La Suprema Corte interviene a proposito dell’art. 1832 c.c.



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Cass. Civ., Sez. 3, Sent. n. 22551 del 25.09.2018 
di Donato Giovenzana – Legale d’impresa

La Suprema Corte, in relazione alla censura dei ricorrenti secondo cui non vi sarebbe stata alcuna prova dell’avvenuta trasmissione degli estratti conto ad essi clienti e che, pertanto, erroneamente sarebbe stata fatta applicazione dell’art. 1832 c. c.,  precisa che, in realtà, la sentenza impugnata non contiene alcun riferimento alla valenza probatoria privilegiata dell’estratto conto trasmesso al correntista e non contestato.

 
Ed invero, osservano gli Ermellini, la Corte territoriale si è limitata ad affermare che, in base all’estratto conto, la correntista risultava debitrice della Banca, risultando quindi chiaramente che i giudici di merito avevano inteso utilizzare l’estratto del conto corrente non come prova legale, ai sensi dell’art. 1832 c. c., bensì come elemento di prova prudentemente apprezzabile ex art. 116 c.p.c.
 
Di talchè i Supremi Giudici hanno espresso il principio di diritto secondo cui “in materia di rapporti di conto corrente, se l’estratto conto prodotto dalla banca non risulta debitamente comunicato al correntista o dallo stesso è stato tempestivamente contestato, ai sensi dell’art. 1832 c.c., il documento perde il valore probatorio privilegiato previsto da tale norma, ma è comunque prudentemente apprezzabile dal giudice come elemento di prova, a mente degli artt. 115 e 116 c.p.c.”.

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