Illegittima segnalazione CRIF in costanza di moratoria “Cura Italia”.



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Nota a ABF, Collegio di Torino, 13 gennaio 2022, n. 1019.

Massima redazionale

 

Nella specie, il ricorso verte sull’illegittimità della segnalazione CRIF ed Experian; parte ricorrente, debitore principale di un rapporto di mutuo ipotecario concluso con la convenuta, lamenta l’illegittimità delle segnalazioni nella banca dati CRIF (EURISC) ed Experian, ravvisando l’illegittimità dell’iscrizione ab origine. Inoltre, richiede anche il risarcimento del danno. Nello specifico, trattasi di segnalazione di tipo negativo e, in particolare, di ritardo relativo a 3 rate mensili. Di queste segnalazioni, è contesta l’illegittima iscrizione ab origine e ne è chiesta la cancellazione.

Ciò premesso, l’orientamento consolidato della giurisprudenza arbitrale ha chiarito che la legittimità della segnalazione in CR dipenda sia dall’assolvimento dell’obbligo di informativa al cliente, da parte dell’intermediario segnalante (presupposto formale), sia dalla sussistenza di una situazione finanziaria del soggetto segnalato indicativa di un’incapacità stabile e consolidata di fare fronte alla propria esposizione debitoria (presupposto sostanziale).

Con riferimento al presupposto formale, parte ricorrente lamenta di non aver ricevuto il preavviso di segnalazione. Sul punto, il Collegio evidenzia che la disciplina è diversificata in punto di ambito soggettivo, a seconda che il cliente sia una persona giuridica o persona fisica. Invero, nel caso di clienti persone giuridiche, vi è un’assenza di un obbligo di preavviso[1]. La scelta, in particolare, si giustifica in considerazione dell’interesse professionale e gli strumenti di conoscenza, di cui specialmente le persone giuridiche (e non le persone fisiche) dispongono per controllare le loro posizioni debitorie e per fronteggiare i rischi di segnalazione nelle banche dati.

Per converso, nel caso di clienti persone fisiche vi è obbligo di preavviso, a prescindere dalla qualifica di non consumatore[2].

Nel caso di specie, occorre evidenziare la natura di parte ricorrente, che è persona fisica, e il preavviso è versato in atti. Pur tuttavia, l’intermediario non ha allegato prova dell’avvenuta consegna, pur producendo n. 3 comunicazioni di preavviso di segnalazione. L’intermediario ha riferito di aver inviato tali comunicazioni all’indirizzo del cliente corrispondente a quello indicato nell’anagrafica. Sul punto, tuttavia, occorre ricordare che l’all. 1 del nuovo Codice di Deontologia richiede espressamente la prova della ricezione del preavviso inviato tramite modalità diverse dalla raccomandata con ricevuta di ritorno. Il Collegio torinese ritiene che, in mancanza di prova idonea, il preavviso di segnalazione risulta formalmente non correttamente adempiuto.

Passando al presupposto sostanziale della segnalazione, la segnalazione de qua è da ricondurre al mancato pagamento nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020. Il cliente – ricorrente, in data 20 marzo 2020, ha presentato, ai sensi del Decreto “Cura Italia”, istanza di sospensione delle rate del mutuo prima casa, il cui accoglimento è stato comunicato dall’intermediario con email dell’8 luglio 2020. Peraltro, la stessa parte resistente, nelle controdeduzioni, ha riferito che «a causa della Sua situazione di difficoltà momentanea ad onorare le rate del mutuo, è stato contattato dal nostro servizio clienti in data 15 aprile 2020, l’esito della telefonata di carattere informativo si è rivelata soddisfattiva per entrambe le parti». Risulta, quindi, pacifico che il cliente sia stato segnalato per il mancato pagamento di n. 3 rate, relative ai mesi di marzo/aprile/maggio, corrispondenti alla fase acuta del periodo Covid, pur in presenza di richiesta di sospensione delle rate del mutuo datata 20 marzo 2020, nonostante vi fosse peraltro stata una trattativa “soddisfattiva per entrambe le parti” circa la sospensione delle rate, come riconosciuta dallo stesso intermediario e collocata nel mese di aprile, e nonostante tale sospensione sia stata poi accordata a luglio dello stesso anno in conformità al Decreto “Cura Italia” di marzo 2020.

Per le ragioni suesposte, la segnalazione per mancato pagamento per i mesi di marzo/aprile/maggio implementa un comportamento dell’intermediario non corretto e sicuramente lesivo del canone di buona fede. In proposito, parte ricorrente ha avanzato domanda risarcitoria per i danni subiti dall’illegittima segnalazione consistenti, da un lato, nell’impossibilità di ottenere altro finanziamento (sia in proprio, sia quale amministratore della società), dall’altro, nella lesione della propria reputazione di buon pagatore. A sostegno della propria richiesta, con riferimento all’impossibilità di ottenere altri finanziamenti, la stessa parte istante ha allegato comunicazione di diniego a una domanda di finanziamento da parte di altro intermediario, dovuta alle segnalazioni presenti nelle banche dati. Alla luce di tale allegazione, il danno da mancata erogazione di finanziamento da parte di terzi subito dall’istante si intende dimostrato e imputabile al comportamento non corretto tenuto dall’intermediario resistente, il quale è, quindi, tenuto a corrispondere alla parte ricorrente la somma ritenuta equa di € 500,00.

 

Qui la decisione.


[1] Come confermato dalla decisione del Collegio di coordinamento, n. 4140/2015, che ha valorizzato il dato testuale di cui all’art. 4 del D.lgs. n. 196/2003 (da cui promana il Codice di Deontologia per i SIC) ai sensi del quale “interessato” è unicamente la persona fisica cui si riferiscono i dati personali.

[2] Cfr. ABF, Collegio di coordinamento, n. 9311/2016, secondo cui il preavviso è requisito di legittimità della segnalazione ogniqualvolta il debitore sia una persona fisica, anche se abbia agito non come consumatore ma in qualità di professionista o imprenditore individuale.

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