Responsabilità contrattuale (banca) per negoziazione di assegno contraffatto



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Tribunale Roma, Sent. n. 4358 del 28.02.2018

di Michael Lecci

 


La Banca, nell’accertare i segni di una (eventuale) contraffazione dell’assegno, deve attenersi al “criterio della diligenza “dell’esperto banchiere” che, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza, deve essere usata dalla banca nell’esecuzione del rapporto intrattenuto con il correntista al fine di adempiere correttamente al mandato ricevuto”.

Il giudizio de quo ha ad oggetto una domanda restitutoria conseguente all’accertamento della responsabilità contrattuale della Banca, ex art. 1176 c.c. (diligenza nell’adempimento) con riferimento ad un assegno bancario emesso il 09.02.2007 per € 9.700,00 su un c/c domiciliato presso la filiale di una banca e negoziato “illecitamente” presso un altro istituto di credito.

Sostanzialmente, nei confronti della Banca convenuta sono state mosse le seguenti contestazioni: 

  • Sulla clonazione del titolo: con riferimento all’assegno contraffatto parte attrice ha dimostrato di essere in possesso del modulo non compilato dell’assegno ed ha pertanto asserito che la Banca avesse negligentemente negoziato il titolo, nonostante gli evidenti segni di alterazione.

Al riguardo, il Giudice ha respinto le domande attoree ritenendo “…che la asserita contraffazione dell’assegno …non appare immediatamente apprezzabile neppure facendo ricorso al criterio della diligenza “dell’esperto banchiere” che, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza, deve essere usata dalla banca nell’esecuzione del rapporto intrattenuto con il correntista al fine di adempiere correttamente al mandato ricevuto”.

Nel caso di specie, solo in seguito alla seguito alla prova testimoniale resa dal Direttore della filiale presso la quale era radicato il c/c, è emerso che la “falsità/contraffazione” si era palesata (alla Banca) solo all’esito di una approfondita analisi eseguita dall’Audit, rendendone il riscontro non di immediato apprezzamento.

Ulteriore peculiarità della fattispecie de qua è che l’attore, in data antecedente alla  negoziazione del titolo, aveva cambiato il cognome; orbene, con riferimento a tale circostanza si rileva che la sottoscrizione dell’assegno oggetto di controversia è avvenuta con la firma indicante il vecchio cognome, coincidente con quella depositata nello specimen in possesso della Banca; invero, in merito a questo punto, l’attore ha asserito di aver mutato il proprio cognome, non dandone, però,  formale comunicazione alla Banca.

Il Tribunale, presso atto di tali circostanze, ha evidenziato che “il perdurante utilizzo del cognome non più in uso da parte del cliente nei rapporti con la banca successivi al cambiamento del cognome, …costituisce un comportamento illegittimo dell’attore che avrebbe certamente contribuito in modo determinante alla mancata rilevazione della asserita contraffazione dell’assegno in questione”.

Sulla scorta delle ragioni suesposte il giudizio si è concluso con il rigetto delle domande attrici e con la condanna dell’attore al rimborso delle spese di lite.

Qui la sentenza: Tribunale Roma, sent. 4358 del 28.02.2018

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