Rilevante scrutinio della Cassazione: sussite l’interesse del correntista a ricorrere contro clausole illegittime su interessi anatocistici, anche se non ha effettuato rimesse solutorie



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Cass. civ. – VI Sez. – Ord. n. 21646 del 5.09.2018 
di Donato Giovenzana – Legale d’impresa

Secondo la Suprema Corte, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte distrettuale,  il correntista, in una situazione  contrassegnata dall’assenza di rimesse solutorie da lui eseguite, ha  comunque   interesse di sicura consistenza a che si accerti, prima della chiusura del conto, la nullità o validità delle clausole anatocistiche, l’esistenza o meno di addebiti illegittimi operati in proprio danno e, da ultimo, l’entità del saldo (parziale) ricalcolato, depurato delle appostazioni che non potevano aver luogo.

 
Ad avviso degli Ermellini, tale interesse rileva, sul piano pratico, almeno in tre direzioni:
  • quella della esclusione, per il futuro, di annotazioni illegittime;
  • quella del ripristino, da parte del correntista, di una maggiore estensione dell’affidamento a lui concesso, siccome eroso da addebiti contra legem;
  • quella della riduzione dell’importo che la banca, una volta rielaborato il saldo, potrà pretendere a seguito della cessazione del rapporto (allorquando, cioè, dovranno regolarsi tra le parti le contrapposte partite di debito e credito).
Sotto questi tre profili la domanda di accertamento in argomento prospetta, dunque, per il soggetto che la propone, un sicuro interesse, in quanto è volta al conseguimento di un risultato utile, giuridicamente apprezzabile, che non può attingersi senza la pronuncia del giudice.
 
Come già osservato dalle Sezioni Unite, il correntista, sin dal momento dell’annotazione in conto di una posta, avvedutosi dell’illegittimità dell’addebito in conto, ben può agire in giudizio per far dichiarare la nullità del titolo su cui quell’addebito si basa e, di conseguenza, per ottenere una rettifica in suo favore delle risultanze del conto stesso: e potrà farlo, se al conto accede un’apertura di credito bancario, proprio allo scopo di recuperare una maggiore disponibilità di credito entro i limiti del fido concessogli.
 
Per il che l’acclarata insussistenza di rimesse solutorie non esclude un interesse del correntista rispetto alle pronunce invocate.
 
 

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