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Nota a ABF, Collegio di Bologna, 14 marzo 2022, n. 4334.

di Antonio Zurlo

 

Con la recente decisione in oggetto, il Collegio bolognese, dopo aver rassegnato la letteralità dell’art. 117, comma 4, TUB, e del Provvedimento di Banca d’Italia, del 9 febbraio 2011, evidenzia come, nel caso di specie, nel contratto fossero indicate tutte le condizioni applicate e, al contempo, che la normativa non pretenda, come elemento di trasparenza, l’allegazione del piano di ammortamento. In senso avvalorativo di tale tesi si è, invero, già pronunciata la giurisprudenza, arbitrale e di merito; segnatamente, il Collegio di Roma[1] ha respinto la contestazione che, muovendo dall’assenza del piano di ammortamento, finiva per sostenere la nullità della clausola sugli interessi, per indeterminatezza dell’oggetto, ex art. 1346 c.c., sostenendo «che i tassi contrattualmente previsti sono chiaramente indicati nel documento di sintesi allegato al contratto medesimo»; del pari, la Prima Sezione del Tribunale di Ivrea[2] ha statuito che «la mancata consegna del piano di ammortamento non può certo determinare la nullità delle clausole che concorrono a costituire il regolamento contrattuale perché si è in presenza della violazione di una mera norma di comportamento, suscettibile, come tale, di dare luogo (al più) ad una responsabilità precontrattuale o contrattuale che, nel caso di specie, non è mai stata invocata dagli opponenti»; in maniera non dissimile, si è posto il Tribunale di Vicenza[3], ad avviso del quale «la mancata indicazione nel contratto di finanziamento del piano di ammortamento applicato non comporta la nullità del finanziamento medesimo, i cui tassi di interesse, le spese e gli oneri applicati risultano sufficientemente specificati nel relativo documento di sintesi.».

Non consente di addivenire a soluzioni diverse la giurisprudenza comunitaria (rectius, unionale), anche menzionata dal ricorrente[4], che si riferisce alla diversa ipotesi di un tasso variabile e alla necessitò che il parametro sia ben definito e compreso dal mutuatario: «la Direttiva 93/13, e segnatamente il suo art. 4, par. 2, e il suo art. 5, deve essere interpretata nel senso che, al fine di rispettare l’obbligo di trasparenza di una clausola contrattuale che fissa un tasso d’interesse variabile nell’ambito di un contratto di mutuo ipotecario, tale clausola deve non solo essere intelligibile sui piani formale e grammaticale, ma consentire altresì che un consumatore medio, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, sia posto in grado di comprendere il funzionamento concreto della modalità di calcolo di tale tasso e di valutare in tal modo, sul fondamento di criteri precisi e intelligibili, le conseguenze economiche, potenzialmente significative, di una tale clausola sulle sue obbligazioni finanziarie. Costituiscono elementi particolarmente pertinenti ai fini della valutazione che il giudice nazionale deve effettuare al riguardo, da un lato, la circostanza che gli elementi principali relativi al calcolo di tale tasso siano facilmente accessibili a chiunque intenda stipulare un mutuo ipotecario, grazie alla pubblicazione del metodo di calcolo di detto tasso, nonché, dall’altro, la comunicazione di informazioni sull’andamento, nel passato, dell’indice sulla base del quale è calcolato questo stesso tasso.».

Siffatte necessità informative e di trasparenza non si riscontrano nel caso de quo, in cui l’apparato negoziale predisposto è sufficiente, ex lege, a rendere edotto il finanziato del tasso applicato. In conclusione, deve essere, quindi, rigettata la tesi della nullità del tasso in funzione della mancata allegazione del piano di ammortamento e del presunto deficit di trasparenza.

 

 

Qui la decisione.  

[1] Cfr. ABF, Collegio di Roma, 07.02.2019, n. 3742.

[2] Il riferimento è a Trib. Ivrea, Sez. I, 07.09.021, n. 836.

[3] Cfr. Trib. Vicenza, 20.08.2020, n. 1391.

[4] Cfr. CGUE, 03.03.2020, C-125/18.

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