Irresponsabilità per il pagamento di titoli di credito, spediti per posta, sottratti, a soggetto non legittimato.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 4 maggio 2022, n. 14129.

di Donato Giovenzana

 

Il più recente orientamento della Suprema Corte in tema di negoziazione di titoli di credito non trasferibili pare aver assunto declinazioni più “favorevoli” nei confronti del mondo creditizio.

Ed invero, secondo la sentenza de qua, al fine di valutare la sussistenza della responsabilità colposa della banca negoziatrice nell’identificazione del presentatore del titolo, la diligenza professionale richiesta deve essere individuata ai sensi dell’art. 1176, comma 2, c.c., che è norma “elastica”, da riempire di contenuto in considerazione dei principi dell’ordinamento, come espressi dalla giurisprudenza di legittimità, e dagli “standards” valutativi esistenti nella realtà sociale che, concorrendo con detti principi, compongono il diritto vivente; non rientra in tali parametri la raccomandazione, contenuta nella circolare ABI del 7 maggio 2001 indirizzata agli associati, che segnala l’opportunità per la banca negoziatrice dell’assegno di traenza di richiedere due documenti d’identità muniti di fotografia al presentatore del titolo, perché a questa prescrizione non può essere riconosciuta alcuna portata precettiva, e tale regola prudenziale di condotta non si rinviene negli standard valutativi di matrice sociale ovvero ricavabili dall’ordinamento positivo, posto che l’attività di identificazione delle persone fisiche avviene normalmente tramite il riscontro di un solo documento d’identità personale (Cass. 34107/2019).

Secondo la Cassazione, quindi, la Corte di merito ha erroneamente tenuto a parametro dell’obbligo di diligenza richiesto alla banca negoziatrice la circolare ABI del 7 maggio 2001 e la raccomandazione ivi prevista di richiedere un secondo documento d’identità munito di fotografia, quando la normativa vigente – ed in particolare la normativa antiriciclaggio ex art. 19, comma 1, lett. a), del d.lgs. n. 231 del 2007 – stabilisce modalità tipiche con cui gli istituti di credito devono identificare la clientela e non prevede il ricorso ad ogni possibile mezzo, né alcuna indagine presso il Comune di nascita (Cass. 3649/2021).

Secondo la giurisprudenza di legittimità (Cass. 21337/2019), la responsabilità (contrattuale) della banca negoziatrice per avere consentito, in violazione delle specifiche regole poste dall’art. 43 legge assegni, l’incasso di un assegno bancario, di traenza o circolare, munito di clausola di non trasferibilità, a persona diversa dal beneficiario del titolo, richiede la prova del danno (Cass., Sez. U., 14712/2007). A tal fine non occorre la prova del rinnovo del pagamento da parte dell’emittente, essendo sufficiente che risulti dimostrato l’addebito in conto dell’importo dell’assegno pagato a chi non era legittimato, senza alcuna correlata estinzione del debito verso il reale beneficiario. Il che corrisponde al contenuto dell’accertamento compiuto dalla Corte di merito, laddove la stessa ha sottolineato che gli assegni erano stati incassati da soggetti terzi (circostanza che comporta il conseguente addebito della relativa provvista), mentre la società assicuratrice risultava ancora obbligata.

In merito poi alla spedizione dei titoli de quibus, per la Cassazione la Corte territoriale, senza svolgere alcun accertamento di merito, si è limitata a richiamare alcune pronunce di legittimità secondo cui la spedizione degli assegni tramite il servizio postale ordinario non assume alcuna rilevanza causale rispetto all’insorgenza dell’evento dannoso lamentato dal traente, dovendosi ritenere quest’ultimo ingenerato dal comportamento dell’istituto di credito convenuto in giudizio.

Una simile valutazione non corrisponde alla più recente giurisprudenza di legittimità, la quale, dopo aver precisato che l’individuazione, in capo al soggetto che spedisce un assegno non trasferibile al suo creditore per posta ordinaria, di un concorso di colpa nella causazione del danno da esso stesso subito a causa dell’illegittimo pagamento dell’assegno da parte della banca trattaria o negoziatrice a favore di soggetti non legittimati non è questione rimessa ad un giudizio di merito insindacabile in sede di legittimità, in quanto presuppone l’applicazione delle regole di imputazione giuridica della responsabilità per fatto illecito, ha osservato che la spedizione per posta ordinaria di un assegno, ancorché munito di clausola d’intrasferibilità, costituisce, in caso di sottrazione del titolo e riscossione da parte di un soggetto non legittimato, condotta idonea a giustificare l’affermazione del concorso di colpa del mittente, comportando, in relazione alle modalità di trasmissione e consegna previste dalla disciplina del servizio postale, l’esposizione volontaria del mittente ad un rischio superiore a quello consentito dal rispetto delle regole di comune prudenza e del dovere di agire per preservare gli interessi degli altri soggetti coinvolti nella vicenda, e configurandosi dunque come un antecedente necessario dell’evento dannoso, concorrente con il comportamento colposo eventualmente tenuto dalla banca nell’identificazione del presentatore (Cass., Sez. U., 9769/2020).

La sentenza impugnata è stata dunque cassata in accoglimento dei motivi proposti, con rinvio della causa alla Corte distrettuale.

 

 

Qui l’ordinanza. 

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