Sulla meritevolezza delle pattuizioni connesse al leasing finanziario.



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Nota a Trib. Roma, Sez. VIII, 6 gennaio 2022.

di Valerio Maria Pennetta

 

 

 

 

Con la sentenza in commento[1], il Tribunale di Roma ha affrontato il tema, particolarmente discusso nelle aule giudiziarie, della causa tipica delle cc.dd. clausole “floor” associate al tasso di interesse indicizzato all’Euribor 3 mesi (e della relativa meritevolezza ex art. 1322, comma 2, c.c.), nonché della ratio del contratto derivato di Interest Rate Swap sottoscritto tra il lessor e utilizzatore.

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1. L’oggetto del contratto.

Parte attrice ebbe a stipulare con la società convenuta un contratto di leasing finanziario avente ad oggetto il godimento di un immobile. In base all’accordo, gli interessi corrispettivi erano fissati nella misura del 5,63%, tasso al quale – oltre ad essere indicizzato all’Euribor 3 mesi – veniva associata una clausola floor del 3,914%.

Infine, le parti sottoscrivevano a latere un contratto derivato finanziario fuori mercato (Interest Rate Swap – IRS) all’evidente scopo di neutralizzare l’oscillazione del tasso di interesse dedotto nel contratto di leasing, poiché – come detto – indicizzato all’Euribor 3 mesi.

 

2. Le censure attoree.

Con l’atto introduttivo, parte attrice conveniva in giudizio il lessor contestando la validità del contratto di leasing finanziario con questi sottoscritto, nonché del collaterale contratto IRS.

A fondamento della domanda, parte attrice eccepiva, in primo luogo, l’usurarietà del tasso di interesse applicato al leasing finanziario, nonché la nullità: a) della clausola floor per mancato rispetto della disciplina contenuta nel T.U.F., presupponendo la natura intrinsecamente finanziaria della stessa; b) del contratto di IRS per difetto di causa.

 

3. La decisione del Tribunale di Roma.

Con la sentenza in esame, il Tribunale di Roma – ribadito che la commissione di estinzione anticipata del contratto non deve essere conteggiata ai fini della determinazione del tasso di usura – ha rigettato le doglianze attoree relative all’indicizzazione del tasso di interesse, per i motivi di seguito esposti.

 

3.1. (Segue) … Sulla piena validità della clausola floor inserita in un contratto di leasing finanziario.

In primo luogo, il Tribunale ha rigettato fermamente l’assunto attoreo secondo cui la clausola floor, se contestualizzata nell’ambito di un contratto di leasing finanziario, integrerebbe un contratto di finanza derivata, soggetto quindi alla disciplina del T.U.F.

Sul punto il Giudice monocratico, premesso che «la clausola di indicizzazione corrisponde al meccanismo tipico dei contratti di leasing e non configura un contratto derivato come qualificato dall’attore – e che – il rapporto di locazione finanziaria […] non presenta carattere aleatorio, anche in caso di previsione di tasso di interesse variabile», ha affermato che la clausola di indicizzazione deve essere necessariamente inserita nel rapporto contrattuale complessivo cui accede, onde verificarne la natura.

In conclusione, la clausola in discorso «non incide […] sulla causa del contratto di leasing e non lo trasforma in un contratto finanziario cui debbano applicarsi le norme (anche in tema di informazione) contenute nel d.lgs. 58/1998 ma costituisce uno strumento di limitazione (sia pure unilaterale[2]) del rischio, pienamente rispettoso […] del criterio di meritevolezza di cui all’art. 1322, comma 2, c.c.».

 

3.2. Sul contratto di Interest Rate Swap.

Con riferimento, invece, al contratto di IRS concluso a latere del leasing finanziario, il Giudice di merito ha ritenuto parimenti meritevole di tutela (rectius valida) la causa del contratto, consistente nella opportunità di tutelare le parti dalle inevitabili oscillazioni del tasso Eurbor 3 mesi, cui era indicizzato il tasso corrispettivo della locazione finanziaria.

In particolare, il Giudice monocratico ha disatteso l’impostazione attorea secondo cui l’Interest Rate Swap avrebbe avuto, nel caso di specie, un fine esclusivamente speculativo e, quindi, non meritevole di tutela se connesso al leasing finanziario.

A tal riguardo, il Tribunale ha richiamato l’insegnamento che la Cassazione ha (anche di recente) espresso sul punto[3], che si ritiene di dover trascrivere integralmente per l’indiscusso rilievo sistematico: «la causa dell’ “interest rate swap” non coincide con quella della scommessa, ma consiste nella negoziazione e monetizzazione di un rischio finanziario, che si forma nel relativo mercato e che può appartenere o meno alle parti, atteso che tale contratto, frutto di una tradizione giuridica diversa da quella italiana, concerne dei differenziali calcolati su flussi di denaro destinati a formarsi durante un lasso temporale più o meno lungo ed è espressione di una logica probabilistica, non avendo ad oggetto un’entità specificamente ed esattamente determinata».

Pertanto, conclude il Tribunale, «La causa concreta del contratto si ravvisa nell’aver apprestato uno strumento finanziario rispondente alle esigenze della società di cautelarsi rispetto alle oscillazioni dei tassi di interesse in relazione ad operazioni commerciali e finanziarie».

 

Interessante verificare le indiscusse ripercussioni che la Sentenza in commento avrà sui (numerosissimi) contenziosi aventi ad oggetto i temi sopra discussi.

 

Qui la sentenza. 


[1] Il riferimento è alla sentenza resa dal Tribunale di Roma in data 6 gennaio 2022.

[2] In quanto conclusa nell’esclusivo interesse del lessor, poiché prevede un limite percentuale al di sotto del quale gli interessi dovuti non possono scendere.

[3] Fra tutte, Cass. Civ. SS.UU., sentenza del 12 maggio 2020, n. 8770.

 

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