Premi assicurativi e usura: rilevanti sia nell’accertamento, che nella sanzione



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Commento a ABF, Collegio di Coordinamento, 08 giugno 2018, n. 12830

di Antonio Zurlo

 


Premessa – 1. La ricostruzione del fatto e l’ordinanza di rimessione. – 2. L’orientamento estensivo: l’inclusione di tutti gli oneri, anche per deflazionare l’elusione della normativa. – 3. L’orientamento restrittivo: la letteralità della norma espressione di una volontà punitiva eccezionale. – 4. La decisione del Collegio: la doppia rilevanza dei premi assicurativi.

Premessa.

Il Collegio di Coordinamento dell’Arbitro Bancario Finanziario (in seguito, ABF), con una recentissima decisione[1], dirimendo la conflittualità tra due orientamenti ermeneutici, ha statuito che, ove sia stato accertato il collegamento funzionale tra l’operazione finanziaria principale e la polizza stipulata a protezione del credito, nonché, al contempo, si sia verificato il superamento del tasso soglia rilevante ai fini dell’usura genetica, in virtù della corretta interpretazione del secondo comma dell’art. 1815 c.c., in combinato disposto con il quarto comma dell’art. 644 c.p., vengano colpiti dalla nullità non solo gli interessi propriamente intesi, ma anche tutti gli oneri e le spese, compresi i premi assicurativi relativi alle polizze collegate (con esclusione di imposte e tasse), che, pertanto, debbono essere restituiti al mutuatario.

  1. La ricostruzione del fatto e l’ordinanza di rimessione.

La ricorrente adiva l’Organismo arbitrale, contestando il calcolo del TAEG effettuato dall’Intermediario resistente, nell’ambito del rapporto di mutuo intrattenuto con quest’ultimo, poiché nella determinazione non era stato incluso il costo delle due polizze collettive, sottoscritte contestualmente all’erogazione del finanziamento. Rilevava, peraltro, come il contratto risultasse affetto da usura genetica[2] e concludeva chiedendo: in via principale, la condanna dell’Intermediario alla ripetizione totale degli interessi e delle spese, ai sensi di quanto disposto dall’art. 1815 c.c.; in via subordinata, la dichiarazione di nullità della clausola relativa al TAEG, con contestuale applicazione sostitutiva del tasso normativamente previsto dall’art. 125bis TUB[3]; da ultimo, la condanna di parte resistente alla restituzione degli interessi pagati in eccesso, nel periodo intercorrete dall’erogazione all’estinzione anticipata del finanziamento,nonché alla rifusione delle spese di assistenza professionale sostenute per la predisposizione del reclamo.

L’Intermediario, costituendosi, deduceva l’assoluta correttezza della determinazione del TAEG indicato nel contratto e, al contempo, che il costo delle polizze assicurative facoltative dovesse ritenersi escluso dal calcolo anzidetto, in ossequio a quanto normativamente previsto. Evidenziava, inoltre, che il TEG applicato al rapporto fosse stato calcolato in assoluta conformità alle “Istruzioni per la rilevazione dei tassi effettivi globali medi ai sensi della legge sull’usura”, emanate nel febbraio 2006, e che fosse, comunque, inferiore alla soglia antiusura specificamente fissata per la categoria di prestito posto in essere con la ricorrente.

A tal proposito, non pare possa ragionevolmente tacersi che l’obbligatorietà della polizza assicurativa sia una circostanza meritevole di un più puntuale (per quanto incidentale) approfondimento.

Come evidenziato dall’Intermediario resistente, nelle Istruzioni per la rilevazione del TEGM, ai sensi della normativa sull’usura, diramate da Banca d’Italia nel febbraio 2006[4], all’interno del paragrafo specificamente dedicato al “Trattamento degli oneri e delle spese”[5], si prevedeva espressamente che il calcolo del tasso avesse dovuto tener conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito, nonché, più in particolare, che fossero dovute essere incluse, tra le altre[6], le spese per le assicurazioni o garanzie imposte dal creditore, intese ad assicurare il rimborso totale o parziale del credito. Ne derivava, in sostanza, l’inclusione delle polizze assicurative solo ove obbligatorie[7], caratterizzazione inesistente, perlomeno a giudizio dell’Intermediario resistente, nel caso delle assicurazioni oggetto di controversia, alle quali la ricorrente aveva liberamente deciso di aderire.

Traslando il focus dell’analisi nuovamente sulla decisione in commento, il Collegio territorialmente competente (quello di Roma) dissentiva sulla qualificazione delle due polizze addotta da parte resistente, sulla scorta di tutti gli elementi probatori allegati e prodotti dalle parti e, specialmente, tenendo in debita considerazione le guideline stabilite dal Collegio di Coordinamento, nella seduta del 12 giugno 2017[8], sul fattivo accertamento, certamente complesso e tutt’altro che immediato, del carattere facoltativo od obbligatorio delle polizze correlate a un’operazione finanziaria[9].

Nel pronunciamento de quo viene, infatti, enunciato il principio di diritto per cui, in presenza di un contratto di finanziamento nel quale le parti abbiano indicato come “facoltativa” la polizza assicurativa abbinata[10], spetti al mutuatario dimostrarne l’obbligatorietà[11], quantomeno nel senso che la conclusione del contratto di assicurazione abbia costituito requisito necessario per ottenere il credito alle condizioni concretamente offerte; è prevista, inoltre, la possibilità di adempiere a siffatto onere probatorio tramite presunzioni gravi, precise e concordanti,  desumibili dal concorso di alcune circostanze opportunamente tipizzate, quali: la funzione di copertura del credito; la connessione genetica e funzionale tra finanziamento e assicurazione; la parametrazione dell’indennizzo al debito residuo[12].

Alla stregua dei summenzionati criteri interpretativi, il Collegio di Roma accertava che: le due polizze sottoscritte dalla ricorrente avessero effettivamente funzione di copertura del credito; fosse, al contempo, sussistente una connessione, genetica e funzionale[13], tra il finanziamento concesso e l’assicurazione; l’ammontare dell’indennizzo fosse stato parametrato al debito residuo; da ultimo, il diritto di recesso sarebbe potuto essere esercitato solo entro il breve termine di 30 gg., con dies a quo coincidente dalla stipulazione del contratto. Elementi univocamente deponenti a favore della caratterizzazione delle polizze sottoscritte dalla ricorrente come obbligatorie: in quanto tali da dover includere nel calcolo del TEG, conseguendone il superamento del tasso soglia, come dedotto dalla ricorrente. 

Su di un piano più strettamente operativo – pragmatico, quello delle conseguenze discendenti dall’usurarietà degli interessi, il Collegio territoriale rilevava come l’eventuale accoglimento della domanda di restituzione degli interessi e delle spese fosse subordinato alla definitiva risoluzione di  una delicata questione interpretativa: il secondo comma dell’art. 1815 c.c., stabilendo chela generica non debenza degli interessi[14], nel caso in cui questi fossero usurari, con la nullità della clausola di pattuizione, nulla definiva con riferimento alla necessità di restituire ulteriori oneri derivanti dal contratto.

Lacuna contenutistica che rendeva, di fatto, necessitata la rimessione della questione al Collegio di Coordinamento[15], con la finalità di giungere a un approdo definitivo o verso una lettura estensiva della norma de qua, con la ricomprensione anche degli oneri ulteriori agli interessi e l’accoglimento, nel caso di specie, della domanda della ricorrente, ovvero, del tutto simmetricamente, verso un’interpretazione letterale e più restrittiva, con una rigida limitazione dell’area della restituibilità ai soli interessi.

  1. L’orientamento estensivo: l’inclusione di tutti gli oneri, anche per deflazionare l’elusione della normativa.

Premessa indefettibile dell’interpretazione estensiva del dato normativo è l’inclusione nella dicitura “interessi”, contenuta nell’art. 1815, secondo comma, c.c., di tutti gli oneri gravitanti attorno al finanziamento, con esclusione delle sole imposte e tasse.

Volendo addurre un’argomentazione favorevole a siffatta lettura, un primo elemento parrebbe rinvenirsi in una lettura sistematica della norma de qua, funzionalizzata alla tutela degli interessi protetti. L’accertata esistenza, in altri termini, di un collegamento negoziale tra il finanziamento e le polizze assicurative obbligatorie induce a configurare in senso unitario l’operazione negoziale posta in essere dalle parti: ne deriva, sul piano sanzionatorio, che la nullità parziale, comminata dal secondo comma dell’art. 1815 c.c., non possa che colpire qualsivoglia remunerazione pattuita, comunque ascrivibile al corrispettivo del prestito.

Laddove ci si ponesse nell’ottica simmetrica a quella descritta, si incorrerebbe nel rischio, attuale e concreto, di favorire surrettiziamente un’elusione della normativa penale, posta a presidio della legittimità degli interessi: escludendo gli altri oneri dal novero degli elementi rilevanti ai fini della determinazione dei tassi, gli Intermediari finanziari si troverebbero nell’agevole posizione di poter fissare il tasso tenendo bassi gli interessi, maggiorando, contestualmente, l’ammontare di tutti gli altri oneri, derivandone, ove fosse accertata l’usura nel corso dell’atteggiarsi del rapporto di finanziamento, la restituzione unicamente dell’ammontare relativo ai primi, con la ritenzione dei secondi. Operazione sleale, ma, sicuramente, economicamente molto conveniente.

A favore della lettura estensiva non pare possa tacersi neppure la circostanza che, con la sopravvenienza della nullità della pattuizione degli interessi, sarebbe oltremodo complesso accertare la sussistenza di un titolo idoneo a giustificare il trattenimento, da parte dell’Intermediario, delle somme introitate come oneri per il finanziamento usurario.

Come ottimamente evidenziato dal Collegio nella premessa della parte motiva, a sostegno della sostanziale gratuità del mutuo e, quindi, della sottesa interpretazione estensiva degli “interessi” codicistici, accanto alle notazioni già sottolineate circa il nesso funzionale tra i due contratti[16], la deflazione di prassi elusive e l’affinità con la nullità parziale del contratto, potrebbe, con un ruolo quasi dirimente, addursi la complessiva architettura all’interno della quale è inserita e opera la norma de qua: quasi un sistema paternalistico – manutentivo, ontologicamente finalizzato a massimizzare la protezione destinata al contraente asseritamente più debole, nonché a reprimere il fenomeno usurario e le correlate distorsioni sul mercato finanziario. 

  1. L’orientamento restrittivo: la letteralità della norma espressione di una volontà punitiva eccezionale.

L’orientamento speculare a quello appena rassegnato trova il suo caposaldo nella letteralità del dato normativo: la formulazione del secondo comma dell’art. 1815 c.c. parrebbe essere elemento ostativo alla restituzione di tutte le voci diverse dagli interessi monetari.

In tal senso, la dottrina adesiva a questo filone ermeneutico ha ritenuto di attribuire priorità alla finalità sanzionatoria introitata nel panorama ordinamentale con la modificazione della proposizione codicistica: la riforma del dato normativo deve essere letta univocamente come la volontà di disconoscere la salvaguardia del diritto del finanziatore al pagamento degli interessi, nella misura legale, accordata sotto la vigenza del precedente regime dispositivo. In quest’ottica, quasi in adesione al principio di legalità di stampo penalistico, si ritiene più ragionevole non estendere il corollario applicativo della nullità oltre all’espresso riferimento testuale agli interessi strettamente intesi (rectius, monetari), per scongiurare la realizzazione di un ingiustificato arricchimento del mutuatario.

Il secondo comma dell’art. 1815 c.c. sarebbe, in conclusione, da assurgere nella categoria delle norme di stretta interpretazione, implementando una volontà punitiva del legislatore, nella generalità dei casi estranea alla funzione rimediale della nullità. Da una specialità così caratterizzata deriverebbe, quale conseguenza diretta e immediata, l’impossibilità di praticare, ab origine, un’estensione dell’ambito contenutistico di riferimento; limitazione avvalorata anche dalla sostanziale fisiologica autonomia del contratto di finanziamento[17] da quello, seppur collegato, d’assicurazione, che mal giustificherebbe la tracimazione degli effetti della nullità da uno all’altro.  

 

  1. La decisione del Collegio: la doppia rilevanza dei premi assicurativi.

La premessa del percorso motivazionale adottato dal Collegio di Coordinamento è rappresentata dalla sentenza n. 24675/2017[18] delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, che, aderendo alla tesi negazionista in tema di usura sopravvenuta, hanno ritenuto dirimente il dettato dell’art. 1 D.L. 29 dicembre 2000, n. 394, convertito in legge 28 febbraio 2001, n. 24, recante “Interpretazione autentica della Legge 7 marzo1996, n. 108, concernente disposizioni in materia di usura”, in ossequio del quale, ai fini dell’applicazione degli artt. 644 c.p. e 1815, secondo comma, c.c., debbano intendersi usurari gli interessi che superino il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi siano promessi o, comunque, convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento[19].

Ai fini che qui più interessano, nel complesso iter argomentativo, il massimo consesso di legittimità ha avuto premura di evidenziare l’ineludibile ontologica relazionalità intercorrente tra la disposizione civilistica e la fattispecie penale, dal momento che la prima, per essere operativa, presuppone evidentemente un’integrazione contenutistica (segnatamente, la definizione della nozione di interessi usurari), rinvenibile nel dettato normativo della seconda: senza siffatta compenetrazione, sarebbe, di fatto, impossibile procedere a una qualificazione dei tassi di interesse. Dalla legittimazione di questo parallelismo funzionale tra le normative antiusura deriva che il riferimento esplicito all’art. 1815, secondo comma, c.c., contenuto nell’art. 1 del D.L. n. 394/2000 e, parimenti, l’inciso “comunque convenuti, a qualsiasi titolo”, oltre all’esternazione della volontà del legislatore di stabilire e palesare uno stretto collegamento e un’unitarietà tra la norma civile e quella penale, sia indice sintomatico della necessità di un’interpretazione onnicomprensiva del concetto di “interessi”, inclusiva, in quanto tale, di tutti i costi puntualmente annoverati nel quarto comma dell’art. 644 c.p.; elencazione che ricomprende commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese (escluse quelle per imposte e tasse), variamente collegate alla erogazione del credito[20].

Il Collegio di Coordinamento non reputa possibile andare oltre al tenore della normativa d’interpretazione autentica, peraltro disattendendola, circoscrivendo forzosamente, con interpretazioni arditamente alternative, l’ambito operativo delineato dal legislatore.

In senso avvalorativo a tale conclusione, l’Organismo arbitrale evidenzia come la giurisprudenza di legittimità, anche precedentemente alla pronuncia delle Sezioni Unite summenzionata, avesse, di fatto, chiarito che, ai fini della valutazione dell’eventuale natura usuraria di un contratto di mutuo, dovessero essere conteggiate anche le spese di assicurazione sostenute dal debitore per ottenere il credito, proprio in ossequio di quanto espressamente previsto dall’art. 644, quarto comma, c.p., laddove risultate collegate alla concessione del credito, con l’ausilio di qualunque mezzo di prova e con una presunzione, iuris tantum, di sussistenza del collegamento nel caso di contestualità[21] tra la spesa dell’assicurazione e l’erogazione del mutuo[22].

Valorizzando unicamente la contestualità intercorrente tra l’erogazione del finanziamento e la stipulazione della polizza assicurativa, si perviene, essenzialmente, al superamento della dicotomia, descritta nel primo paragrafo, tra obbligatorietà e facoltatività dell’assicurazione[23].

Una lettura alternativa[24] a quella canonica delle Istruzioni di Banca d’Italia[25] e senz’altro precorritrice e del tutto sovrapponibile alle attestazioni giurisprudenziali, normative e arbitrali meno datate e più recenti.

Dopo aver attenzionato gli aspetti rassegnati, la conclusione cui giunge il Collegio pare logica, del tutto condivisibile e, in un certo qual senso, necessitata: se le spese di assicurazione debbano essere calcolate nella fase fisiologica del rapporto, ai fini della configurabilità dell’usura, non possono essere ragionevolmente espunte in quella, successiva, patologica, della sanzione post – accertamento dell’usurarietà, laddove si sia accertata, in ossequio ai canoni interpretativi rassegnati, la sussistenza di un collegamento funzionale tra polizza e finanziamento, prescindendo da dicotomie qualificative, meramente formalistiche.

La validità di quest’assunto pare ancora più evidente e più facilmente apprensibile, laddove si tenga in considerazione la circostanza fattuale che sia prassi invalsa[26] la ritenzione, da parte dell’Intermediario bancario, di una parte dei premi relativi ai contratti di assicurazione, stipulati contestualmente a quelli di mutuo: premi che acquisiscono, di fatto, natura di commissioni e spese sussumibili all’interno della previsione ex art. 644, quarto comma, c.p.  

L’enunciazione del principio di diritto, nei termini descritti in premessa, non può che comportare, con specifico riferimento alla controversia oggetto del ricorso, l’accoglimento della domanda principale, con la conseguente condanna dell’Intermediario resistente alla restituzione alla cliente – mutuataria degli interessi e delle spese di assicurazione, oltre alla corresponsione delle spese per l’assistenza professionale.

 

[1] Il riferimento è a ABF, Collegio di Coordinamento, 31 maggio 2018, n. 11895.

[2] Come riportato nel ricorso, il TAN era stato contrattualmente indicato nel 14,35%, il TAEG nel 15,76% e il TEG nel 15,76%; per effetto dell’inclusione del costo delle due polizze, il TAEG risultava pari al 18,49% e il TEG diventava pari al 18,49%, valore superiore allo specifico tasso soglia vigente al momento della stipulazione (pari al 16,095%).

[3] Sul punto, ABF, Collegio di Coordinamento, 18 febbraio 2016, n. 1430, con nota di S. Pagliantini, L’interpretazione dei contratti asimmetrici nel canone della Corte di Giustizia (aspettando le clausole floor), in Persona e Mercato, http://www.personaemercato.it/wp-content/uploads/2016/09/Pagliantini.pdf.

[4] Consultabili su https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/normativa/archivio-norme/contrasto-usura/cusu-istr-tassi/Istruzioni_usura_feb06.pdf.

[5] Il riferimento è segnatamente al paragrafo C4, pagg. 14 ss.

[6] L’elenco integrale comprende: le spese di istruttoria e di revisione del finanziamento; le spese di chiusura della pratica; le spese di riscossione dei rimborsi e di incasso delle rate; il costo dell’attività di mediazione svolta da un terzo, se necessaria per l’ottenimento del credito; ogni altra spesa contrattualmente prevista connessa con l’operazione di finanziamento.

[7] Sul punto, ABF, Collegio di Napoli, 16 febbraio 2016, n. 1392.

[8] V. ABF, Collegio di Coordinamento 12 settembre 2017, n. 10621, con nota di B. Bonfanti, Collegio di Coordinamento ABF: polizza assicurativa «facoltativa» e calcolo del TAEG, in Diritto Bancario, Attualità, 3 novembre 2017,http://www.dirittobancario.it/news/credito/collegio-di-coordinamento-abf-polizza-assicurativa-facoltativa-e-calcolo-del-taeg.

[9] Sulla problematica della qualificazione della polizza assicurativa, ABF, Collegio di Coordinamento, 12 settembre 2017, nn. 10617,10620 e 10621, con nota di M. Lecci, L’incidenza della polizza assicurativa nella determinazione del TAEG: la posizione del Collegio di Coordinamento ABF, in Diritto del Risparmio – Osservatorio del diritto, 23 settembre 2017, http://www.dirittodelrisparmio.it/2017/09/23/lincidenza-della-polizza-assicurativa-nella-determinazione-del-taeg/.

[10] L’inclusione o meno nel TAEG deve necessariamente prescindere dal dato formale della qualificazione definitoria contrattualmente attribuita alla polizza assicurativa, per rapportarsi, contrariamente, con una verifica pragmatica di funzionalità. In quest’ottica, il cliente – mutuatario potrà sempre dimostrare l’esistenza di una connessione tra la polizza eventualmente definita “facoltativa” e il finanziamento cui abbia avuto accesso, certificandone la sostanziale obbligatorietà, e, in maniera non dissimile, l’Intermediario potrà comprovare la facoltatività di un’assicurazione asseritamente qualificata come “obbligatoria”.

[11] In tal senso, ABF, Collegio di Roma, 2 aprile 2015, n. 2600, per cui sono da qualificarsi come elementi sintomatici dell’obbligatorietà: la durata della copertura assicurativa coincidente con quella del finanziamento; il premio pagato in via anticipata dall’Intermediario per conto del cliente – mutuatario; la coincidenza della figura del beneficiario con quella dell’Intermediario.

[12] Sul piano probatorio, a completamento della disciplina, il Collegio di Coordinamento, nella stessa decisione, precisa, inoltre, che, per contrastare il valore probatorio di tali presunzioni, ancor più rilevanti quando contraente e beneficiario sia stato lo stesso intermediario e a questo sia stata attribuita una significativa remunerazione per il collocamento della polizza, la resistente sia tenuta a fornire elementi di prova di segno contrario attinenti alla fase di formazione del contratto, in particolare documentando, in via alternativa: – di aver proposto al ricorrente una comparazione dei costi (e del TAEG) da cui risulti l’offerta delle stesse condizioni di finanziamento con o senza polizza; – ovvero di avere offerto condizioni simili, senza la stipula della polizza, ad altri soggetti con il medesimo merito creditizio; – ovvero che sia stato concesso al ricorrente il diritto di recesso dalla polizza, senza costi e senza riflessi sul costo del credito, per tutto il corso del finanziamento.

[13] Entrambi i contratti erano, difatti, stati stipulati contestualmente e avevano pari durata. Sul punto, Trib. Milano, 8 giugno 2017, n. 6505.

[14]Come puntualmente rassegnato nella decisione in commento, la scelta legislativa di introdurre una nullità sanzionatoria fu oggetto di ampio dibattito in dottrina, specie in considerazione della formulazione codicistica precedente, che assicurava la corresponsione degli interessi nella misura legale, in ossequio al principio della naturale fecondità del denaro. L’elisione di ogni interesse deve essere interpretata come la scelta di esternare, ictu oculi, il grande disvalore sotteso al patto usurario: trattasi, come anticipato, di un’ipotesi di nullità sanzionatoria, che, colpendo unicamente la clausola iniqua, non travolge l’intero contratto, in deroga a quanto previsto dall’art. 1419, secondo comma, c.c.

[15]I termini specifici dell’ordinanza di rimessione sono stati esposti in premessa.

[16] Sulla questione, ABF, Collegio di Roma, 26 luglio 2013, n. 4183, con nota di R. Scagliotti, Polizze assicurative contestuali al finanziamento e usura, in Diritto Bancario, Osservatorio – Spunti dall’ABF, Febbraio 2014, http://www.dirittobancario.it/spunti-dall-abf/usura/polizze-assicurative-contestuali-al-finanziamento-e-usura.

[17] In tal senso, Cass. Civ., Sez. I, 16 aprile 2018, n. 9298, per cui l’autonomia della polizza assicurativa rispetto al contratto di finanziamento è l’unica condizione per sottrarne il relativo costo dal computo del tasso di usura. Il cumulo dei costi assicurativi deve, contrariamente, avvenire laddove la polizza assicurativa sia accessoria al contratto di finanziamento o di mutuo; sia obbligatoriamente imposta al soggetto finanziato dall’Istituto finanziario;
sia stata stipulata all’esclusivo interesse del finanziatore, al solo fine di tutelare l’istituto finanziario dal rischio d’insolvenza del soggetto finanziato. V. anche M. Lecci, Polizze assicurative “sostanzialmente obbligatorie” e incidenza nel calcolo del tasso usura, in Diritto del Risparmio – Osservatorio del Diritto, 3 maggio 2018, http://www.dirittodelrisparmio.it/2018/05/03/polizze-assicurative-sostanzialmente-obbligatorie-e-incidenza-nel-calcolo-del-tasso-usura/.

[18] Per un commento alla pronuncia delle Sezioni Unite, A. Zurlo, Usura sopravvenuta: la pronuncia delle Sezioni Unite. Osservazioni e rilievi critici, in Giuricivile – Rivista di diritto e giurisprudenza civile, pubblicata su Internet all’indirizzo http://giuricivile.it, ISSN 2532-201X, Novembre 2017, pag. https://giuricivile.it/usura-sopravvenuta-sezioni-unite/.

[19] In tal senso, Cass. Civ., Sez. I, 19 gennaio 2016, n. 801. V. anche Cass. Civ., Sez. I, 25 settembre 2013, n. 21885, con nota di F. Valerio, In caso di inadempimento anche gli interessi corrispettivi producono interessi moratori, in Diritto & Giustizia, fasc.0, 2013, 1221. V. anche ABF, Collegio di Milano, 18 ottobre 2011, n. 2183.

[20] In senso adesivo, Trib. Roma, Sez. IX, 15 giugno 2017, n. 12215.

[21] La contestualità dev’essere assoggettata a una valutazione funzionale, più che cronologica; a rilevare, infatti, non pare essere tanto la coincidenza temporale delle operazioni, quanto la possibilità di accertare una colleganza tra queste ultime.

[22] In tal senso, Cass. Civ., Sez. I, 5 aprile 2017, n. 8806, con nota di B. Campagna, Usura bancaria: anche le spese di assicurazione devono essere incluse nella clausola di determinazione del Taeg, in Diritto Bancario, Giurisprudenza – Commenti, 11 settembre 2017, http://www.dirittobancario.it/giurisprudenza/credito/usura-bancaria-anche-le-spese-di-assicurazione-devono-essere-incluse-nella-clausola-di-determinazione.

[23] Sul punto, ABF, Collegio di Coordinamento, 9 gennaio 2018, n. 250.

[24] La letteralità delle Istruzioni di Banca d’Italia sembra prospettare una dicotomia equipollente tra la contestualità e l’obbligatorietà: entrambe sono poste sullo stesso piano, con un ampio margine di discrezionalità ascritto all’interprete. La Corte di Cassazione sembra, contrariamente, valorizzare centralità al solo dato della contestualità, estromettendo l’obbligatorietà e i suoi corollari.

[25] Sul punto, Trib. Reggio Emilia, Sez. II, 9 luglio 2015, n. 976, per cui in linea generale, anche i costi assicurativi possono essere considerati ai fini del conteggio del TAEG, se connessi all’erogazione del mutuo, anche disattendendo le Istruzioni di Banca d’Italia.

[26] Riscontrabile in molte delle tipologie contrattuali sottoposte all’esame dei Collegi arbitrali.

Qui la decisione: ABF, Collegio di Coordinamento, decisione del 08.06.2018

 

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