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Nota a ACF, 14 ottobre 2022, n. 5912.

di Antonio Zurlo

Studio Legale Greco Gigante & Partners

Nella specie, a giudizio del Collegio, non è revocabile in dubbio che ambedue gli intermediari resistenti fossero tenuti, anche rispetto a un servizio di investimento di natura prettamente esecutiva, ad assolvere gli obblighi informativi sulle caratteristiche dello strumento finanziario, in modo da mettere in condizione il cliente di decidere in maniera consapevole se procedere o meno all’acquisto; per converso, nessuno dei due  ha comprovato di aver reso al ricorrente le informazioni sulle caratteristiche delle azioni e sul rischio a esse sottese. Invero, il semplice svolgimento di un’attività di raccolta ed esecuzione di ordini non basta per esimere l’intermediario dall’adempiere gli obblighi di informazione attiva nei confronti del cliente. Siffatta circostanza è di per sé sufficiente a giustificare l’affermazione di responsabilità di entrambi gli intermediari.

Peraltro, nel caso in esame, il secondo intermediario era legato al ricorrente anche da un contratto che prevedeva la prestazione del servizio di consulenza. Tale contratto non è stato prodotto nella sua interezza, sicché non è possibile affermare che tale prestazione non fosse prevista per ogni ipotesi di collocamento di ordini per conto del cliente (che è appunto quanto il secondo intermediario ha sicuramente fatto). In un simile contesto deve, dunque, concludersi che il secondo intermediario, oltre ad essere tenuto, al pari del primo, a rendere le informazioni necessarie per permettere al ricorrente di assumere una consapevole scelta di investimento, era tenuto altresì a svolgere la valutazione di adeguatezza, che nel caso di specie non risulta essere stata, invece, condotta.

Gli inadempimenti dei due intermediari sono dotati di sicura rilevanza causale nella produzione del danno. In ossequio, infatti, al principio del “più probabile che no” si deve ritenere che se i due intermediari, ciascuno tenutovi in ragione del servizio prestato ancorché solo esecutivo, avessero assolto gli obblighi di informazione sulle caratteristiche dello strumento finanziario, il ricorrente si sarebbe astenuto dal dare esecuzione alle operazioni di investimento per cui è controversia, così come si deve assumere che se il secondo intermediario avesse svolto il giudizio di adeguatezza sarebbe sicuramente emerso il carattere non adeguato degli investimenti per eccesso di concentrazione, e il ricorrente si sarebbe astenuto, sempre in ossequio ai richiamati principi di inferenza probabilistica, dal darvi esecuzione.

In conclusione, i due intermediari resistenti devono essere dichiarati responsabili, in solido, del danno sofferto dal ricorrente, con una ripartizione in quote sostanzialmente paritetiche, attesa la pari incidenza causale dei descritti inadempimenti. Con riferimento al quantum, l’ammontare può essere liquidato nella misura pari alla differenza tra il controvalore degli investimenti eseguiti e il valore delle azioni ancora detenute in portafoglio, calcolato al momento della loro riammissione a quotazione.

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