Polizze assicurative e “il migliore interesse del cliente”



Nota a ACF, 27 aprile 2018, n. 411

di Antonio Zurlo


In una recentissima decisione[1], l’Arbitro per le Controversie Finanziarie ha perimetrato l’ambito contenutistico dell’onere, gravante sull’intermediario, di “agire nel migliore interesse del cliente[2], stabilendo che, con riferimento a determinate categorie tipologiche di prodotti, quali, ad esempio, le polizze assicurative, ove la denominazione formale associata possa ingenerare, prima facie, una qualche confusione, specie nei confronti di categorie di clienti non in possesso di un adeguato background, cognitivo ed esperienziale, tale dovere non possa prescindere dall’includere anche l’implementazione di un modus operandi, funzionalizzato alla comprensione, chiara e univoca, della natura finanziaria dello strumento proposto. In tal senso, l’esplicitazione del ramo di appartenenza dello stesso deve rappresentare un’informazione facilmente accessibile e fruibile da parte dell’investitore.

Nello specifico caso oggetto del ricorso de quo, la definizione tipologica dello strumento proposto (segnatamente, una polizza c.d. “unit linked”) era desumibile solo a seguito di attenta lettura del glossario contenuto nelle ultime pagine delle condizioni contrattuali: collocazione, a giudizio del Collegio, collidente con il principio di chiarezza e immediatezza informativa suesposto, poiché, di fatto, rendeva l’informativa generica, nonché tutt’altro che agevolmente raggiungibile e percepibile dal cliente. Ne derivava l’assenza, in sede di sottoscrizione, di un convincimento consapevole da parte di quest’ultimo, che, come asserito in ricorso, non avrebbe ragionevolmente concluso l’operazione censurata, laddove fosse stata posta compiutamente a conoscenza della rischiosità intrinsecamente sottesa alla tipologia di polizza assicurativa proposta.

L’ACF conclude, quindi, per l’accoglimento delle censure formulate dalla ricorrente e, consequenzialmente, per la condanna dell’Intermediario al risarcimento dei danni, quantificato nella differenza tra il premio versato dalla cliente, il valore lordo del riscatto totale e i riscatti parziali programmati.

[1] Il riferimento è a ACF, 27 aprile 2018, n. 411.

[2] Per una disamina del rapporto tra l’onere de quo e la disciplina degli incentivi, F. Annunziata, La disciplina del mercato mobiliare, Giappichelli, Torino, 2017, 156. V. anche, M. Maggiolo, Servizi ed attività di investimento, Giuffrè, Milano, 2012, 450.

Qui la pronuncia: ACF, 27 aprile 2018, n. 411

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