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«L'amore è beffardo.»

Un romanzo d’amore breve, asciutto, dirompente e talvolta disturbante, nei suoi picchi di intensità.

Un romanzo che rompe il cliché perché narra di un uomo parigino, già attore di successo, che – travolto dalla fine del proprio matrimonio – emigra verso una New York grigia e cupa, troppo dispersiva e poco comprensiva, per essere minimamente inclusiva.
L’uomo, abbandonato dalla moglie che gli ha preferito un gigolò, lascia la sua terra e sconfina oltre oceano per ripartire da zero.
Qui incontra Kay, anche lei in fuga da se stessa.
Le due anime si incontrano, si infuocano, si appassionano, muoiono d’amore e risorgono innamorate.

Ci sono due letture e interpretazioni possibile per quest’opera di Simenon che sbaraglia lo schema del giallista e si conferma uno scrittore a tutto tondo.

Di primo acchito il lettore si lascia travolgere dal grande amore che devasta e inumidisce gli occhi, sconcerta e consuma, distoglie l’attenzione da tutto il resto. Rovina e guarisce. Il romanticismo esasperato nelle parole di un uomo lascia sempre un po’ increduli perché lontano dal cliché moderno e più vicino al romanzo cavalleresco.

A ben vedere, però, emerge presto l’ossessione distruttiva di un uomo geloso di un passato che non gli appartiene e di una donna remissiva e succube, che pur di compiacere l’amante si svilisce e accetta di assecondarlo in tutto e per tutto, anche nella sua furia ingiustificata.
Un amore malato che oggi entrerebbe nelle pagine di un romanzo o nelle battute di un film solo nella sua accezione negativa.

Un’analisi meno enfatica, può suggerire un contesto balordo, in cui l’uno é solo la stampella sulla quale l’altro trova sostegno, in questa vita incerta nella quale ci si incontra e si trascorre un pezzo di strada insieme solo per non restare soli e svuotare sugli altri le scorie indissolubili della propria sofferenza.

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