Credito ai consumatori: nulla la clausola relativa al costo non incluso nel TAEG ed anche la clausola che individua un TAEG che non ha previsto quel costo



Commento a ABF, Collegio di Coordinamento, 08 giugno 2018, n. 12832

di Avv. Laura Albanese

 

 


 

  1. Premessa

Il Collegio di Coordinamento dell’Arbitro Bancario Finanziario è tornato a pronunciarsi sui rimedi esperibili in caso di mancato inserimento di una voce di costo nel TAEG indicato in un contratto di credito ai consumatori.

Disattendendo l’interpretazione prospettata dal Collegio rimettente, il Collegio di Coordinamento ha ribadito il proprio precedente orientamento, secondo cui “nulla la clausola relativa al costo in sé considerata, onde nulla è dovuto per tale titolo, è anche nulla la clausola relativa al TAEG che non ha previsto quel costo”, all’uopo richiamando anche il pronunciamento reso dalla Corte di Giustizia nella causa C-42/15 e relativo all’interpretazione dell’art. 23 della direttiva 2008/48/CE.

  1. Il caso oggetto di rimessione

Nella controversia sottoposta all’attenzione del Collegio di Coordinamento, parte ricorrente lamentava che, a seguito di una verifica documentale, era emersa la mancata inclusione nel TAEG – indicato nel contratto di prestito personale sottoscritto con l’intermediario resistente – del valore corrispondente al premio assicurativo della polizza credit protection insurance, alla quale aveva aderito contestualmente alla concessione del finanziamento.

In considerazione di tale rilievo, parte ricorrente evidenziava come il TAEG effettivo fosse maggiore rispetto a quello oggetto di pattuizione e, pertanto, chiedeva l’applicazione al rapporto del tasso BOT, ai sensi dell’art. 125-bis, co. 6 e 7 del TUB, nonché la ripetizione di quanto sarebbe risultato indebitamente percepito dall’istituto di credito, proprio in virtù dell’applicazione del tasso sostitutivo.

L’intermediario si opponeva, nelle proprie controdeduzioni, all’accoglimento delle domande di parte ricorrente. Al netto dell’eccezione di inammissibilità/irricevibilità del ricorso – non avendo parte ricorrente prodotto la polizza oggetto di contestazione – l’istituto, nel merito, sosteneva il carattere facoltativo della polizza assicurativa sottoscritta, come riscontrabile dall’esame della documentazione contrattuale e dalle comunicazioni periodiche inviate alla clientela.  

In aggiunta, l’intermediario precisava che il ricorrente erroneamente faceva discendere dalle proprie asserzioni la configurabilità della sanzione di cui all’art. 125-bis TUB, al contrario, dovendosi ritenere applicabile il previgente art. 124, co. 5 TUB, che contemplava l’applicabilità del «tasso sostitutivo BOT» esclusivamente «nei casi di assenza o nullità delle clausole contrattuali», fra i quali non ricadeva l’errata determinazione del TAEG.

  1. Il punto del Collegio rimettente e la natura obbligatoria della polizza assicurativa

Il Collegio di Roma, in sede di esame del ricorso, preliminarmente disattendeva l’eccezione pregiudiziale dell’intermediario e procedeva ad esaminare nel merito le domande formulate da parte ricorrente.

Dunque, facendo proprio l’orientamento già da tempo maturato presso i vari Collegi territoriali dell’Arbitro (soprattutto a seguito di Collegio di Coordinamento, decisione n. 10617 del 12 settembre 2017), il Collegio adito qualificava come obbligatoria la polizza in contestazione, ritenendo, altresì, che i relativi costi sarebbero dovuti essere considerati ai fini del computo del TAEG. Ed infatti, già da tempo, l’Arbitro Bancario e Finanziario – proiettandosi al di là del dato meramente formale – aveva avuto modo di enucleare indici sintomatici utilizzabili dal mutuatario per dimostrare il carattere obbligatorio della polizza[1].

Ciò nonostante, il Collegio di Roma riteneva di dover rimettere al Collegio di Coordinamento la questione relativa ai rimedi applicabili laddove, come nel caso sottoposto al proprio esame, vi fosse stata un’erronea determinazione del TAEG, riconducibile alla mancata inclusione di alcune voci di costo nell’indicatore sintetico. In merito, il Collegio territoriale rilevava come il TAEG rivestisse una funzione meramente informativa, finalizzata a mettere in condizione il consumatore di conoscere il costo del prestito prima di accedervi e, pertanto, riteneva che allo stesso non potesse essere riconosciuta “alcuna funzione o valore di regola di validità, tanto meno essenziale, del contratto”, ma una mera “valenza di regola di comportamento, comportante una mera obbligazione risarcitoria a titolo di responsabilità contrattuale del finanziatore”.

Ne derivava l’allontanamento del Collegio di Roma della soluzione accolta dal Collegio di Coordinamento con la decisione n. 1430 del 18 febbraio 2016, che conduceva alla nullità della clausola, in caso di mancata indicazione di talune voci di costo nel parametro sintetico.

L’orientamento espresso dal Collegio territoriale, per un verso, si fondava sulla mancanza di una precipua disposizione di legge o di sistema che sanzionasse con la nullità tali violazioni, dall’altra su un velato contrasto rilevato rispetto al disposto dell’art. 23 della direttiva 2008/48/CE. A parere dell’organo rimettente, infatti, la sanzione della nullità doveva considerarsi “sproporzionata” rispetto alla violazione, anche in considerazione del fatto che “le direttive comunitarie in materia di credito al consumo prevedono che gli Stati membri stabiliscano norme sulle sanzioni applicabili in caso di violazione delle disposizioni interne adottate ai sensi delle medesime direttive, assicurandone l’attuazione. Benché la scelta delle sanzioni sia lasciata alla discrezionalità degli Stati membri, il legislatore europeo precisa, comunque, che le sanzioni debbano «essere effettive, proporzionate e dissuasive» (cfr. art. 23, direttiva 2008/48/CE)”.

Riteneva il Collegio di Roma che, in ipotesi analoghe a quelle oggetto di esame, preferibile sarebbe stato applicabire solo il co. 6 dell’art. 125-bis TUB in caso di non inserimento o inserimento non corretto dei costi dell’assicurazione nel TAEG, residuando l’applicazione del successivo co. 7 alle sole ipotesi di mancanza del TAEG o di nullità di quest’ultimo, derivante da motivi altri rispetto al mancato inserimento al suo interno dei costi di cui al co. 6.

  1. L’orientamento del Collegio di Coordinamento

Premettendo che nell’ambito dei contratti di credito ai consumatori non può trovare cittadinanza una distinzione tra regole di validità e regole di condotta – non pacificamente ammessa nel più generale contesto dei contratti bancari – il Collegio ha confermato l’orientamento già espresso nella decisione n. 1430 del 18 febbraio 2016, rilevando che non possa ammettersi una “visione separata e autonoma dei commi 6 e 7 dell’art. 125-bis TUB”, i quali invece devono intendersi come “rappresentativi della medesima regola” e costituiscono, dunque, “due facce della stessa medaglia”.

Secondo l’orientamento recentemente ribadito dal Collegio di Coordinamento, pertanto, per il mancato inserimento di alcune voci di costo all’interno del TAEG “la conseguenza è (non può non essere) che è nulla la clausola relativa al costo in sé considerata, onde nulla è dovuto per tale titolo, ma è anche nulla la clausola relativa al TAEG che non ha previsto quel costo: ipotesi per la quale il comma 7 prevede una forma di integrazione legale del contratto”, attraverso l’applicazione del tasso nominale sostitutivo.

In questo senso depone il già richiamato art. 125-bis, co. 7 TUB, laddove prevede che, in ipotesi di assenza o di nullità delle relative clausole, il TAEG equivalga al tasso nominale dei BOT. E, infatti, meglio chiarisce il Collegio di Coordinamento come, “diversamente opinando, dovrebbe pervenirsi a una vera e propria aporia: considerare in pari tempo nulla la clausola che prevede un costo che per legge doveva essere incluso nel TAEG e valida la clausola del TAEG che illegittimamente non lo ha previsto. Pertanto, […] la nullità della controversa clausola relativa al TAEG deve comportare, così come richiesto dal ricorrente, l’applicazione del tasso legale sostitutivo”.

Al fine di avvalorare la propria conclusione attraverso un richiamo esterno alla disciplina del credito ai consumatori, il Collegio di Coordinamento evidenzia come anche l’art. 117 TUB colleghi espressamente il rimedio sostitutivo alla nullità delle clausole di cui al co. 6; il che dimostrerebbe come “il meccanismo nullità/sostituzione è quello preferito dal legislatore del TUB in caso rappresentazione non precisa delle condizioni al cliente” e ciò a prescindere dal fatto che “questa soluzione possa apparire una sanzione inadeguata o sproporzionata per l’intermediario” – come rilevato dallo stesso Collegio rimettente – giacché trattasi di un questione di politica legislativa che, come tale, “non spetta all’interprete sindacare” (Collegio di Coordinamento, decisione n. 1430 del 18 febbraio 2016).

Nel corroborare la propria interpretazione, il Collegio ha richiamato, poi, la decisione della Corte di Giustizia del 9 Novembre 2016, resa nella causa C-42/15 e relativa all’interpretazione dell’art. 23 della direttiva 2008/48; giacché lo stesso Collegio a quo nell’ordinanza di rimessione al Collegio di Coordinamento aveva chiesto di offrire una soluzione interpretativa dell’art. 125-bis TUB più in linea con quanto disposto proprio dall’art. 23 della Direttiva 2008/48/CE.

Dunque, il Collegio ha evidenziato che la Corte di Giustizia in quella sede ebbe modo di rilevare come il richiamato art. 23 dovesse essere interpretato nel senso che “esso non osta a che uno Stato membro preveda, nella sua normativa nazionale, che, qualora un contratto di credito non menzioni tutti gli elementi richiesti dall’articolo 10, paragrafo 2, della direttiva in parola, tale contratto sia considerato esente da interessi e spese, sempreché si tratti di un elemento la cui assenza possa rimettere in discussione la possibilità per il consumatore di valutare la portata del proprio impegno”.

In considerazione di ciò, rilevando anche la conformità del proprio orientamento interpretativo rispetto alle disposizioni di matrice europea – come confermato dalla Corte di Giustizia espressasi su norme dell’ordinamento slovacco, in tutto assimilabili al disposto dell’art. 125-bis TUB – il Collegio di Coordinamento ha concluso che “nulla la clausola relativa al costo in sé considerata, onde nulla è dovuto per tale titolo, è anche nulla la clausola relativa al TAEG che non ha previsto quel costo”, soccorrendo in questo caso il già menzionato meccanismo di integrazione legale del contratto, con l’applicazione del tasso nominale sostitutivo.

Pare, dunque, che il Collegio di Coordinamento abbia nuovamente riconosciuto primario rilievo alle conseguenze pregiudizievoli che potrebbero derivare al consumatore dal mancato inserimento di talune voci di costo all’interno del TAEG e alla valenza informativa ad esso riconosciuta all’interno delle regole di trasparenza dettate per il credito ai consumatori. D’altro canto, non può farsi a meno di rilevare come la mancata indicazione di tutte le voci di costo all’interno dell’indicatore sintetico preclude alla parte di avere esatta percezione dell’impegno economico da assumere e, ancor prima, di comparare consapevolmente le varie offerte e scegliere il soggetto con cui contrarre.

[1] In particolare, sono stati ritenuti sintomatici elementi come: “- che la polizza abbia funzione di copertura del credito; – che vi sia connessione genetica e funzionale tra finanziamento e assicurazione, nel senso che i due contratti siano stati stipulati contestualmente e abbiano pari durata; – che l’indennizzo sia stato parametrato al debito residuo. Per contrastare il valore probatorio di tali presunzioni, ancor più rilevanti quando contraente e beneficiario sia stato lo stesso intermediario e a questo sia stata attribuita una significativa remunerazione per il collocamento della polizza, la resistente è tenuta a fornire elementi di prova di segno contrario attinenti alla fase di formazione del contratto, in particolare documentando, in via alternativa:  – di aver proposto al ricorrente una comparazione dei costi (e del TAEG) da cui risulti l’offerta delle stesse condizioni di finanziamento con o senza polizza;  – ovvero di avere offerto condizioni simili, senza la stipula della polizza, ad altri soggetti con il medesimo merito creditizio;  – ovvero che sia stato concesso al ricorrente il diritto di recesso dalla polizza, senza costi e senza riflessi sul costo del credito, per tutto il corso del finanziamento” (Collegio di Coordinamento, decisione n. 10617 del 12.06.2017). 

 

Qui la decisione: ABF, Collegio di Coordinamento, decisione del 08.06.2018, n. 12832

 

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