanziaria, anziché in quella assicurativa, di un’operazione negoziale complessa (assicurazione sulla vita con premio investito mediante una società fiduciaria in prodotti finanziari), operata dal giudice del merito sul rilievo della mancanza della garanzia della conservazione del capitale alla scadenza concordata tra le parti”.

La sentenza in commento si pone pertanto in linea di continuità con l’orientamento emerso in seno alla Suprema Corte in seguito all’ordinanza n. 10333 del 30/04/2018, sez. III, per la quale prodotti come le polizze Unit Linked sono dei veri e propri investimenti finanziari e non dei meri prodotti assicurativi, mancando la garanzia della restituzione del capitale investito. Considerare la loro negoziazione come un investimento finanziario, pertanto, significa doversi interfacciare con il sottoscrittore applicando tutte le tutele informative e comportamentali facenti capo, in particolar modo, all’art. 21 TUF, che nello stabilire i criteri di svolgimento dei servizi e delle attività finanziarie, prendendo atto dell’evidente asimmetria informativa che intercorre fra l’intermediario e l’investitore, obbliga i soggetti abilitati alle suddette attività a comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza per servire al meglio l’interesse dei clienti e salvaguardare l’integrità dei mercati.

 

Qui la pronuncia: Cass. Civ. sez. III n. 3712, 8 febbraio 2019

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