Spetta al correntista in ripetizione dar prova della natura ripristinatoria delle rimesse



3 min read

 Cass. Civ., Sez. I, nn. 27704 e 27705 del 31.10.2018

di Lecci Michael

 


Le pronunce in commento, da trattare congiuntamente in ragione della loro contiguità argomentativa, tornano ad occuparsi dell’annoso tema relativo all’onere della prova con riferimento alla natura delle rimesse.

In entrambe le decisioni i motivi di ricorso promossi dai correntisti – al netto della parziale inammissibilità –  vertono sulla violazione dell’art. 2697 c.c. da parte dei giudici territoriali nella parte in cui avrebbero ignorato la presunzione della “normale” natura ripristinatoria dei versamenti (in assenza di prova contraria da parte della Banca) nonché, in alternativa, la tesi del “fido di fatto” (da dimostrare mediante estratti conto, riassunti scalari…), necessaria per riconoscere natura ripristinatoria alle rimesse, attribuendo a quest’ultime natura solutoria, con conseguente decorrenza della prescrizione dalla data dell’annotazione.

Conformemente alla nota pronuncia del 2010, ribadiscono i giudici che, in presenza di versamenti eseguiti su un conto passivo “scoperto” privo di un’apertura di credito a favore del correntista, quei versamenti integreranno la nozione di pagamento.

Orbene, laddove non vi sia la prova dell’esistenza di un’apertura in favore del cliente è indubbio che le rimesse assumano natura solutoria; dei dubbi, invece, sussistono relativamente alle modalità con cui accertare la sussistenza (effettiva) di un fido.

  • Onere della prova

A fronte dell’indiscutibilità del principio di cui sopra emergono dei contrasti in merito agli oneri probatori.

Sul punto i giudici evidenziano che:

  1. Il cliente che agisca in ripetizione dell’indebito ex art. 2033 c.c. ha l’onere di provare i fatti costitutivi del diritto vantato, ovvero deve, in presenza di annotazione di poste passive aventi natura indebita, dar prova della natura non dovuta di quegli addebiti[1].
  2. La banca, invece, dopo aver eccepito la prescrizione del diritto alla ripetizione dell’indebito per decorso del termine decennale della annotazioni passive, ha l’onere di allegare l’inerzia, il tempo del pagamento ed il tipo di prescrizione invocata[2].
  3. Quale terzo step, qualora il tempo decorso dalle annotazioni passive integri il periodo necessario per il decorso della prescrizione, spetta al cliente allegare il fatto modificativo, consistente nell’esistenza di un contratto di apertura di credito, che qualifichi quei versamenti come mero ripristino della disponibilità accordata e, dunque, possa spostare l’inizio del decorso della prescrizione alla chiusura del conto.

Pertanto, è evidente che in mancanza di un “affidamento” sul conto corrente tutte le rimesse devono considerarsi solutorie; in tal senso, evidenziano i giudici che il principio secondo cui le rimesse si presumono ripristinatorie assume valenza laddove venga provata l’esistenza di un contratto di apertura di credito (sul punto i ricorrenti richiamano Cass. 26 febbraio 2014, n. 4518).

Sulla scorta di tale ricostruzione i giudici concludono puntualizzando come gravi sul correntista, che agisca in ripetizione, l’onere di dimostrare la natura ripristinatoria dei versamenti mediante la prova dell’esistenza di un affidamento.

[1] In tal senso sono plurime decisioni della Suprema Corte in materia di domanda di ripetizione di indebito oggettivo, secondo le quali il creditore istante è tenuto a provare i fatti costitutivi della sua pretesa: quindi, la d azione e la mancanza di una causa che lo giustifichi, ovvero il venir meno di questa (cfr. Cass. 25 gennaio 2011, n. 1734; 17 marzo 2006, n. 5896; 13 novembre 2003, n. 17146).

[2] Deve considerarsi, in proposito, che l’eccezione di prescrizione è validamente proposta quando la parte ne abbia allegato il fatto costitutivo, e cioè l’inerzia del titolare, e manifestato la volontà di avvalersene (da ultimo, Cass. 22 febbraio 2018, n. 4372 e Cass. 26 luglio 2017, n. 18581, che richiamano precedenti ulteriori, fra cui Cass. 29 luglio 2016, n. 15790; Cass. 20 gennaio 2014, n. 1064).

 

Qui le pronunce: 

Cass. Civ., Sez. I, n. 27705 del 30.10.2018

Cass. Civ., Sez. I, n. 27704 del 30.10.2018

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap