I cc.dd. “mutui soci”: la patrimonializzazione dell’intermediario e la violazione dell’art. 21 TUF.



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ACF, 16 maggio 2018, n. 445

di Antonio Zurlo

 


In assoluta linea di continuità con i principi già precedentemente definiti, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie (di seguito, ACF), in una recentissima pronuncia[1], mutuando anche quanto statuito dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) in materia di pratiche commerciali scorrette[2], ha evidenziato come la sottoscrizione e/o l’acquisto di azioni, emesse da una Banca Popolare, per la partecipazione allo scopo mutualistico (come, a titolo esemplificativo, la conclusione di mutui a condizioni agevolate, riservate ai soli soci), pur rappresentando, in linea di principio, un’operazione del tutto fisiologica, ove sia stata unicamente funzionalizzata a esigenze di patrimonializzazione dell’Intermediario – emittente, implementa una violazione dei doveri generali di diligenza e correttezza nei confronti della clientela, ex art. 21, primo comma, lett. a, TUF. Nella logica fiduciaria, sottesa al rapporto intercorrente tra cliente – investitore e intermediario, l’interesse di quest’ultimo deve, senz’altro, essere postergato rispetto a quello, insistente in capo al primo, di porre in essere un investimento rispondente alle proprie aspettative, coerente con il proprio profilo finanziario, nonché effettuato all’esito di un processo decisionale pienamente consapevole. 

Nel caso oggetto del ricorso de quo, l’Intermediario aveva sostenuto di aver adempiuto correttamente agli obblighi informativi, circostanza, a suo dire, comprovata documentalmente. Secondo il Collegio, del tutto antiteticamente, dalle risultanze documentali, non risultavano essere stati evidenziati, in maniera facilmente apprensibile (“chiara e coerente”), le modalità e i tempi di smobilizzo delle azioni sottoscritte; il documento informativo, di fatto, si riduceva a un contenitore di informazioni dal carattere evidentemente contraddittorio[3] e nei moduli di adesione all’aumento di capitale erano presenti clausole standardizzate di presa visione e di consegna di copia delle informative già censurate, in circostanze non dissimili, in precedenti decisioni[4]. In senso avvalorativo dell’effettivo deficit informativo, l’ACF rileva, inoltre, in motivazione, come anche gli estratti della “nota di sintesi”, della “nota informativa”, dei “fattori di rischio”, dell’“informativa precontrattuale” e dello “statuto sociale”, asseritamente forniti all’investitore, non potessero essere qualificati come idonei a fornire una descrizione delle caratteristiche e dei rischi, propri dello strumento azionario acquistato, in modo sufficientemente dettagliato da consentire al cliente di adottare decisioni di investimento informate (ai sensi dell’art. 31, primo comma, Reg. Consob n. 16190/2007), né, tantomeno, ad assolvere ai più ampi doveri previsti dalla comunicazione Consob del 2009, in materia di prodotti finanziari illiquidi.

Ciò rilevato, il Collegio, accertando l’attualità e la concretezza del danno lamentato dalla ricorrente[5], conclude per l’accoglimento del ricorso e la condanna al risarcimento dell’Intermediario.

[1] Il riferimento è a ACF, 16 maggio 2018, n. 445.

[2] V. delibera AGCM 6 settembre 2016, http://www.agcm.it/component/joomdoc/allegati-news/PS10363_scorr_sanz.pdf/download.html. Nello specifico, l’Autorità rileva come “[…] i comportamenti posti in essere dal professionista consistenti nell’aver nei fatti condizionato l’erogazione di finanziamenti a favore dei consumatori – mutui immobiliari e di liquidità, tra i quali i cc.dd. “mutui soci” riservati ai soci – all’acquisto da parte degli stessi di proprie azioni od obbligazioni convertibili (di seguito collettivamente, “titoli”), con lo scopo di collocare questi titoli presso i consumatori” rappresentino, di fatto, “una pratica commerciale scorretta ai sensi degli artt. 20, comma 2, 21, comma 3-bis, 24 e 25 del Codice del Consumo”.

[3] Censura non dissimile era, invero, già stata formulata in decisioni precedenti, riguardanti le schede prodotto dello stesso Intermediario. Cfr. ACF, 13 febbraio 2018, n. 273 del 13 febbraio 2018; ACF, 16 febbraio 2018, n. 287.

[4] In tal senso, ACF, 16 novembre 2017, n. 111, in cui il Collegio aveva evidenziato come le dichiarazioni riportate sul modulo di adesione ad un’offerta al pubblico di “accettare integralmente il 11 contenuto del Prospetto” e “di aver preso visione dei fattori di rischio” potessero, al più, costituire indici presuntivi del corretto operato dell’intermediario.

[5] L’ACF rileva come sia principio ormai consolidato quello in virtù del quale l’azzeramento del valore attuale dei titoli, in costanza della liquidazione coatta amministrativa dell’Intermediario, sia elemento ragionevolmente bastevole a far ritenere sussistente il requisito dell’attualità del danno. In tal senso, ACF, 3 ottobre 2017, n. 60.

Qui la decisione: ACF, 16 maggio 2018, n. 445

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